Se gli anni settanta hanno segnato una fase propedeutica del jazz italiano durante la quale i musicisti erano relegati per lo più in ristrette aree geografiche, il decennio successivo rappresenta il periodo in cui si assiste ad un vero e proprio exploit del fenomeno jazzistico nell’intero territorio della Penisola; la diffusione è più rapida e capillare ed investe intere generazioni di musicisti, ascoltatori e appassionati.
Un sempre maggiore numero di giovani strumentisti si avvicinano al jazz; questi hanno la necessità di far conoscere la loro musica ad un pubblico più numeroso ed eterogeneo per ampliare e ottimizzare le proprie possibilità professionali.
A seguito di ciò, oltre al proliferare di festival e rassegne dedicate al jazz in tutta Italia, vanno nascendo etichette discografiche fondate da giovani produttori in cerca di una propria identità manageriale in linea col clima di fiducia nel futuro che contraddistingue la prima parte degli anni ottanta.
La Splasc(h) si ritaglia un posto di primo piano nel panorama delle etichette italiane dedicate al jazz. Nata come cooperativa, col nome Senz(h), ad Arcisate (Varese), dedita all’organizzazione di scambi culturali e spettacoli, grazie al suo presidente Peppo Spagnoli diventa in poco tempo una apprezzata label di musica jazz.
Del resto in quel periodo il disco si presenta come mezzo essenziale per la diffusione del nome di un artista e del prodotto musicale ad esso associato e per tale motivo, in particolare modo in un ambito musicale come quello del jazz in ascesa ma comunque con numeri molto al di sotto rispetto all’universo rock e pop, a fare la differenza non è soltanto la qualità o l’originalità dei contenuti proposti ma anche, e forse soprattuto, la veste grafica e le metodologie di incisione e distribuzione.
Per quanto riguarda questi aspetti Peppo Spagnoli si muove in anticipo, dettando un trend fatto proprio dalla principali major discografiche nate negli anni ottanta e novanta. Non solo passione per il jazz, dunque, ma anche ingegno e alta professionalità sono i punti fermi della produzione discografica dell’etichetta lombarda.
In primis avveniva la scelta dell’artista, in questo Spagnoli abbinava la lungimirante capacità di cogliere le qualità intrinseche del giovane strumentista e compositore al coraggio di scommettere sulla riuscita del progetto musicale.
Successivamente il produttore si occupava in maniera maniacale di tutte le fasi concernenti la realizzazione del disco: registrazione, promozione, distribuzione e creazione grafica delle copertine, disegnate dallo stesso Spagnoli ispirandosi alle opere pittoriche del movimento astrattista.
Alla luce di questa metodologia di lavoro, innovativa e contributiva, la label lombarda diviene in breve tempo il punto di riferimento di una folta schiera di giovani jazzisti di ottimo livello qualitativo ma ancora sconosciuti al grande pubblico.
Infatti, dopo le prime produzioni con due veterani della scena jazz italiana, come il sassofonista Gianni Basso – il suo disco Lunet è il primo ad essere prodotto dall’etichetta di Arcisate – e il pianista Guido Manusardi, Spagnoli produce una serie di dischi di nuovi talenti italiani: il sestetto della cantante Tiziana Ghiglioni col disco di debutto dal titolo Streams (1984), il trombettista sardo Paolo Fresu in quintetto con il disco Ostinato (1985), Pietro Tonolo col disco Quartet Quintet Sextet (1984), Luca Flores e il suo Matt Quintet con una serie di dischi memorabili, Sharp Blues,(1986), Where Extremes Meet (1987), Sound and Shades of Sound (1990), Love For Sale (1993), For Those I Never Know (1995).
Si aggiungono a questi, Riccardo Fassi, Pino Minafra, Arrigo Cappelletti, Roberto Ottaviano, Flavio Boltro. Piero Leveratto, Antonello Salis, Carlo Actis Dato, Furio Di Castri, Bruno Tommaso, Gianluigi Trovesi, Tino Tracanna, Sandro Satta e diversi altri.
La Splasc(h) licenzia la collana Historical Performance, con importanti registrazioni live del periodo tra gli anni settanta e ottanta di nomi quali per esempio Guido Manusardi, Red Mitchell, Paolo Damiani, Mario Schiano, e la World Series, che include lavori discografici di Anthony Braxton, Paolino Dalla Porta, Steve Lacy, Sheila Jordan, Odwalla, Nexus.
Il compendio dell’opera discografica di Peppo Spagnoli, scomparso nel 2020, ha sicuramente contribuito a dare maggiore spessore alla crescita del jazz italiano fino alla definitiva affermazione di numerosi musicisti a livello internazionale.
Nota 1: Il produttore varesino Peppo Spagnoli è stato un disegnatore tessile con una spiccata passione per il jazz.
Nota 2: Il lavoro discografico For Those I Never Know viene pubblicato nel 1995 in seguito alla scomparsa del pianista toscano Luca Flores




