Didattica Musicale in Italia: La Scuola di Testaccio

Verso la fine del 1975 un gruppo di giovani artisti occupa uno stabile in disuso nel quartiere romano di Testaccio, di proprietà della Banca Nazionale delle Comunicazioni

L’azione era seguita ad una riunione fiume durante la quale il gruppo col sostegno del comitato di quartiere aveva preso la decisione di entrare nell’edificio, negli anni divenuto ricettacolo di rifiuti e luogo di prostituzione, per trasformarlo in un centro didattico.

Per coprire i costi destinati ai lavori di ristrutturazione dello stabile i giovani artisti, oltre ad affidarsi al volontariato di studenti e gente comune, organizza una serie di rassegne musicali allo teatro Spazio Zero. Poco dopo viene inaugurata la Scuola Popolare di Musica di Testaccio.

Vengono coinvolte nel progetto didattico figure dell’ambiente musicale e culturale romano: Bruno Tommaso, Enrico Pieranunzi, Maurizio Giammarco, Tommaso Vittorini, Paolo Damiani, Danilo Terenzi, Giampaolo Ascolese, Martin Joseph, Giancarlo Schiaffini, Michele Jannaccone, Eugenio Colombo, Roberto Gatto, Giovanna Marini, Massimo Bartoletti, Lisi e Silvana Natoli della Cooperativa Teatrale Spazio Zero.

Per capire la genesi di tale iniziativa dal carattere solidaristico e democratico associativo si rende necessario fare un passo indietro di qualche anno, allorché in quel di Roma diversi giovani musicisti si riuniscono intorno ai catalizzatori Mario Schiano, sassofonista attivo in ambito free jazz, e il pianista e compositore Giorgio Gaslini, titolare della cattedra del corso di jazz al Conservatorio di Santa Cecilia nel biennio 1972/73.

All’indomani di questo apprendistato musicale le nuove leve del panorama jazzistico romano organizzano rassegne indipendenti in ambiti di più marcata connotazione popolare, teatri nelle periferie, fabbriche, piazze di piccoli centri urbani sparsi per l’Italia. Inoltre, si pongono l’obiettivo di dare seguito alla trasformazione in seno alla didattica musicale avviata da Giorgio Gaslini, proponendo una nuova idea di scuola di musica che si differenzi da quella di stampo accademico. La critica mossa dai giovani artisti nei confronti degli organi organizzativi dei conservatori italiani è quella di non aprirsi alla possibilità di inserire nell’aree accademiche l’insegnamento dell’improvvisazione jazzistica e della musica folclorista italiana.

In aggiunta, fino ad allora i giovani interessati allo studio e all’approfondimento del jazz, ma anche di altri generi di estrazione popolare e multi-etnica, ad eccezione della musica classica di stampo accademico, non avevano altra scelta se non quella di suonare da soli in casa, o nel caso di chi aveva maggiori possibilità economiche, di usufruire di costose lezioni private. In entrambi i casi veniva a mancare l’opportunità di poter suonare insieme ad altri giovani musicisti in spazi dedicati alla piena libertà espressiva.

I fondatori della Scuola di Testaccio si propongono di colmare le lacune istituzionali appena descritte dando la possibilità a chiunque, a prescindere dal contesto sociale di appartenenza, di iscriversi a costi ridotti ai vari corsi di studio, per entrare a far parte di una realtà comunitaria caratterizzata da scambi e incontri, nella quale la dicotomia tra allievi e insegnati viene annullata in nome di una autogestione consapevole e ordinata.

Per la prima volta all’interno di un istituto musicale lo studio degli strumenti tradizionali viene affiancato a laboratori di jazz e musica sperimentale e lezioni di etnomusicologia.

Come dichiarato dal contrabbassista e compositore Bruno Tommaso, la Scuola Popolare di Musica di Testaccio “ha precorso la caduta del Muro di Berlino di quasi quindici anni, riunendo in libertà fisionomie culturali difficilmente assimilabili nel concetto istituzionale dell’epoca“∗.

Ancora oggi, la Scuola Popolare di Testaccio rimane una realtà dinamica e trasversale votata all’autonomia decisionale e programmatica collocata in un locale del Comune di Roma, all’interno dell’ex mattatoio di Testaccio.

Nota: Lo Spazio Zero era un teatro di impronta sperimentale situato in una tenda itinerante nel quartiere Testaccio di Roma

Paolo Marra

Intervista a cura di Paolo Marra

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