Enrico Pieranunzi: Ritorni e Cambiamenti

Due importanti incisioni vengono realizzate nella seconda metà degli anni Settanta dal pianista Enrico Pieranunzi, From Always to Now e Soft Journey.

In quel torno di tempo in seno al jazz italiano, ed in particolare a Roma, si assiste ad un inaspettato fermento artistico e culturale. In tale contesto il pianista, nonostante abbia solo ventotto anni, è guardato dai colleghi come un affermato jazzista in conseguenza del fatto di aver accompagnato negli anni precedenti numerosi jazzisti di fama internazionale di passaggio a Roma. Questi ingaggiati da Pepito Pignatelli per suonare nel suo famoso jazz club, il Music Inn, spesso suonavano facendosi accompagnare dalle ritmiche locali.

Enrico Pieranunzi, inoltre, a differenza della stragrande maggioranza dei jazzistici italiani dell’epoca aveva alle spalle un background classico, essendosi diplomato nel 1972 in pianoforte al Conservatorio di Reggio Calabria. Un fattore determinante nel caratterizzare la sua figura di musicista jazz in grado di coniugare il compendio della musica colta europea con all’improvvisazione di matrice afroamericana.

Il pianista romano chiama a far parte del quartetto a suo nome un giovane ma già preparato batterista, Roberto Gatto, notato durante uno dei tanti concerti al Folkstudio, luogo di aggregazione della scena alternativa della Capitale. A questo si aggiunge il contrabbassista Bruno Tommaso, musicista eclettico, con alle spalle esperienze nella veste di strumentista e compositore in progetti di free jazz, musica contemporanea, medievale e rinascimentale.

Nel 1977 al trio si aggiunge Maurizio Giammarco. Reduce dall’esperienza col gruppo jazz-rock Blue Morning, il sassofonista aveva collaborato con diversi esponenti della scena dell’avanguardia e free jazz italiana, tra i quali il pianista Giorgio Gaslini e il sassofonista napoletano trasferitosi a Roma, Mario Schiano.

From Always to Now viene registrato con una formazione in trio e quartetto nel luglio del 1978 presso gli studi Emmequattro di Roma dell’etichetta Edipan del produttore Bruno Nicolai

Il lavoro discografico ha il merito, tra gli altri, di ravvivare l’interesse di pubblico e critica nei confronti dell’hard bop, genere jazzistico ormai considerato da molti sorpassato e non in linea con le nuove correnti dell’avanguardia musicale presenti nel grande alveo del free jazz europeo.

Il brano di apertura del disco “Night Bird” esemplifica al meglio la capacità del pianista romano di personalizzare i caposaldi armonici e melodici del bop, con invettiva, energia e straordinaria tecnica pianistica. Non a caso, il brano, composto dal pianista, diverrà negli anni a seguire un vero e proprio standard jazzistico, eseguito da numerosi jazzisti in tutto il mondo.

Un anno più tardi Enrico Pieranunzi si esibisce al Festival Jazz di Macerata col trio formato da Riccardo Del Fra e Roberto Gatto con ospite il trombettista americano Chet Baker. Pochi mesi dopo i due musicisti incidono in due sedute, tra il dicembre del 1979 e il gennaio del 1980, l’album Soft Journey.

Con questo lavoro discografico si palesa una netta svolta nella cifra tecno-compositiva del pianista romano, dettata dalla ricerca dell’essenzialità, in contrasto col torrenziale approccio hard bop fino al quel momento espresso: ogni nota parla, racchiude una riflessione, racconta un’emozione, ispirata dall’universo poeticamente introspettivo del trombettista e vocalist americano seduto accanto a lui, in studio o sul palco.

Il lavoro discografico documenta il primo incontro in studio di registrazione di Chet Baker con dei giovani musicisti della scena romana: oltre a Pieranunzi, Riccardo Del Fra, Roberto Gatto e Maurizio Giammarco.

Paolo Marra

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