Enrico Rava 1974

Nella foto, trombettista Enrico Rava in concerto nel 1974

A proposito del suo ritorno in Italia nel 1972, all’indomani dell’esperienza statunitense, dove in poco tempo era entrato a far parte del gotha dell’avanguardia americana ed europea di personaggi come Carla Bley e Cecil Taylor, Enrico Rava racconta – “Ci fu una grande risonanza sui giornali per la serie di concerti che tenni a Milano e Torino. Dipendeva dal fatto che in quel periodo facevo delle cose fuori dal comune: ero l’unico jazzista italiano e uno dei pochi europei, a parte Joe Zawinul e Miroslav Vitous, a risiedere a New York. Questo ebbe un grande eco sia in Italia che in Francia”

A New York, il trombettista italiano si esibisce con la sua prima formazione – di cui fanno parte il chitarrista John Abercrombie, il pianista Dave Burrell, il contrabbassista Stafford James, il batterista Jack DeJohnette e la cantante Jeanne Lee – in due prestigiosi jazz club situati nel quartiere bohémien del Greenwich Village, Village Gate e Village Vanguard

Tra il 1972 e il 1975, Enrico Rava incide, in veste di leader, cinque album con un folto gruppo di musicisti statunitensi, sudamericani e italiani, i quali rappresentano la summa del caleidoscopico bagaglio musicale del trombettista: forme spontanee e libere, mélange delle tradizioni musicali sudamericane, be-bop, jazz elettrificato, melodie di largo respiro: Il giro del giorno in 80 mondi (1972), Katcharpari (1973), Quotation Marks (1974), Pupa o Crisalide (1975), Jazz a Confronto 14 (1975)

Estratto dell’intervista rilasciata a Marra Paolo

Contributo condiviso da Enrico Rava

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