Dacci oggi il nostro blues

Articolo a firma di Marco Molendini pubblicato sul quotidiano Il Messaggero (29 marzo 1979), con all’interno un approfondimento sul fenomeno del jazz in Italia

Alla fine degli anni Settanta avviene un vero e proprio boom del jazz in Italia col conseguente proliferare di club, concerti, manifestazioni, libri e dischi. La proposta jazzistica a Roma è veicolata da quattro locali: il Music Inn di Pepito Pignatelli, La Cooperativa Murales, il Saint Louis diretto da Mario Ciampà e lo Ziegfield, nato per iniziativa di un gruppo di ragazzi, con concerti dedicati al genere blues

L’articolo si sofferma sull’aumento dei costi di ingaggio dei gruppi musicali, in conseguenza del maggiore interesse da parte del pubblico, in particolare giovane, nei riguardi del jazz. Nello stesso tempo questa nuova platea giovanile risulta essere non disponibile ad assecondare l’acquisto di biglietti di ingresso ai concerti con prezzi sempre più elevati

Tale fattori, a cui si aggiungono gli esigui finanziamenti da parte dei Comuni Italiani, contribuisce alla difficile situazione finanziaria dei proprietari dei jazz club, spesso messi nella condizione di non riuscire a rientrare delle spese di gestione. A questo, si aggiungono i frequenti “sfondamenti” da parte di frange di giovani vicino alla sinistra extraparlamentare intenzionati ad entrare negli spazi adibiti ai concerti senza pagare il biglietto

Il fenomeno della maggiore espansione e fruizione della proposta jazzistica in Italia coinvolge da vicino anche la didattica, con la conseguente nascita di un numero crescente di scuole di musica, con corsi a basso costo dedicati al jazz. Solo a Roma se ne possono contare otto, tra cui, la Scuola Popolare di Musica di Testaccio, il Centro Saint Louis, Scuola Popolare di Musica “Il Politeama”, Scuola di Mentana

Contributo condiviso da Marco Molendini

keyboard_arrow_up