Giorgio Gaslini. La Musica Totale

Nel 1948 il giovane pianista milanese Giorgio Gaslini incide in trio il suo primo lavoro discografico su disco a 78 giri. L’impianto strumentale del trio non prevede la presenza del contrabbasso, con l’inedito abbinamento di pianoforte, clarinetto, suonato da Gino Stefani, e batteria, suonata da Gil Cuppini.

Nei due brani, inciso rispettivamente sul lato A e B del disco, “Ow!” e “Concerto Riff”, si ravvisano elementi sviluppati da Gaslini in maniera più profonda e radicale nelle opere successive basati sull’integrazione di improvvisazione jazz, musica notata di stampo accademico e utilizzo del sistema atonale sul modello ideato Arnold Schönberg.

Il metodo teorico/compositivo viene indicato in seguito da Giorgio Gaslini col termine di “Musica Totale”: riunire in composizioni in forma di suite elementi della musica d’arte europea, seriale dodecafonica e concreta, free jazz e musica tradizionale italiana. L’idea di fondo del metodo trascende il solo aspetto musicale abbracciando e affermando ideali e valori culturalmente condivisi.

Nel “Manifesto di Musica Totale”, scritto da Gaslini nel 1964, si legge – “La musica è per l’uomo. La musica nasce dall’uomo per l’uomo. A noi interessa l’uomo totale. Siamo quindi per la sintesi di tutte le culture e quindi per la fusione di tutti i linguaggi musicali… Ci appare superato ogni dogmatismo stilistico limitato a culture specifiche e ci dichiariamo per l’assunzione di tutte le culture musicali in un unico atto libero di creazione espressiva”

Nel 1957, il compositore e ideologo italiano esegue con un ottetto al Festival Internazionale del Jazz di Sanremo la suite “Tempo e Relazione”, a cui seguono “Oltre” (1963), “Dall’Alba all’Alba” (1965), registrate col quartetto formato dal sassofonista e flautista Gianni Bedori, il contrabbassista Bruno Crovetto e il batterista Franco Tonani.

Nel febbraio del 1966 per l’incisione della suite in quattro movimenti dal titolo “Nuovi Sentimenti“ (New Feelings)”, Gaslini mette insieme il suo quartetto con Bedori, Tonani e il contrabbassista francese Jean Francois Jenny-Clark, con il gruppo del trombettista americano Don Cherry, arrivato in Italia per un concerto a Bologna, formato dai sassofonisti Gato Barbieri e Steve Lacy, il trombettista Enrico Rava, il contrabbassista Kent Carter e il batterista Aldo Romano.

Elementi essenziali dell’opera sono il serialismo, tecnica compositiva mutuata dal metodo dodecafonico teorizzato da Arnold Schönberg e sviluppata in maniera più radicale da Alban Berg, Olivier Messiaen e Pierre Boulez, la libera improvvisazione e il raddoppiamento della sezione ritmica, con due batteristi e due contrabbassisti.

Dalla fine degli anni Sessanta, il compositore italiano aggiunge alla ricerca musicale nell’ambito della musica d’arte e applicata contenuti estetici e di significato rivolti all’impegno civile e sociale.

Ne sono testimonianze discografiche La Stagione Incantata, Grido e Fiume Furore del 1968, Fabbrica Occupata, Favola Pop e Message del 1973, Colloquio con Malcolm X e Concerto della Resistenza del 1974, Canti di Popolo in Jazz, in duo con Bruno Tommaso, e Concerto della Statale del 1975.

Paolo Marra

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