Bill Smith, Jazz e Musica Classica

Tra le figure della scena jazz internazionale giunti in Italia a metà degli anni Settanta, Bill Smith è certamente quello che più degli altri sin distingue per eclettismo e invettiva strumentale.

Nel 1945 il clarinettista e compositore americano aveva frequentato la Julliard School di New York, per poi studiare insieme al pianista Dave Brubeck presso il Mill’s College come allievo del compositore francese Darius Milhaud; alla fine del decennio Brubeck lo chiamerà per entrare nella formazione in quartetto per l’incisione del suo primo disco.

All’inizio degli anni Cinquanta Bill Smith incide a Los Angeles col vibrafonista Red Norvo e il batterista Shelly Manne.

Qualche anno dopo, nel 1957, gli viene assegnato il Prix de Rome e soggiorna nella Capitale presso l’Accademia Americana. Suona col trombettista Nunzio Rotondo al Festival Jazz di Sanremo e scrive composizioni e arrangiamenti per l’Orchestra Jazz del Maestro Armando Trovajoli.

In seguito all’ottenimento nel 1960 della Guggenheim Fellowship parte di nuovo alla volta di Roma, dove resterà per circa sei anni collaborando nella veste di co-direttore con l’American Jazz Ensemble di John Eaton.

Il clarinettista dimostra di avere una accentuata predilezione per la musica colta europea, tanto da eseguirla con lo pseudonimo di William O. Smith, avvicinandosi anche alla musica elettronica al fine di approfondire e sviluppare le tecniche applicate al clarinetto. Nell’ambito della musica d’avanguardia ed elettronica collabora col compositore e scrittore veneziano Luigi Nono e col Gruppo di Improvvisazione Nuova Consonanza del compositore Franco Evangelisti.

Dieci anni dopo è di nuovo a Roma per un soggiorno di sei mesi durante i quali, come diversi suoi colleghi arrivati da oltreoceano, frequenta il Music Inn del principe e batterista Pepito Pignatelli.

Ed è proprio grazie al proprietario del locale romano che Bill Smith conosce il pianista Enrico Pieranunzi, tra i nuovi nomi della scena jazz italiana. Tra il 1977 e il 1980 i due musicisti incidono insieme gli album in duo, trio e quartetto Sonorities e Colours, rispettivamente con Giovanni Tommaso e Pepito Pignatelli, Bruno Tommaso e Roberto Gatto.

Anche Pieranunzi come il clarinettista americano si divide in quel periodo tra la passione per il jazz e l’approfondimento dei canoni della musica colta di scuola europea; qualche anno prima si era diplomato in piano classico presso il Conservatorio di Reggio Calabria.

Questo comune background classico è ben evidente nei dischi incisi insieme dai due musicisti in bilico tra improvvisazione e strutture formali desunte dalle opere di  Franz Joseph Haydn e Wolfgang Amadeus Mozart.

Nel 1988 viene pubblicato il lavoro discografico The Rome Sessions, che include una selezione di brani registrati dai due strumentisti a Roma nel 1977, 1978 e 1980, in precedenza inclusi negli album Sonorities e Colours, e due inediti “I Can’t Get Started” e “Koto Variations”.

Paolo Marra

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