All’interno di una sala del Beverly Hotel di New York si riunisce una grande orchestra formata da 17 strumentisti arrivati da 15 nazioni per le prove del concerto organizzato al Newport Jazz Festival.
In precedenza, il fondatore della manifestazione, George Wein, aveva incaricato l’arrangiatore Marshall Brown di selezionare i membri dell’orchestra tra centinaia di partecipanti alle audizioni in programma in diverse città europee.
Tra questi, in veste di rappresentante dell’italica scena jazz, viene scelto il giovane batterista milanese, Gilberto Cuppini.
Negli anni Quaranta, alla fine della Seconda Guerra Mondiale, Cuppini era entrato a far parte delle orchestre dirette da Armando Trovajoli e Pippo Barzizza, per collaborare in seguito col pianista e compositore Giorgio Gaslini, ritagliandosi in breve tempo l’attenzione degli osservatori internazionali.
Il batterista italiano non delude le attese che avevano preceduto la sua performance al festival statunitense di Newport.
Si mette in luce come uno dei migliori strumentisti in cartellone, tanto da attrarre l’attenzione del noto critico musicale Leonard Feather, il quale in un articolo non si risparmia nell’elogiarne la sensibile tecnica strumentale messa in luce negli assolo eseguiti nel brano “Swingin’ the Blues”.
Siamo nel 1958, nel pieno della nuova ondata hard bop che in maniera netta sta spingendo alle estreme conseguenze le premesse armoniche e strumentali codificate a metà degli anni Quaranta dal bebop. La nuova congrega di giovani afro-americani, provenienti in maggioranza da Detroit e Philadelphia e riunitisi a New York, nelle loro performance danno vita a lunghe improvvisazioni di elevata ricerca inventiva e tecnica strumentale; le strutture armoniche divengono più complesse e i moduli ritmici, messo da parte un certo intellettualismo rintracciabile nel bebop, portano in sé il senso terreno del funky e quello spirituale dalla forma profana del gospel, il soul.
Una scossa di energia radicata nel blues, ma di fatto moderna e anticipatrice di nuovi sviluppi di cui i maggiori propugnatori sono il batterista Art Blakey, con la formazione allargata The Jazz Messengers, il pianista Horace Silver, i trombettisti Clifford Brown e Lee Morgan, il sassofonista Sonny Rollins, il batterista Max Roach.
In Italia il modello statunitense dell’hard bop, contrapposto per fattori insiti al carattere equilibrato e compassato di accentuata derivazione classicista del cool jazz, trova i suo adepti in complessi come quello di Eraldo Volontè, Basso-Valdambrini, Gil Cuppini, Cicci Santucci ed Enzo Scoppa.
In tale panorama in divenire del jazz statunitense, nel 1954 il pianista e promoter George Wein fonda il Festival Jazz di Newport, una città balneare di Rhode Island nel nord-est degli Stati Uniti.
Un anno prima una coppia di ricchi e mondani mecenati, Elaine e Louis Lorrillard, si era recati nel nightclub Storyville di Boston gestito da Wein. In quella occasione avevano lanciato l’idea a quest’ultimo di organizzare un concerto jazz all’aperto a Rhode Island dove risiedono. In quegli anni, negli Stati Uniti tale iniziativa rappresentava un unicum, essendo le manifestazioni jazz relegate in spazi chiusi, in prevalenza jazz club.
Detto fatto, un anno dopo, in giugno, davanti a 11 mila spettatori ecco presentarsi sul palco nomi del calibro di Dizzy Gillespie, Gerry Mulligan, Oscar Peterson, Ella Fitzgerald, Pee Wee Russell, Gene Krupa, Billie Holiday, Lennie Tristano e diversi altri.
L’anno successivo il trombettista Miles Davis raggiungerà la consacrazione da quello stesso palco suonando il celeberrimo brano “Round Midnight“, a cui farà seguito un lauto contratto con l’etichetta americana Columbia Records.
In quegli anni George Wein porta in Italia diversi musicisti del firmamento del jazz statunitense, i quali all’indomani del successo della prima edizione del Festival di Newport del 1954 avevano scelto di affidarsi alle spiccate doti manageriali del promoter di origine ebraica.
In quegli anni Wein si contrappone ad un altro Big della promozione jazzistica statunitense, Norman Granz. I due, nonostante per carattere e approccio con i loro protetti si siano sempre posti in posizione antinomica, hanno lasciato un comune segno indelebile nella storia del jazz contemporaneo.
Nota: Nel 1972 la sede del Newport Jazz Festival viene trasferita a New York, con eventi organizzati nello Stato di New York e del New Jersey
Nota: Pochi anni dopo l’avvio del Newport Jazz Festival, George Wein, insieme al cantante Pete Seeger, fonda il Newport Folk Festival, cornice del primo storico concerto elettrico di Bob Dylan nel luglio del 1965, e, in collaborazione con il produttore Quint Davis e la promoter Allison Miner, il New Orleans Jazz & Heritage Festival
Fonti bibliografiche: Il Jazz in Italia di Adriano Mazzoletti (2010 – EDT), Stasera Jazz di Arrigo Polillo (2007 – Polillo Editore)




