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1959, l’anno d’oro del jazz (prima parte)
Mentre il decennio degli anni cinquanta volge al termine la scena jazzistica americana è attraversata da un fermento artistico senza precedenti; i musicisti vanno sviluppando nuovi criteri armonici, strutturali, di improvvisazione solistica e collettiva e di significazione dei contenuti estetici che negli anni seguenti si riveleranno imprescindibili per ulteriori evoluzioni nell’ambito musicale. L’accelerazione di tale sviluppo è scandita nel 1959 da una impressionante produzione discografica che non ha precedenti nella storia del jazz: Kind of Blue di Miles Davis, Jazz in Silhouette di Sun Ra, Giant Steps di John Coltrane, Anatomy of a Murder di Duke Ellington, Mingus Ah-Um di Charles Mingus, The Shape of Jazz to Come di Ornette Coleman, Time Out di Dave Brubeck, Live at the Black Hawk di Shelly Manne, Alone in San Francisco di Thelonious Monk, Sketches of Spain di Miles Davis e Gil Evans.
Il 2 marzo del 1959 il sestetto di Miles Davis entra negli studi della Columbia sulla Trentesima Strada di New York insieme al sestetto formato da Bill Evans (Wynton Kelly suona il piano nel brano “Freddie Freeloader”), i sassofonisti John Coltrane e Julian “Cannonball” Adderley, il contrabbassista Paul Chambers e il batterista Jimmy Cobb, per la prima sessione di registrazione dell’album Kind of Blue. A seguito dei periodi bebop e cool jazz, il trombettista con Kind of Blue va definendo le coordinate del jazz modale, svincolandosi dalle progressioni armoniche legate ad una precisa tonalità, per introdurre l’utilizzo nella costruzione degli accordi e nelle parti improvvisate di tutte le note (o suoni) di una scala o di più scale in maniera estesa e del tutto indipendente. L’apporto alla composizione del pianista Bill Evans si rivela centrale per la definizione della nuova direzione musicale di Miles Davis; sono proprio le idee abbozzate dal pianista, saldate al background classico in particolare della scuola francese di compositori impressionisti come Claude Debussy e Maurice Ravel, unito ad un peculiare linguaggio pianistico, a dare profondità e respiro alle composizioni del disco, come si evince dalla parte iniziale del brano “So What”, e dai brani “All Blues” e “Blue in Green”. Aspetto peculiare quanto sorprendente del lavoro discografico, tenendo conto del largo successo che otterrà presso il pubblico nei decenni successivi, è di non essere il frutto di prove estenuanti e di partiture scritte e riscritte, ma di un qui e adesso creativo scaturito da “brevi appunti di quello che ogni musicista doveva suonare” portati in studio da Miles Davis e dall’alchimia sbocciata tra i sei musicisti durante la prima sessione e la seconda fissata per il 22 aprile.
Appena due settimane dalla prima sessione di incisione di Kind of Blue il sassofonista John Coltrane registra il primo album da solista dal titolo Giant Steps con l’etichetta indipendente Atlantic di Nesuhi Ertegun. Col passaggio dall’etichetta Prestige alla Atlantic il sassofonista ha la possibilità di valersi dell’apporto in studio di uno dei migliori tecnici del suono dell’epoca, Tom Dowd, in seguito collaboratore di musicisti e gruppi dell’area folk- rock come Eric Clapton (Derek and the Dominos), Allman Brothers Band e Rod Stewart. Il breve lasso di tempo intercorso tra l’incisione di Kind of Blue e Giant Steps spiega la presenza in entrambi i dischi del contrabbassista Paul Chambers, del batterista Jimmy Cobb (in sostituzione di Art Taylor nel brano “Naima”) e del pianista Wynton Kelly (in sostituzione di Tommy Flanagan nel brano “Naima”). Anche nel caso di Giant Steps è evidente la volontà da parte di Coltrane di sovvertire attraverso la “modalità” le regole del hard bop; in particolare nella title track e nel brano “Countdown” porta alle estreme conseguenze la maniacale analisi, studio e pratica approntata su “progressioni accordali” e sequenze intervallari durante gli esercizi praticati a casa. I due brani per l’arditezza e complessità armonica diverranno nei successivi decenni il banco di prova di una pleiade di strumentisti. Con Giant Steps il sassofonista si allontana dall’hard bop per abbracciare la concezione scalare del jazz; all’indomani della pubblicazione del lavoro discografico, Coltrane andrà seguendo la strada indicata dal sassofonista Ornette Coleman nel segno della destrutturazione dei canoni strutturali fino ad allora introiettati dai jazzistici e della libera interazione tra le parti solistiche all’interno di un collettivo.
Nello stesso mese il compositore, arrangiatore e pianista Sun Ra registra a Chicago l’album Jazz in Silhouette. Sun Ra (all’anagrafe Herman Poole Blount) è stato un musicista innovativo quanto anti-convenzionale nell’ambito del panorama jazzistico, non solo per le bizzarre dichiarazioni condivise con giornalisti e colleghi sulla sua presunta origine – asseriva spesso di non essere umano e di provenire “da un altro luogo”, probabilmente dal pianeta Saturno – ma soprattutto per avere lavorato negli anni ad una strutturazione formale del jazz mai ascoltata prima, un melange di swing, bebop, soul, improvvisazione libera, musica asiatica, atonalità, armonie dissonanti, suoni elettronici – con l’utilizzo ad litteram di sintetizzatori per la creazione di inediti colori timbrici – e parossismo sonoro. Indicato come uno dei pionieri della corrente culturale dell’afro-futurismo, la proposta musicale di Sun Ra sottende una profonda conoscenza della cosmologia, letteratura fantascientifica, filosofia e musica classica. L’ensemble che accompagna Sun Ra nella registrazione del disco, la famosa Arkestra, include il trombettista Hobart Dotson, in seguito collaboratore di Charles Mingus e Lionel Hampton, il sassofonista e flautista James Spaulding, il sassofonista contralto e flautista Marshall Allen, il sassofonista tenore John Gilmore, uno degli strumentisti maggiormente legati a Sun Ra tanto da militare nei successivi decenni come membro stabile nelle varie incarnazioni dell’Arkestra. I brani più rappresentativi del disco, summa della visione multi sfaccettata del musicista di Chicago, sono “Enlightenment”, in bilico tra hard bop e passaggi afrocubani, e “Ancient Aiethopia”, nel quale le parti solistiche, su un tappeto ritmico dal sapore orientale, si sovrappongono e si disuniscono dall’insieme strumentale variando dinamicamente una semplice struttura melodico-armonica. La sensazione è di ascoltare il Bolero di Ravel eseguito da strumentisti provenienti da una dimensione retro-futuristica a noi sconosciuta.
Fonti bibliografiche: Kind of Blue, New York, 1959. Storia e fortuna del capolavoro di Miles Davis, Ashley Kahn, Il Saggiatore, 2017, A Love Supreme. Storia del capolavoro di John Coltrane, Ashley Kahn, Il Saggiatore, 2019, Space Is the Place. La vita e la musica di Sun Ra, Minimum Fax, 2013
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