Tra i musicisti che tra gli anni settanta e ottanta rivitalizzano la scena jazzistica italiana, senza dubbio Bruno Tommaso è quello che più di altri si caratterizza per l’eclettica curiosità e il senso autentico del fare musica attraverso una profonda conoscenza e passione per il proprio strumento.
Parlare di lui nel solo contesto jazzistico è a dir poco riduttivo: nei suoi numerosi dischi incisi nella veste non solo di contrabbassista ma anche di fine compositore e arrangiatore, infatti, sono rintracciabili elementi della musica rinascimentale, medievale, contemporanea sperimentale, fino arrivare al melodramma passando per bebop e free jazz.
Ma invece di porsi come semplice esteta della forma libera, Bruno Tommaso ha decifrato in maniera personale il frastagliato panorama del free jazz, al di là della connotazione politica e ideologica ad esso attribuito.
A prova di ciò, in tempi non sospetti, nei “dionisiaci” anni Ottanta, quando il free sembra ormai un lontano ricordo e la generale proposta jazzistica vira verso un certo “mainstream” di facile presa sul pubblico, il contrabbassista licenzia il disco The Unrepentant Ones (1986), insieme a un gruppo di “non pentiti”, formato da Guido Mazzon, Toni Rusconi, Renato Geremia, Giancarlo Schiaffini e Mario Schiano.
Il rapporto professionale e umano di Bruno Tommaso con quest’ultimo era sbocciato all’inizio degli anni settanta con l’incisione del lavoro discografico If not Ecstatic We Refound (1970), col batterista Franco Pecori, ed era proseguito con l’album Sud (1973), nel quale al contrabbassista si aggiungono i giovani musicisti che frequentano nel biennio 1971-72 il corso di jazz del pianista e compositore Giorgio Gaslini presso il Conservatorio di Santa Cecilia di Roma.
Già iscritto al conservatorio, Bruno Tommaso prende parte con entusiasmo al corso sperimentale di Giorgio Gaslini, spinto dall’irrefrenabile voglia di cercare e approfondire, andando oltre lo “strato superficiale” del materiale musicale a sua disposizione e, di converso, dell’ingarbugliata situazione politica-sociale italiana del periodo; una propensione alla continua sperimentazione di moduli espressivi divenuta nel corso degli anni il leit motiv della sua “professione” come didatta e acuto divulgatore, portata avanti unitamente a quella di contrabbassista, presso la Scuola Popolare di Musica di Testaccio e i Seminari di Siena Jazz.
In particolare la Scuola di Testaccio, di cui Bruno Tommaso insieme ad altri personaggi della cultura italiana è stato fondatore nel 1975, ha rappresentato negli anni un vero e proprio manifesto programmatico “del fare” divulgazione musicale attraverso una realtà didattica portata avanti in piena autonomia nel contesto di problematiche condizioni sociali, contrassegnate da diseguali opportunità d’accesso a istruzione e mezzi conoscitivi.
Del resto, il mentore Giorgio Gaslini è stato, sin dall’inizio della sua attività artistica, un propugnatore del messaggio jazzistico a servizio dell’impegno civile e sociale nella turbolenta situazione del sistema Italia nella stagione degli “anni di piombo”, a cui aveva fatto da preludio il movimento sessantottino.
La militanza nei gruppi del compositore e pianista, in particolare nel quartetto con Gianni Bedori e Andrea Centazzo, in dischi come Fabbrica Occupata (1973) Message (1973) o piuttosto Concerto per la libertà (1975), ha rappresentato per il contrabbassista una importante esperienza formativa in cui si è concretizzata la sua presa di coscienza nei confronti di tematiche extra- musicali.
Gaslini e Tommaso avranno modo di collaborare nuovamente negli anni novanta nel progetto dell’Italian Instabile Orchestra, insieme, tra gli altri, allo stesso Mario Schiano, Paolo Damiani, Gianluigi Trovesi, Renato Geremia.
Nella veste di compositore e direttore di organici orchestrali, Bruno Tommaso incide negli anni ottanta il primo disco a suo nome dal titolo Il Rito della Sibilla.
Il lavoro discografico viene registrato da vivo nel 1984 al Festival Jazz di Radenci nella Repubblica Socialista Federale di Jugoslavia, dove la Big Band della Rai diretta da Bruno Tommaso esegue insieme alle orchestre del posto brani originali e versioni di musiche tradizionali.
L’idea di coinvolgere il contrabbassista nell’iniziativa si palesa grazie all’autore Pasquali Santoli, nel cui programma radiofonico “Un certo discorso musica”, da lui presentato, viene mandata in onda la performance dal vivo.
Nota 1: Il periodo storico durante il quale viene organizzato il Festival Jazz nella località slovena di Radenci si frappone tra la morte del dittatore Tito e la guerra civile jugoslava
Nota 2: In sostituzione del pianista titolare dell’Orchestra di Ritmi Moderni della Rai, il Maestro Roberto Pregadio, viene chiamato come ospite d’eccezione Enrico Pieranunzi
Nella foto (di Peter Bastian), tratta dal libro “La scuola che sognavo, la musica come bene comune, il jazz come dialogo” (di Bruno Tommaso con Alfredo Gasponi – Edizioni Edipan), il contrabbassista Bruno Tommaso in concerto in una località tedesca
