Cerri, Sellani, Azzolini, Jazz negli anni Sessanta
Un numero sempre maggiore di musicisti italiani tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta decide di dedicarsi a tempio pieno all’attività artistica nell’ambito del jazz. Così facendo questi pongono le basi per l’emancipazione della figura del jazzista dal ruolo subalterno di intrattenitore nei locali notturni o di turnista per l’incisione di dischi di musica leggera.
In varia misura sono musicisti maggiormente preparati sotto il profilo tecnico rispetto alla generazione precedente e, aspetto più rilevante, pronti a sacrificarsi pur di “vivere di jazz” perché consapevoli delle proprie potenzialità espressive; una forma mentis che avrà la sua piena realizzazione solo a partire dagli anni Settanta quando giovani jazzisti italiani potranno avvalersi di una struttura organizzativa più solida e differenziata per la realizzazione e distribuzione discografica della propria proposta musicale abbinata alla proliferazione di festival e rassegne dedicate a questo genere musicale.
Tornando alla fine degli anni Cinquanta, insieme al professionismo arriva per i musicisti attivi nell’ambito jazz, sia pure con risultanti diversi, la notorietà e il consenso da parte di pubblico e critica a livello internazionale.
Esempio emblematico di questa nuova tendenza sono gli elogi riservati dalla critica specializzata nei confronti del batterista milanese Gil Cuppini a seguito della performance nell’edizione del 1958 del Festival Jazz di Newport, vetrina della musica internazionale fondata quattro anni prima dal pianista e impresario americano George Wein.
In questo periodo a calamitare l’attenzione di pubblico e critica è senza dubbio il complesso del trombettista Oscar Valdambrini e il sassofonista Gianni Basso che alternano nell’organico giovani strumentisti decisi a sfruttare le varie possibilità di ingaggio messe a loro disposizione al fine di avviare una continuativa attività professionale unita allo sviluppo di un personale approccio agli stili bebop e cool jazz: i pianisti Renato Sellani e Gianfranco Intra, i contrabbassisti Giorgio Azzolini e Berto Pisano, i batteristi Gianni Cazzola e Gil Cuppini.
Oltre a questi, Franco Cerri suona nella veste di contrabbassista col quintetto Basso-Valdambrini in occasione dell’edizione del 1960 del Festival Jazz di Sanremo, con un organico di otto elementi.
Franco Cerri è stato tra i primi in Italia ad intraprendere “a tempo pieno” la professione di chitarrista jazz, in un contesto, come accennato in precedenza, nel quale l’attività jazzistica era nell’ottica generale considerata soltanto un “secondo mestiere” o un ripiego artistico di scarsa valenza pratica. La penuria di opportunità lavorative nel circuito jazzistico spingeva i musicisti in quegli anni a suonare più strumenti.
È Giancarlo Testoni, storico fondatore insieme al critico Arrigo Polillo della rivista Musica Jazz, a suggerire al giovane chitarrista milanese di incidere alcuni brani in studio sovrapponendo le parti di chitarra alle linee suonate al contrabbasso, con l’accompagnamento ritmico della batteria suonata da Gianni Cazzola.
In quel torno di tempo, Franco Cerri viene richiesto più spesso in questo ruolo che non in quello di chitarrista in ragione del numero esiguo di contrabbassisti attivi nell’ambito musicale a fronte di una elevata richiesta di questi da parte dei leader dei vari complessi per l’incisione in studio ed esibizioni dal vivo.
La scelta di suonare oltre alla chitarra anche il contrabbasso ha un risvolto inaspettato per Franco Cerri nell’ultima parte degli anni Cinquanta: in tale veste accompagna, insieme al pianista Mal Waldron e il batterista Gene Victory, la cantante Billie Holiday, in occasione del concerto al Teatro Gerolamo di Milano, organizzato dal pubblicitario Mario Fattori insieme a Pino Maffei.
Nello stesso anno, il 1958, il pianista Renato Sellani grazie all’aiuto di Franco Cerri si trasferisce a Milano, dove ha l’opportunità di entrare in contatto con la dinamica scena jazzista del capoluogo lombardo. Poco dopo entra a far parte del quintetto Basso-Valdambrini in sostituzione di Enrico Intra, impegnato col trio a suo nome, con cui partecipa alla gara radiofonica trasmessa dalla Rai “La Coppa del Jazz”.
Nel marzo del 1961, Cerri e Sellani, insieme a Gianni Basso, Oscar Valdambrini, Dino Piana, Sergio Fanni e altri musicisti europei e americani, partecipano alle sessioni di registrazione realizzate a Milano dal sassofonista, clarinettista e flautista americano Buddy Collette, collaboratore di Charles Mingus e membro del quintetto del percussionista e batterista Chico Hamilton.
A seguito delle esperienze come strumentista sui transatlantici italiani e inglesi e in una orchestra internazionale in Germania, anche il contrabbassista Giorgio Azzolini si stabilisce a Milano, per divenire membro stabile del Quintetto Basso-Valdambrini con cui incide numerosi dischi, tiene altrettanti concerti e appare in diverse trasmissione radiofoniche e televisive.
In seguito, Giorgio Azzolini forma un sestetto a suo nome con Sellani, Franco D’Andrea, Dino Piana, Franco Ambrosetti.
Nel complesso le varie formazioni formatesi negli anni Sessanta comprendevano giovani musicisti che in seguito si impegneranno nella ricerca e definizione di un proprio percorso musicale nel ruolo di solisti e leader di altrettanti gruppi, coi quali abbracceranno il free jazz e la libera improvvisazione, sviluppando altresì gli elementi del jazz modale e dell‘hard bop.
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