Verso la fine degli anni Cinquanta Giovanni Tommaso decide di accettare l’ingaggio in una orchestra incaricata di suonare a bordo delle navi da crociera.
Tale esperienza professionale gli permette di viaggiare tra Caraibi e New York, città nella quale decide di fermarsi per un intero anno.
È il 1959, l’annus mirabilis della storia del jazz durante il quale vengono pubblicati dischi fondamentali per la definizione formale ed estetica del jazz nella sua accezione moderna, con un’ampio riscontro di pubblico e vendite: Kind of Blue di Miles Davis, Jazz in Silhouette di Sun Ra, Giant Steps di John Coltrane, Mingus Ah-Um di Charles Mingus, The Shape of Jazz to Come di Ornette Coleman, Time Out di Dave Brubeck, Live at the Blackhawk di Shelly Manne.
New York in quel periodo è il centro del fermento jazzistico americano caratterizzato da una tensione verso il “nuovo” senza precedenti. Nella metropoli americana il musicista italiano ha la possibilità di assistere a concerti di grandi nomi del jazz americano, come per esempio quello di Miles Davis col suo quintetto all’Apollo Theatre di Harlem, entrando in contatto al contempo con contrabbassisti di vaglia.
I suggerimenti e le spiegazioni fornitegli direttamente da questi si rivelano indispensabili per l’accrescimento delle nozioni tecniche apprese in precedenza dal giovane contrabbassista al Conservatorio di Firenze.
L’anno precedente al soggiorno newyorchese, Giovanni Tommaso era entrato nel Quintetto di Lucca formato dal fratello Vito al piano, Antonello Vannucchi al vibrafono, Gaetano Mariani alla chitarra e Giampiero Giusti alla batteria.
Al ritorno in Italia, il contrabbassista rientra nella formazione della sua città natale portando con se il bagaglio di esperienze acquisite all’estero. Con un approccio strumentale maturo e differenziato, Giovanni Tommaso riesce ad arricchire il tessuto espressivo della proposta musicale del quintetto, derivativo dal cool jazz della scena west coast americana, con un’inventiva e solidità fuori dal comune in Italia, sia nella linea d’accompagnamento sia negli episodi solistici.
Un ascolto attento del lavoro discografico Quartetto del 1963 (senza l’apporto di Gaetano Mariani) conferma le indiscutibili capacità del nostro, che nel corso degli anni successivi saranno messe a servizio dalla musica applicata, musica leggera italiana e jazz rock.
Restando agli anni Sessanta, unitamente alla militanza nel Quintetto di Lucca, Giovanni Tommaso forma un trio con il pianista bolognese Amedeo Tommasi e il batterista torinese Franco Mondini. I tre musicisti, col chitarrista Renè Thomas e il sassofonista Bobby Jaspar, nel 1962 accompagnano il trombettista statunitense Chet Baker nella tournée italiana ed europea.
A seguito di un periodo di quasi quattro anni passato a lavorare come turnista alla RCA di Roma, dove si era trasferito nel 1967, Giovanni Tommaso avverte il bisogno di un cambiamento a livello personale e artistico.
Decide di non continuare l’attività professionale alla RCA per dedicarsi ad un progetto musicale alternativo: dopo avere ascoltato l’album Bitches Brew del trombettista americano Miles Davis abbandona il contesto acustico in favore dei suoni ottenuti da strumenti elettrici nell’ambito dell’area musicale del jazz-rock.
Con l’arrivo del pianista Franco D’Andrea e del batterista Bruno Biriaco e, a seguire, del sassofonista Claudio Fasoli e del chitarrista Tony Sidney, nasce il Perigeo.
Il nome della band viene scelto in occasione di una riunione dei cinque musicisti nell’appartamento di Giovanni Tommaso, situato in Via Beato Angelico, vicolo situato alle spalle della Basilica di Santa Maria sopra Minerva a Roma.
Il nome del vicolo diventerà il titolo di uno dei brani più conosciuti della band italiana, contenuto nel terzo album dal titolo Genealogia, inciso nel 1974. La formazione rimane in attività per cinque anni, dal 1972 al 1977, incidendo cinque album e tenendo concerti in Europa, Canada e Stati Uniti.
A trent’anni dalla fine del progetto jazz-rock del Perigeo, nel 2007 Giovanni Tommaso fonda gli Apogeo con Claudio Filippini al piano, Daniele Scannapieco al sassofono, Bebo Ferra alla chitarra, Anthony Pinciotti alla batteria.
Non è soltanto il nome a suggerire un “allontanamento” dalla scelte artistiche meditate nel passato ma soprattutto il discorso musicale improntato all’affermazione aggiornata di suoni e timbriche acustiche.




