Nel 1972, il contrabbassista e compositore Giovanni Tommaso forma a Roma il gruppo jazz-rock del Perigeo; vengono chiamati a far parte del progetto il pianista Franco D’Andrea, il sassofonista Claudio Fasoli, il batterista Bruno Biriaco e il chitarrista Tony Sidney.
Nello stesso anno il quintetto esordisce dal vivo alla Bussola di Marina di Pietrasanta e circa un mese dopo pubblica con l’etichetta RCA il primo disco dal titolo Azimut.
Reduce dall’esperienza col Modern Art Trio, condivisa con Bruno Tommaso e Franco Tonani, Franco D’Andrea prima di essere contatto da Giovanni Tommaso si era gradualmente avvicinato alle nuove tendenze elaborate dai musicisti della scena jazz americana.
Nel 1969 il batterista Tony Williams aveva fondato col chitarrista inglese John McLaughlin e l’organista Larry Young la formazione The Tony Williams Lifetime, per incidere nel maggio dello stesso anno l’album Emergency! additato da molti come il primo esempio di jazz-rock. Qualche mese dopo, in agosto, Miles Davis con una formazione allargata di 12 elementi era entrato nello Studio B della Columbia a New York per l’incisione del seminale Bitches Brew, disco nel quale la commistione tra elementi propri del jazz orchestrale e gli aspetti timbrici e ritmici del rock legati all’elettrificazione degli strumenti assume una definitiva forma sonora.
Ad influenzare maggiormente il pianista italiano sono gli album successivi registrati dal vivo dal trombettista americano, Live-Evil e Live at the Fillmore East, nei quali il linguaggio funky desunto dalle produzioni di Sly and Family Stone e James Brown si fanno gradualmente più evidenti con figure ritmiche reiterate a fare da struttura portante all’intero corpus dell’improvvisazione collettiva.
Nel 1971 Franco D’Andrea assiste al concerto al Blue Note di Pepito Pignatelli del quintetto del virtuoso del violino elettrico Jean-Luc Ponty. L’ascolto della proposta musicale di Ponty a cavallo tra funky-rock e rimandi al free jazz aggiungono un ulteriore tassello all’avvicinamento del pianista alle sonorità del nuovo corso jazzistico americano ed europeo.
L’interesse di Giovanni Tommaso per il rock progressivo, il background hard-rock di Tony Sidney, nonché i diversi approcci jazzistici di Claudio Fasoli, Bruno Birico, Franco D’Andrea e dello stesso Tommaso rendono la musica del quintetto originale ed allo stesso tematicamente eterodossa; facendo propri gli elementi del folklore della tradizione popolare italiana e raffinata ricerca timbrica il Perigeo si è imposto come la formazione più importante della scena jazz-rock italiana degli anni Settanta, differenziandosi da gruppi inglesi ed americani come Soft Machine, Weather Report, Return to Forever, Nucleas, Paul Buckmaster and the Chitinous Ensemble.
Dal 1972 al 1976 il quintetto incide cinque album, Azimut, Abbiamo tutti un blues da piangere, Genealogia, La valle dei templi, Non è poi così lontano, tiene concerti in Italia, Francia, Inghilterra, Canada, Stati Uniti e Svizzera, presso il Casinò di Montreux.
La breve parabola musicale del Perigeo va contestualizza nello sfaccettato panorama del jazz italiano di quel periodo che, come evidenziato dal giornalista Gino Castaldo (Dossier jazz italiano, Muzak 1976), “si caratterizza per essere nella sua essenza autonomo e differenziato nell’aspetto formale, espressivo e di impegno sociale e politico rispetto al panorama jazzistico europeo, in cui il riferimento al jazz statunitense rimane essenzialmente di carattere estetico“.
A seguito dello scioglimento della formazione, avvenuto dopo un’ultima performance dal vivo a Pescara nell’agosto del 1976, i vari componenti del Perigeo si dedicano a progetti solisti: Franco D’Andrea che nel quintetto aveva introdotto il piano elettrico Fender Rhodes ritornerà alla dimensione acustica registrando nel 1978 il suo primo lavoro discografico in piano solo dal titolo Nuvolao. A questo faranno seguito altri due significativi recital in piano solo Dialogues with Super-Ego ed Es.
Giovanni Tommaso darà vita al progetto del Perigeo Special, a cui collaborano gli ex membri del Perigeo ed altri jazzisti italiani, tra cui Danilo Rea, Cicci Santucci, Nino Culasso, Dino Piana, Maurizio Giammarco, Alfredo Golino, Agostino Marangolo.
Claudio Fasoli incide con formazioni a suo nome dischi acclamati dalla critica, Eskimo Fakiro, con Franco D’Andrea, Giorgio Azzolini e Bruno Biriaco, e Hinterland, con Enrico Pieranunzi, Giancarlo Schiaffini, Riccardo Del Fra e Roberto Gatto.
Infine, Bruno Biriaco dirige la formazione orchestrale Saxes Machine che include i membri della sezione fiati dell’Orchestra Radiofonica della Rai, Franco D’Andrea e Giovanni Tommaso.
Nota: Il disco Duster del vibrafonista Gary Burton, inciso a New York nell’aprile del 1967, rappresenta uno dei primi esperimenti di commistione tra elementi dei generi musicali jazz, rock e country
