Nel periodo degli anni Cinquanta si affermano nuovi movimenti stilistici in seno al jazz statunitense, mutuati dalla musica afro-americana e dalle forme estetiche e formali della musica classica europea.
In contrapposizione al Cool Jazz di John Lewis, Miles Davis e Lennie Tristano, prende forma sulla costa californiana il West Coast Jazz.
Tale scena musicale è composta in prevalenza da musicisti bianchi che suonano un jazz melodiosamente raffinato e di impostazione accademica, con chiaro riferimento alla scuola colta europea: il batterista Shelly Manne, il sassofonista e clarinettista Jimmy Giuffre, il sassofonista baritono Gerry Mulligan, il trombettista Shorty Rogers e altri.
In controtendenza al West Coast Jazz, sulla costa Est degli Stati Uniti, a New York, si va formando, in continuità alla precedente esperienza rivoluzionaria dei boppers, un aggregato di giovani musicisti afro-americani impegnati ad allargare gli orizzonti teorici ed esecutivi delle conoscenze armoniche e tecno-strumentali a loro disposizione.
Su queste premesse, come avvenuto per il be-bop, si sviluppa, in maniera spesso inconsapevole, uno stile tecnicamente avanzato, aggressivo e poderosamente vitale, denominato Hard bop o Soul jazz. Il nuovo corso jazzistico prende le mosse dalla musica afro-americana delle origini; gli spirituals vengono contaminati da elementi rintracciabili nel jazz e nel blues, dando vita al soul, o meglio a quel modo di esprimersi attraverso lo strumento che non può prescindere dal sentire epidermicamente la musica, un sentire spirituale ma sempre e comunque attaccato al “terreno”.
Tra i paladini dell’Hard bop ci sono i batteristi Art Blakey e Max Roach, i trombettisti Clifford Brown e Lee Morgan, il tenorsassofonista Sonny Rollins, il sassofonista John Coltrane.
Nello stesso periodo durante il quale si afferma una tipologia di jazz mainstream, negli Stati Unti nasce e trova largo seguito tra il pubblico il rock and roll: nel 1954 viene pubblicato il brano Rock Around the Clock, cantato da Bill Haley, e, due anni dopo, Heartbreak Hotel, incisa da Elvis Presley con l’etichetta RCA Records, arriva dritta al n. 1 della classifica americana.
Le nuove tendenze in seno al jazz, rock’n’roll e rhythm and blues hanno un impatto notevole sulle preferenze e gusti musicali del pubblico italiano, coinvolgendo di conseguenza le scelte artistiche dei musicisti.
La graduale diffusione a livello internazionale di stili e generi musicali in continua trasformazione coinvolge, in particolare dalla metà degli anni Cinquanta, anche i jazzisti italiani. Questi si allontanano dal dilettantismo delle stagioni precedenti in favore di un professionismo in cui si fa largo una maggiore qualità esecutiva, ancora, a ben vedere, lontana dal promuovere un lessico originale e non derivativo da quello degli esponenti del jazz americano.
Ogni solista o formazione di jazz italiano prende in qualche modo ispirazione dal West Coast Jazz o all’Est Coast Jazz.
A ciò contribuisce la sempre più diffusa presenza di musicisti americani in Italia, come il trombettista Chet Baker, che proprio nel quartetto di Gerry Mulligan, aveva lavorato in prevalenza, senza affidarsi al tessuto armonico dato dal pianoforte, alla linea melodica della composizione, prendono spunto dalle tecniche di contrappunto della scuola classica europea.
La formazione che ha illustrato questa decisiva fase di transizione verso un compiuto rinnovamento della scena jazz italiana è stata, senza ombra di dubbio, il Quintetto Basso-Valdambrini: il trombettista Oscar Valdambrini e il sassofonista Gianni Basso, insieme ad altri musicisti della scena jazzistica milanese, militano nell’orchestra condotta dal pianista, arrangiatore e direttore d’orchestra Giampiero Boneschi.
Dall’organico orchestrale nasce prima il Sestetto Italiano, che farà il suo debutto officiale nel marzo del 1955 nella quinta edizione del Festival Nazionale del Jazz al Teatro Manzoni di Milano, e, in seguito, il Quintetto Basso-Valdambrini.
Nel 1956 il Quintetto prende parte alla prima edizione del Festival del Jazz di Sanremo, organizzata dal noto critico Arrigo Polillo. La formazione in quel periodo cambia organico più volte, alternando i pianisti Renato Sellani e Gianfranco Intra, i contrabbassisti Giorgio Azzolini e Berto Pisano, i batteristi Gianni Cazzola e Gil Cuppini.
Nel 1959 viene licenziato dall’etichetta Music Italia (negli Stati Uniti dall’etichetta Verve) il primo disco del Quintetto, mentre l’anno successivo la formazione partecipa alla quinta edizione del Festival del Jazz di Sanremo, con un organico di otto elementi, con Franco Cerri al contrabbasso.
Con l’entrata nel 1960 del trombonista Dino Piana, la formazione Basso-Valdambrini diviene un sestetto. Viene pubblicato il disco Basso Valdambrini Plus Dino Piana, a cui seguiranno numerose incisioni e tournée in un arco temporale di quarant’anni, fino alla scomparsa di Oscar Valdambrini.
Nota 1: Nel 1956 sono 17 le canzoni di Elvis Presley presenti nella Top 100 statunitense
Nota 2: Il sassofonista baritono svedese Lars Gullin partecipa all’incisione del disco del quintetto Basso-Valdambrini dal titolo New Sound From Italy. Inoltre, suona col quintetto di Gil Cuppini e partecipa alla registrazione nel 1958 della colonna sonora di Piero Umiliani per il film “I soliti ignoti”, diretto dal regista Mario Monicelli
Paolo Marra




