Gli Studi di Registrazione in Italia

Nel corso di più cinquant’anni di storia del jazz lo studio di registrazione si trasforma da semplice spazio insonorizzato per catturare in presa diretta la performance solista o di gruppo a vero e proprio “strumento” ad uso e consumo di compositori e tecnici del suono per la costruzione di un’opera musicale.

Si passa dai membri delle formazioni hot degli anni Venti, posizionati in base al volume prodotto dagli strumenti intorno ad un cornetto collegato ad un tornio meccanico per l’incisione su disco di ceralacca, all’artista tecnicamente aggiornato, alla fine degli anni Sessanta, in grado di gestire la consolle e tutti i vari accessori elettronici a sua disposizione; un arco temporale che da Louis Armstrong, posizionato lontano dal cornetto perché in grado di cacciare fuori dalla tromba un suono molto potente, arriva a Miles Davis, sapiente alchimista negli studi della Columbia Records per la registrazione in presa diretta su nastro della lunga session per l’album Bitches Brew, tagliata, cucita e ricomposta dal trombettista insieme al produttore Teo Macero in fase di post-produzione.

La capacità di far “suonare” lo studio di registrazione sarà prerogativa tra la fine degli anni Sessanta e la prima parte degli anni Settanta anche di gruppi rock come Beatles (Sgt Pepper’s Lonely Hearts Club Band), Frank Zappa (Lumpy Gravy), The Beach Boys (Pet Sounds), Can (Tago Mago).

D’altro canto, la graduale evoluzione della musica registrata nel corso degli anni è direttamente riconducibile alle accresciute conoscenze e competenze acquisite e messe in campo dalla figura del tecnico del suono, in molti casi capace di catturare il momento pregnante dell’espressione musicale di uno o più strumentisti al fine di consegnare al pubblico del presente e ai posteri lavori discografici con una precisa “foto” timbrica e dinamica, unica e nello stesso tempo policromatica.

Sarebbe sufficiente menzionare a tale proposito le incisioni effettuate negli anni Cinquanta e Sessanta dall’ingegnere del suono Rudy Van Gelder per dischi entrati nella storia del jazz come Saxophone Colossus (1956) di Sonny Rollins e A Love Supreme (1965) di John Coltrane e, più recentemente, il lavoro di registrazione e missaggio di James Faber per i lavori discografici di Brad Mehldau, John Scofield, Joshua Redman ed Enrico Pieranunzi.

A Roma, tra gli anni Settanta e Ottanta vengono aperti diversi studi di registrazione: Dirmaphon in Via Pola (ex studi della RCA Italiana), gli Emmequattro del produttore Bruno Nicolai, in cui operava l’ingegnere del suono Gianni Fornari, gli Soundvideocat, il Sonic Recording Studio, con gli ingegneri del suono Franco Patrignani e Massimo Rocci, batterista jazz che aveva fatto parte della formazione del trombonista Marcello Rosa e della band del contrabbassista Carlo Loffredo, e gli Studi della RCA, situati negli stabilimenti al Km. 12 di Via Tiburtina.

Oltre a questi, il Sound Work Shop e gli Studi Ortophonic hanno avuto un peso specifico per la crescita della musica italiana nel suo complesso. Il primo viene inaugurato in Zona Trionfale nel 1968 dal compositore e direttore d’orchestra Piero Umiliani.

Al Sound Work Shop Umiliani incide musica di “sonorizzazione” per commenti musicali a trasmissioni d’attualità, telegiornali, documentari, per le varie etichette indipendenti Omicron, Soundworkshop, Liuto Records da lui stesso fondate.

Per le sedute di registrazione si avvale di turnisti di alto profilo attivi nel campo del jazz: Enrico Pieranunzi, Giovanni Tommaso, Gegè Munari, Oscar Valdambrini, Cicci Santucci. Oltre ai vari strumenti elettronici utilizzati per l’incisione di questi lavori discografici a cavallo tra musica elettronica e ambient, il compositore fa ricorso a sofisticate apparecchiature per l’ascolto (altoparlanti), registratore multitraccia Ampex, banco mixer e microfoni.

In fase di allestimento delle sale d’incisione particolare attenzione viene data alla veste acustica, curata da Paolo Ketoff, tra i maggiori esperti di ingegneria acustica a livello internazionale. Per le caratteristiche avveniristiche il Sound Work Shop diviene in quegli anni il punto di riferimento di un gruppo di musicisti attivi nel jazz d’avanguardia: il Modern Art Trio di Franco D’Andrea, Franco Tonani, Bruno Tommaso, Mario Schiano, Quintetto Santucci-Scoppa.

L’anno seguente all’inaugurazione dello studio di registrazione di Piero Umiliani, nascono nella parte sottostante la Basilica del Sacro Cuore Immacolato di Maria a Piazza Euclide gli Studi Ortophonic. L’iniziativa si deve ad Enrico Melis, manager della sezione colonne sonore della RCA, il quale chiama a partecipare al progetto i compositori e direttori d’orchestra Bruno Nicolai, Ennio Morricone, Piero Piccioni, Luis Bacalov, Armando Trovajoli.

Anche in questo caso a fare la differenza sono l’ottima acustica degli ampi spazi a disposizione nonché l’apporto di eccellenti tecnici del suono come Sergio Marcotulli e Franco Patrignani, reduce dall’esperienze al Sonic Studio e alla RCA.

Sono innumerevoli le colonne sonore per il cinema incise presso gli Studi Forum, tra cui quelle per le pellicole Ultimo Tango a Parigi (1972), del regista Bernardo Bertolucci, con i temi musicali composti dal sassofonista Gato Barbieri e gli arrangiamenti orchestrali curati dal sassofonista e clarinettista Oliver Nelson, C’era Una Volta in America (1980), del regista Sergio Leone, eseguita dall’orchestra diretta da Ennio Morricone, che includeva il pianista Enrico Pieranunzi, il contrabbassista Enzo Pietropaoli e il batterista Pierino Munari, , Nuovo Cinema Paradiso (1988), del regista Giuseppe Tornatore, eseguita dalla formazione orchestrale diretta da Ennio Morricone con Baldo Maestri al sax alto ed Enrico Pieranunzi al pianoforte.

Anche a Milano vengono aperti due importanti studi di registrazione: Studio7 e gli Studi Barigozzi. Il primo viene fondato su iniziativa di Tito Fontana, un commerciante di pelletteria con la passione per il jazz. Negli anni Cinquanta è solito organizzare nella sua casa di Milano lunghe jam session con gli amici musicisti, per la maggior parte non professionisti.

Qualche anno più tardi Fontana sente l’esigenza di creare uno spazio autonomo che gli possa permettere di suonare in piena libertà senza recare disturbo al vicinato. Quando gli si presenta l’opportunità di acquistare un pianterreno situato in uno stabile in Corso Venezia 7 i giochi sono fatti; vengono improntati lavori di ristrutturazione e allestimento di pannelli fonoassorbenti per insonorizzare le sale di registrazione ricavate dallo spazio a disposizione, munite delle migliori apparecchiature dell’epoca.

Dopo una prima fase interlocutoria lo studio di registrazione milanese diviene il crocevia della scena artistica e culturale della città che riunisce jazzisti, cantanti di musica leggera, personaggi legati alla musica contemporanea, solisti e formazioni di vario genere. Etichette come RCA e Ricordi realizzano presso lo Studio 7 numerose incisioni.

Presso lo Studio 7 vengono incisi anche microsolchi allegati alla storica iniziativa editoriale della Fabbri Editori “Storia della Musica”, serie di fascicoli venduti nelle edicole di tutta Italia. Non del tutto sodisfatto, Tito Fontana, in seguito al successo ottenuto con l’etichetta Dire, decide di ampliare i locali a disposizione allo scopo di creare una sala di registrazione destinata ad ospitare un’intera orchestra.

Nello stesso periodo il sassofonista e flautista Giancarlo Barigozzi apre nel capoluogo lombardo uno studio di registrazione a suo nome. In breve tempo gli Studi Barigozzi divengono il punto di riferimento per jazzistici italiani e stranieri come Steve Lacy, Art Farmer, Max Roach, Martial Solal, Paul Motian, Enrico Rava, Claudio Fasoli, Paul Bley, Giorgio Gaslini, Enrico Pieranunzi con Marc Johnson e Joey Baron, Muhal Richard Abrams e diversi altri.

Nota: Nel 1979 gli Studi Ortophonic cambiano nome in Studi Forum. La struttura viene rilevata dall’ingegnere del suono Franco Patrignani. Nel 1996 con la gestione del produttore e imprenditore culturale Marco Patrignani (figlio di Franco) gli studi di registrazione cambiano nuovamente nome in Forum Music Village 

Paolo Marra

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