Franco D’Andrea, Piano Solo

Esaurita l’esperienza con la formazione jazz-rock del Perigeo, il pianista e compositore Franco D’Andrea ritorna al contesto acustico per dedicarsi ad un approfondito lavoro sul linguaggio pianistico.

Nel 1976 fonda un trio a suo nome col contrabbassista Dodo Goya e il batterista Bruno Biriaco. Il combo tiene numerosi concerti nell’arco di cinque anni di attività e pubblica un solo disco dal titolo From East to West.

Nel 1979 il pianista meranese tiene un concerto in piano solo nell’ambito di una rassegna jazz al teatro Ciak di Milano.

Tra il pubblico ci sono i produttori Sergio Veschi e Alberto Alberti, i quali alla fine del concerto gli propongono di incidere una serie di dischi in piano solo per l’etichetta Red Records; il primo titolo è Nuvolao (1978), a cui seguono Dialogues With Super-Ego ed Es (1980).

Nei due lavori discografici Dialogues With Super-Ego ed Es si rintracciano i caratteri formali e stilistici che Franco D’Andrea svilupperà in seguito nei suoi progetti musicali con ensemble di varia grandezza e tipologia; in primis la sperimentazione coniugata alla scoperta e assimilazione della tradizione della musica africana. Aspetto che indubbiamente lo accosta a Thelonious Monk, pianista capace di costruire sulla tradizione dei padri del ragtime e stride piano una comunicativa eterodossa basata sull’utilizzo di accordi dissonanti, gestione minuziosa dello spazio e inedite soluzioni dinamiche e timbriche.

È indicativo il fatto che Franco D’Andrea negli anni a seguire si dedicherà alla scoperta e approfondimento del lascito musicale di Monk di pari passo con il confronto con la scrittura orchestrale del pianista e direttore d’orchestra Duke Ellington.

Altri tratti peculiari dei lavori discografici in piano solo di Franco D’Andrea sono l’utilizzo armonico degli intervalli e di cellule melodiche e ritmiche, fraseggio mutuato dal blues, strutture modali e attenzione per le coloriture timbriche.

L’interessamento del pianista all’intervallo tonale in funzione strutturale trasposto per altezze diverse e della microtonalità si era palesata alla fine degli anni Sessanta, In quel periodo si avvicina al linguaggio cromatico atonale di Arnold Schönberg, in seguito strutturato nel metodo seriale (serialismo) da Anton Von Webern. Tale fase farà da preludio alla nascita del Modern Art Trio.

Il trio avvia un lavoro sui colori timbrici messo in essere attraverso il polistrumentismo di Franco D’Andrea, al piano e sassofono soprano, e Franco Tonani, batteria, tromba e flauto. Con al contrabbasso Bruno Tommaso il Modern Art Trio incide nel 1970 il disco omonimo.

Abbandonato il contesto acustico, come accennato in premessa, la ricerca sul “colore” timbrico viene sviluppata dal pianista in chiave elettrica col Perigeo attraverso l’utilizzo del Fender Rhodes, tastiere elettriche, phasing, pedali wah-wah e ring modulator.

Dopo quasi quarant’anni dalla registrazione dei lavori discografici in piano solo, Franco D’Andrea allarga lo spettro della ricerca teorica ed esecutiva sull’aree intervallari, il timbro, la sovrapposizione di frammenti melodico/percussivi, unita alle nuove frontiere dell’elettronica: con Dj Rocca (Luca Roccatagliati), famoso a livello internazionale per produzioni in stile drum & bass, break beat ed elettro disco, e il sassofonista Andrea Ayassot incide nel 2016 il disco Electric Tree Vol. 1 (Parco della Musica Records) e l’anno seguente i due episodi discografici Intervals I e II (Parco della Musica Records), con un ottetto formato da Ayassot, Dj Rocca, il trombonista Mauro Ottolini, il clarinettista Daniele D’Agaro, il contrabbassista Aldo Mella, il batterista Zeno De Rossi e il chitarrista Enrico Terragnoli, che ha fatto dell’effettistica elettronica un suo marchio di fabbrica.

Paolo Marra

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