Flavio Ambrosetti (1919 – 2012) è stato uno dei più importanti sassofonisti del jazz europeo
A sedici anni, abbandona il pianoforte, sul quale era solito suonare partiture di Claude Debussy, Fryderyk Chopin e dei grandi compositori dei musical di Broadway, per dedicarsi allo studio del sassofono tenore
La decisione avviene a seguito dell’incontro in un hotel di St. Moritz col sassofonista americano Coleman Hawkins, accompagnato per l’occasione da una formazione di musicisti svizzeri
Successivamente prende lezioni a Milano dal sassofonista tenore Bruno Martelli
Influenzato dall’ascolto dei dischi di Benny Carter, in seguito opta per il sassofono contralto. Anche non essendo un jazzista professionista in quel periodo il suo nome inizia a circolare nel circuito del jazz europeo
Nel 1949, prende parte al Festival del Jazz organizzato dal critico Charles Delaunay alla Salle Pleyel di Parigi col complesso del trombettista e vibrafonista svizzero Hazy Osterwald, di cui fa parte anche il batterista italiano Gil Cuppini
Sull’onda del successo ottenuto al festival parigino il sassofonista di Lugano suona nuovamente con Hazy Osterwald al Festival del Jazz di Knokke in Belgio. Un anno dopo partecipa ad una registrazione a Milano col Sestetto Bebop, con Giulio Libano alla tromba e Gil Cuppini e incide con l’armonicista e chitarrista belga Toots Thielemans. Inoltre, partecipa alla prima edizione del Festival Jazz di Sanremo organizzato da Arrigo Polillo e Pino Maffei
Tra la fine degli anni Cinquanta e gli inizi degli anni Sessanta, Flavio Ambrosetti entra nel complesso formato da Raymond Court alla tromba, George Gruntz al pianoforte, Eric Peter al contrabbasso e Daniel Humair alla batteria. Inizia in quegli anni un lungo sodalizio con Gruntz e Humair; con loro e il figlio Franco, trombettista, il sassofonista italo-svizzero inciderà diversi dischi per l’etichetta Dire di Tito Fontana
Flavio e Franco Ambrosetti negli anni Settanta guidano la formazione internazionale The Band, con la quale incidono gli album The Band – The Alpine Power Plant, premiato nel 1974 dall’Associazione Italiana dei critici discografici, e The Band-Recorded Live at the Schauspielhaus
Gil Cuppini, tra i primi batteristi di fama internazionale del jazz italiano, a proposito del sassofonista italo-svizzero ha dichiarato – “Flavio è stato uno dei grandi pionieri del jazz europeo e ancora adesso è uno dei musicisti più apprezzabili, sotto tutti i punti di vista”
Discografia essenziale: The Band. The Alpine Power Plant (1972 – MPS Records), The Band. Live at the Schauspielhaus (1976 – MPS Records)
Testo a cura di Paolo Marra




