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Alle origini del jazz, l’emigrazione verso gli Stati Uniti
L’emigrazione di milioni di persone verso gli Stati Uniti, avvenuta tra la seconda metà del 1800 e l’inizio del Novecento, ha contribuito in maniera sostanziale alla nascita di nuove forme e stili musicali.
Gli elementi appartenenti alle tradizioni religiose, riflesse nella musica, nelle arti coreutiche e nel teatro, degli immigrati provenienti da diversi continenti, per cause spesso incontrollabili, si sono fuse tra loro, per dare luogo a formule e codici fatti propri dalle successive generazioni. Ai gruppi e individui tradotti forzatamente nel Nuovo Mondo prima della guerra di secessione americana – gli schiavi di colore dell’Africa Occidentale e territori dei Caraibi – si sono aggiunti nel corso del tempo gli emigrati che per una combinazione di condizioni e fattori, politici, sociali ed economici si erano volontariamente spostati dall’Europa, in particolare slavi, tedeschi, italiani e irlandesi.
Il contatto diretto tra le comunità di emigrati e i discendenti liberi degli schiavi di colore di New Orleans in Louisiana, principale porto degli Stati del Sud, ha dato la possibilità alle varie compagini di musicisti di assimilare da una parte elementi propri della musica africana e rintracciabili nel blues arcaico, quali poliritmia, struttura antifonale e libera invenzione su schemi armonico-ritmici, dall’altra le forme di composizione, l’abbinamento dei colori timbrici delle sezioni orchestrali e gli approcci stilistici propri della musica colta europea e dell’opera lirica. Tale combinatoria di tecniche, formule ed espressioni musicali andranno a comporre nell’arco della prima parte del Novecento il complesso mosaico del jazz, dal ragtime, dixieland o New Orleans Jazz, allo swing, fino ad arrivare alla rivoluzione del bebop. In questo quadro generale il contatto diretto tra la comunità italiana e afroamericana ha svolto un essenziale ruolo nello scambio di elementi musicali di entrambe le tradizioni etnico-culturali.
Tra il 1915 e il 1916 avviene una nuova emigrazione della popolazione di colore, stavolta interna agli Stati Uniti, dal sud verso i territori del Nord. I motivi alla base di tale spostamento di massa sono da ricondurre alla precaria situazione economica e razziale delle persone di colore e la chiusura del quartiere a luci rosse di Storyville a New Orleans, su ordine della marina degli Stati Uniti. Il quartiere di Storyville era stato creato a seguito dell’approvazione da parte delle autorità locali di una delibera del 1897 che istituiva la “segregazione del vizio”. Ciò aveva dato la possibilità ai musicisti di colore e creoli di trovare lavoro nelle band che suonavano nei locali aperti nel quartiere, interagendo e scambiandosi idee, tecniche ed esperienze pregresse.
Il creolo differiva dal “nero” di origine africa essendo figlio di relazioni tra concubine di colore e padroni francesi. Per questo motivo mantennero lo status di “europei bianchi”, livello sociale superiore rispetto a quello dei “neri” africani, fino a quando la segregazione colpì anche loro verso la parte finale del 1894, costringendoli a spostarsi nella zona dell’uptown. Il contatto con i “neri” del ceto inferiore che vivevano da tempo in quella zona della città di New Orleans diete modo ai creoli di trasmettere a questi la cultura europea, inclusa quella musicale, acquisita dai coloni.
A seguito dell’ondata di immigrazione verso i grandi centri del Nord, i quartieri di Manhattan, Black Bohemia e San Juan Hill, vengono invasi dalla popolazione nera spingendo gli abitanti “bianchi” a spostarsi in altre zone della città. Tuttavia, sin dall’inizio del secolo la zona del West Side di Manhattan, Black Bohemia, era divenuta un punto di richiamo sia per gli artisti di colore sia per gli attori e musicisti bianchi attivi nei teatri del vicino quartiere di Broadway, contribuendo ancora una volta ad un sfaccettato scambio culturale.
Altra città interessata in quel periodo dall’emigrazione verso il Nord America è Chicago. Tra i musicisti emigrati da New Orleans verso la Windy City troviamo il compositore e cornettista King Oliver; nella città dell’Illinois forma una propria orchestra, la Creole Jazz Band nella quale in seguito milita il trombettista Louis Armstrong. Durante il periodo della Prima Guerra Mondiale diversi altri musicisti di “jazz classico” migrano a Chicago, divenuta in poco tempo la capitale delle nuove tendenze musicali. Analoga emigrazione verso il Nord America di musicisti di jazz e blues avverrà in seguito durante il secondo conflitto mondiale e negli anni successivi, investendo le città di New York, Chicago, San Francisco e Los Angeles.
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