Charles Mingus e il film rinnegato

Charles Mingus e il film rinnegato

Nel 1976 Charles Mingus arriva a Roma per la realizzazione della colonna sonora del film Todo Modo, diretto dal regista Elio Petri, interpretato, tra gli altri, da Gian Maria Volonté e Marcello Mastroianni. La scelta di chiamare il musicista americano era in parte da ricondurre alla convergenza tra la sua fama di personaggio anti-sistema e il contenuto di denuncia politica, anche se messo in scena in maniera onirica e a tratti grottesca, della pellicola tratta dall’omonimo romanzo dello scrittore Leonardo Sciascia. Difatti, Todo Modo racconta le disfunzioni in seno agli organi di potere del maggiore partito italiano dell’epoca, la Democrazia Cristiana, collocandosi nel filone del cinema di impegno politico e civile nato durante i turbolenti anni Settanta, i cosiddetti “anni di piombo“. In verità, Charles Mingus non era nuovo a questo tipo di esperienza cinematografica, alla fine degli anni Cinquanta aveva partecipato alla composizione dei temi musicali di un altro film indipendente di denuncia sociale, Ombre (Shadows), del regista e attore John Cassavetes.

Questa propensione da parte del contrabbassista americano nell’abbracciare tematiche scottanti per l’epoca era indubbiamente in sintonia con la sua figura di musicista e compositore creativamente debordante ed inquieta, tanto da collocarsi al di fuori da ogni possibile catalogazione di genere e stile musicale. Negli anni Quaranta Charles Mingus si propone come uno dei propugnatori del bebop senza però farsi ingabbiare nella ristretta tela di quel movimento artistico, al fine di ricercare da subito un personale modo di intendere e interpretare il lessico jazzistico. La sua musica risente delle innumerevoli influenze della tradizione musicale americana, gospel song e improvvisazione libera, e di quella europea, musica da camera, sinfonica e spagnola.

Insomma, la musica espressa da Mingus era composta da elementi eterogenei, a metà strada fra tradizione e sperimentazione; elementi fatti propri ed elaborati con una pregevole tecnica applicata al contrabbasso, ma spesso rinnegati nel corso degli anni.  Non sorprende quindi che, nonostante sia stato additato dai critici come antesignano del free jazz, anticipandone “la vibrata protesta, l’appassionato impegno sociale e la predilezione per discordanti improvvisazioni collettive…”,  non si sentì mai parte di quella corrente musicale. Non sfugge, però, all’ascoltatore più attento la presenza nei suoi dischi di quei caratteri strutturali ed estetici che connoteranno il free jazz degli anni Sessanta e Settanta: il continuo sviluppo musicale, la sofisticata improvvisazione collettiva e gli espliciti e corrosivi messaggi di denuncia politica e sociale nei confronti dell’iniquo sistema razziale e segregazionista al potere negli Stati Uniti.

Quando nel 1976 arriva a Roma, Charles Mingus si trova in Europa per una serie di concerti. Durante il soggiorno nella Capitale, nonostante la visione sul set di alcune scene girate di Todo Modo, compone in pochi giorni una musica oscura e, come nel suo stile, in certi passaggi indecifrabile, che suscita contraddittorie reazioni nell’ascoltatore, tanto che Elio Petri, nonostante le insistenze del produttore Daniele Senatore, decide alla fine di non utilizzare il materiale composto e inciso da Mingus, considerandolo non adatto alla pellicola. Il regista decide di affidarsi per la realizzazione dalla colonna sonora al puntuale e qualitativo contributo di Ennio Morricone, chiamato d’urgenza a sostituire il musicista americano.

Il film all’uscita nelle sale cinematografiche viene osteggiato da critica e organi di potere, sia dalla Democrazia Cristiana sia dal Partito Comunista, fino al sequestro della pellicola avvenuto circa un mese dopo la prima proiezione. L’omicidio del Presidente della Dc Aldo Moro, avvenuto il 9 maggio del 1978, preconizzato nella pellicola, ne sancisce per anni il definitivo oblio.

Durante i giorni passati a Roma per l’incisione della colonna sonora di Todo Modo, il contrabbassista americano stringe un rapporto di amicizia con Pepito Pignatelli, proprietario del Music Inn, dove si esibisce insieme al suo gruppo e spesso suona il pianoforte fino a tarda notte, davanti a pochi astanti, “divagando fra antichi standard pescati per lo più dal songbook di Duke Ellington, uno dei suoi miti”. La colonna sonora scritta da Charles Mingus per quel film rinnegato da critica e organi politici non andrà perduta, verrà  pubblicata nel 1978 come lato B del disco Cumbia & Jazz Fusion col titolo esplicativo di Music For Todo Modo.

Paolo Marra

Fonti bibliografiche: Jazz – La vicenda e i protagonisti della musica afro-americana (Mondadori, 2015) di Arrigo Polillo, Pepito: Il principe del Jazz (Minimum Fax, 2022) di Marco Molendini

keyboard_arrow_up