Anni Settanta, tra Sperimentazione e Avanguardia (Prima Parte)

Tra la metà degli anni Sessanta e la prima parte degli anni Settanta, Roma è un laboratorio artistico in cui operano musicisti e compositori di musica elettronica sperimentale e aleatoria, texture music e improvvisazione libera, psichedelica, free jazz, folk-rock. La comunità artistica della Capitale include non solo musicisti ma anche le figure più radicali attive nell’area delle arti visive, letteratura, poesia beat, teatro politico e sociale.

Come avvenuto nel caso dei jazzisti arrivati da oltreoceano, esponenti della scena dell’avanguardia americana e europea si stabiliscono per lunghi periodi in Italia. Tra questi, il polistrumentista e compositore Alvin Curran. Nel 1964 il musicista americano si trasferisce a Roma, dove entra in contatto col compositore britannico Cornelius Cardew, assistente alla fine degli anni Cinquanta di Karlheinz Stockhausen, e il compositore italiano Franco Evangelisti.

Si esibisce al teatro politico di Roma Beat ’72 in una performance in solo di stampo sperimentale, ”un concerto per vento, vetro, aria, api, acqua, e synthesizer”, inizialmente registrato negli Stati Uniti. Fonda insieme a Frederic Rzewski, anche lui trasferitosi in Italia nel 1960, Allan Bryant e Richard Teitelbaum la formazione allargata di musica d’avanguardia e concreta “Musica Elettronica Viva”, in cui milita anche il sassofonista americano Steve Lacy e il sassofonista Ivan Vandor, tra i fondatori nel 1948 della Roman New Orleans Jazz Band.

In seguito, tra il 1974 e il 1975, Alvin Curran si avvicina al minimalismo americano per realizzare gli album di “solo performance music” dal titolo Canti e Vedute Del Giardino Magnetico e Fiori Chiari, Fiori Oscuri e collabora col batterista Andrea Centazzo e il sassofonista Maurizio Giammarco alla registrazione di Davanti e Oltre la Soglia (1975), uno dei primi lavori discografici di musica ambient-jazz in Italia.

Il musicista americano suona il sintetizzatore, dalle fosche tinte psichedeliche, nel brano contenuto nell’album dal titolo “Flash On The Rock Scene”.

L’anno precedente, Andrea Centazzo aveva inciso il suo primo album dal titolo Ictus utilizzando un ampio armamentario di percussioni convenzionali e non convenzionali abbinate a suoni elettronici, ampi spazi sonori e modulazioni di stampo funk-jazz. Dal canto suo Maurizio Giammarco con la formazione Suonosfera abbraccia la ricerca di una improvvisazione intesa come composizione estemporanea, tra musica contemporanea e minimalista, fortemente ispirata dall’ensemble del compositore statunitense Philip Glass.

Senza la presenza nell’organico del contrabbasso, la formazione includeva il chitarrista Tony Ackerman, il sassofonista e clarinettista Gianni Nebbiosi, il sassofonista Eugenio Colombo, i batteristi Nicola Raffone e Michele Iannaccone.

Ogni componente del gruppo contribuiva a portare all’interno della visione musicale della formazione elementi acquisiti nel corso delle precedenti esperienze artistiche: Maurizio Giammarco aveva militato nel gruppo jazz-rock Blue Morning e collaborato con Mario Schiano e Giorgio Gaslini.

Tony Ackermann, insegnante di chitarra americano residente in Italia, veniva dalla scena folk e country. Eugenio Colombo aveva alle spalle un background rock, in particolare di matrice britannica. Nicola Raffone aveva preso parte a progetti di Giorgio Gaslini e della pianista Patrizia Scascitelli.

Michele Iannaccone aveva collaborato col pianista inglese, anche lui residente in Italia, Martin Joseph e il gruppo Nuove Forme Sonore.

La musica espressa dal gruppo, con una forte connotazione elettronica, rifletteva le contraddizioni del panorama culturale e artistico italiano dell’epoca, caratterizzato dalla difficolta di formazioni e solisti con un repertorio musicalmente eterodosso di ritagliarsi un proprio spazio nel quale suonare liberamente e con continuità.

Paolo Marra

Fonte bibliografica: Ciao2001 (luglio 1973), articolo dal titolo “Le promosse del jazz di domani” di Dario Salvatori 

keyboard_arrow_up