Analogico e digitale – Supporti musicali e Jazz

Dai primi anni Ottanta, il passaggio dal supporto analogico a quello digitale determina una fruizione differenziata da parte dei consumatori dell’offerta multi-stilistica nell’ambito musicale.

Nonostante questo, fino a buona parte degli anni Novanta, prima dell’avvento della musica liquida e in streaming, i tre supporti che dalla metà del secolo scorso hanno in successione stabilito il modo di percepire e assimilare il prodotto musicale, vinile, musicassetta e cd, si sovrappongono nella produzione discografica, veicolando scelte, gusti e preferenze di semplici appassionati e audiofili.

Possiamo fissare l’inizio della moderna concezione di produzione e consumo del prodotto discografico su larga scala con la rivoluzione copernicana del long playing a 33 giri nel 1948, per merito della statunitense Columbia Records. Il nuovo supporto, detto anche “microsolco”, era stato preceduto dal formato a 78 giri in gommalacca messo in commercio nel 1904.  Tra i primi Lp pubblicati, una raccolta di canzoni del cantante americano Frank Sinistra.

Nel 1970 la musicassetta, supporto utilizzato in precedenza per apparecchi di dettatura, inizia ad essere largamente utilizzata nell’ambito musicale. Gli apparecchi per la produzione delle musicassette consentono anche la registrazione delle stesse; tale possibilità, correlata alla ridotta dimensione del supporto e conseguente facilità di trasporto, da luogo al proliferare di vere e proprie compilation casalinghe.

Oltre a questo, prende sempre più piede la diffusione presso gli appassionati di musica dei bootleg, registrazione non ufficiale di una performance dal vivo. In molti casi queste registrazioni vengono realizzate in maniera professionale collegandosi direttamente all’ingresso del mixer installato in prossimità del palco, in altre, in maniera amatoriale, con stereo portatile munito di microfono; aspetti negativi di questa modalità di registrazione sono la scarsa resa sonora e gli evidenti rumori di sottofondo.

Tuttavia, le molteplici registrazioni non ufficiali su musicassetta, amatoriali o professionali, di performance dal vivo di solisti o formazioni della scena jazz italiana rimangono ancora oggi dei veri e propri documenti sonori per ricostruire la sfaccettata storia recente di questo genere musicale.

In seguito al lancio sul mercato nel 1982 del cd, supporto sviluppato congiuntamente dall’olandese Philips e la giapponese Sony, si assiste alla svolta digitale del formato audio. Negli anni a seguire saranno numerose le ristampe in formato digitale di Lp di jazz italiano e internazionale, con l’aggiunta di take inedite o bonus track.

E’ indicativo il fatto che, negli anni Settanta e Ottanta, diverse iniziative editoriali dedicate al jazz includano l’offerta al pubblico di materiale registrato in vinile e musicassetta. La Fabbri Editore pubblica la collana “I grandi del Jazz” con vinile allegato e la rivista Musica Jazz dal 1981 – in seguito al passaggio della proprietà da Messaggerie Musicali alla Rusconi – adotta un’analoga strategia editoriale affiancando ad ogni numero un microsolco in catalogo o realizzato per l’occasione.

Qualche anno prima la Mondadori aveva iniziato a produrre e pubblicare diverse collane di audiolibri su musicassetta. Il materiale registrato consiste di testi relativi a letteratura, poesia, storia, teatro letti da una voce narrante con l’aggiunta di musica registrata.

L’offerta editoriale della Mondadori includeva anche cinque musicassette dedicate alla Storia del Jazz e un cofanetto di due musicassette incentrate sulle voci del jazz, dal blues ai canti spiritual, per arrivare allo stile vocalese degli anni Cinquanta e Sessanta, curate entrambi dal critico musicale Arrigo Polillo.

Tutte queste pubblicazioni avranno un notevole riscontro di vendite contribuendo alla diffusione e divulgazione su larga scala della storia del jazz italiano e afro-americano attraverso musica e commenti. Senza dubbio, i supporti, analogici e digitali, hanno avuto un ruolo determinante in tale processo informativo. Un ruolo che, nonostante la veloce e inarrestabile evoluzione tecnologica, rimane imprescindibile.

Il progetto dell’Archivio del Jazz a Roma si propone di restaurare e digitalizzare materiale sonoro, donato da musicisti, giornalisti e critici musicali, relativo a inedite performance dal vivo di jazzisti italiani registrate, in maniera professionale o amatoriale, su supporti analogici. La progettualità di tale iniziativa prende le mosse dalla necessità di salvaguardare un patrimonio sonoro di alto valore storico-musicale e renderlo disponibile alle nuove generazioni di studenti e appassionati.

Paolo Marra

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