Il Jazz alla radio: Un Certo Discorso Musica

Per i contenuti innovati e di alto livello qualitativo “Un certo discorso musica” è stato un programma radiofonico dedicato al jazz unico nel suo genere.

All’indomani della riforma della Rai del 1975 il servizio pubblico radiotelevisivo, attraverso un’apposita commissione, passa dal controllo del Governo a quello del Parlamento, con la conseguente nascita della terza rete.

Il regime concorrenziale all’interno della Rai dovuto alla spartizione delle tre reti fra i principali partiti politici, democrazia cristiana, partito socialista e comunista, consente di avviare una programmazione più libera, dove trovano spazio linguaggi, stili e modalità espressive audaci, alternative, a tratti sperimentali.

In questo rinnovato assetto del servizio pubblico, nasce nel 1976 su Radiotre il programma radiofonico di musica e attualità “Un certo discorso”, di cui è responsabile l’autore e presentatore Pasquale Santoli.

Da una sua idea, nell’aprile del 1979, all’interno del format – il titolo viene cambiato in “Un certo discorso musica“– vengono trasmessi una serie di concerti dell’orchestra della Rai affiancata da grandi nomi della jazz internazionale, registrati in diverse location italiane, tra cui il Teatro dell’Opera di Roma.

La proposta musicale del programma si distingue per un utilizzo inedito dell’organico orchestrale nel quale si coniugano due mondi all’apparenza distanti tra loro: l’approccio formale dell’orchestra e la libera improvvisazione degli ensemble americani ed europei.

Le doti tecniche degli orchestrali, come quelle dei jazzisti, annulla di fatto lo scarto espressivo delle due compagini, messe nella condizione di trovare una coesione d’insieme nell’approccio all’esecuzione dei brani in scaletta. Come racconta Filippo Bianchi, autore del programma insieme a Gino Castaldo – “Poteva accadere di assistere al confronto sulle partiture di mostri sacri del jazz del calibro di Ron Carter ed Eddie Gomez da parte di due contrabbassisti come Maurizio Majorana della Big Band della Rai e Jean-Francois Jenny Clark della formazione di George Russell “.

Tra le produzioni trasmesse tra il 1979 e il 1980 all’interno del programma si possono ricordare quelle relative ai concerti del quintetto di Archie Shepp, dal titolo “Black Love Call”, di Gil Evans con una formazione che comprendeva Lee Konitz, del quintetto di Albert Mangelsdorff con Manfred Schoof e Billy Higgins, con un repertorio dedicato a Duke Ellington, di Misha Melberger ed Enrico Rava e della formazione di George Russell, con un lavoro dal titolo “New Jazz Concepts“.

Inoltre, i jazzistici chiamati ad esibirsi con la Big Band della Rai vengono coinvolti, anche nell’insolita veste di attori, nelle puntate dedicate dagli autori al “radiodramma”, nel quale i testi recitati sono alternati ad inserti musicali.

In una di queste, il pianista Misha Melberger interpreta la parte di un pescatore impegnato a prendere all’amo un sassofonista tedesco nella fontana del Pincio a Roma, in un susseguirsi di racconti surreali e divertenti in cui ogni musicista diventa partecipe della messa in scena di un vero e proprio spettacolo teatrale di matrice sperimentale.

La trasmissione radiofonica “Un certo discorso musica” andrà in onda su Radiotre fino al 1988 con concerti in diretta dagli studi della Rai, dal Folkstudio di Roma, con gruppi e solisti residenti per una settimana, con l’aggiunta di una rassegna musicale in giro per l’Italia alla ricerca di musicisti sconosciuti al grande pubblico.

Nota: Nel giugno del 1979 il programma “Un certo discorso musica” viene trasmesso in diretta dal Gianicolo di Roma, nell’ambito del Festival della Quercia del Tasso. In quell’occasione l’Orchestra di Ritmi Moderni della Rai viene accompagnata da svariati strumentisti appartenenti in prevalenza alla scena dell’avanguardia europea: Steve Lacy, Enrico Rava, John Tchicai, Alex Von Schlippenbach, Giancarlo Schiaffini, Roberto Gatto, Bruce Ditmas, Bruno Canino, Giovanni Tommaso

Paolo Marra

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