Isis – Congiunzione di Percorsi Musicali

Riunire insieme musicisti di talento in un’unica sessione di incisione non è sempre garanzia di un risultato all’altezza delle aspettative. Non di rado l’alto livello tecnico-strumentale spinge i musicisti a suonare in maniera autoreferenziale a danno dell’equilibrio generale.

In aggiunta, la buona riuscita di una  performance in studio d’incisione  non dipende da una formula collaudata da ripetere all’infinito, al contrario tutto avviene per un’ineffabile congiunzione di fatti, condizioni personali e reazioni in tempo reale agli stimoli inviati dagli altri componenti del gruppo.

Insomma, un lavoro discografico nel quale l’elevato tasso qualitativo della musica espressa fa il paio con la coesione degli strumentisti coinvolti è senza dubbio da considerarsi come una delle poche eccezioni alla regola nel panorama jazzistico italiano. L’album Isis è uno di queste.

Per l’incisione del disco vengono coinvolti quattro importanti esponenti del jazz italiano, Enrico Pieranunzi, Furio Di Castri, Roberto Gatto e Massimo Urbani e, nella veste di ospite, il trombettista americano Art Farmer.

Nessuno dei cinque strumentisti a ogni modo si prende la scena, contribuendo con il loro personale linguaggio a determinare la coralità di un lavoro discografico dal forte accento be-bop, tra standard e composizioni originali.

Enrico Pieranunzi aveva incontrato Massimo Urbani intorno la metà degli anni Settanta al Music Inn di Roma. Il giovane sassofonista si era messo in luce nell’ambito della scena jazz romana quale strumentista al di fuori dell’ordinario per tecnica e capacità di esprimere, nonostante la giovane età, un suono maturo e ben definito; nei vari jazz club della Capitale, Massimo Urbani insieme ad Enrico Pieranunzi, Enzo Pietropaoli, Maurizio Giammarco e Tommaso Vittorini, intrattengono il pubblico con “incendiarie” jam session. Poco dopo il sassofonista entra a far parte della formazione in quartetto di Enrico Rava.

Nel 1979, l’anno prima della registrazione di Isis, Pieranunzi e Urbani si erano incontrati nuovamente al Festival Jazz Jamboree organizzato a Varsavia, dove erano arrivati rispettivamente con la formazione orchestrale Saxes Machine, diretta da Bruno Biriaco, ed una formazione in quartetto. In quell’occasione i due avevano avuto modo di suonare insieme coi musicisti locali. Gioca un ruolo determinante nell’intesa musicale tra i due musicisti il comune background “popolare” derivativo di uno stretto rapporto con la loro città natale, Roma.

Da parte sua, alla fine degli anni Settanta il contrabbassista Furio Di Castri si stabilisce nella Capitale, dove viene in contatto col gruppo di jazzisti locali; instaura da subito una collaborazione artistica con Massimo Urbani, col quale incide in quartetto l’album Dedication to A. A & J. C. – Max Mood (1980), e, insieme a Roberto Gatto e il pianista Luca Flores, l’album Easy to Love (1986), registrato in solo quattro ore al Sonic Studio di Roma.

Anche Enrico Pieranunzi ed Art Farmer avevano in precedenza suonato insieme, nell’ambito di alcuni concerti che il trombettista americano aveva tenuto al Music Inn e al Teatro di Tenda di Roma.

Le sedute di incisione del lavoro discografico Isis hanno luogo presso lo Studio Emmequattro di Roma nel febbraio del 1980. Nell’album trovano spazio rapsodiche improvvisazioni in stile puramente Hard bop, temi melodici e la puntuale e solida ritmica del duo Di Castri-Gatto.

Classici della storia del jazz quali “Ah-Leu-Cha” di Charlie Parker, si alternano a momenti più lirici ed essenziali dall’implicito rimando alla musica colta europea. Questo non sorprende, Pieranunzi aveva frequentato il Conservatorio di Reggio Calabria diplomandosi nel 1972 in pianoforte classico, mentre Art Farmer, giunto a Vienna a metà degli anni Sessanta, si era cimentato nell’esecuzione dei concerti brandeburghesi di Bach per tromba e delle partiture per orchestra e tromba del compositore austriaco Franz Joseph Haydn.

Massimo Urbani suona in tre brani del disco, “Isis” e “Soul Dance” di Pieranunzi e “Blue ‘N’ Boogie” di Dizzy Gillespie. Il sassofonista fraseggia in modo istintivo e fisicamente al limite delle proprie possibilità senza farsi imbrigliare in inutili esercizi mentali.

L’intenzione rivolta all’immediatezza del gesto musicale da parte del giovane sassofonista romano ben si coniuga con la pagata riflessività delle morbide ma incisive frasi pronunciate da Farmer al flicorno. Pieranunzi nella veste di leader della formazione aveva intuito la possibilità di amalgamare i differenti approcci esecutivi di Urbani e Farmer. Nel libro di Carola De Scipio “Massimo Urbani – L’avanguardia è nei sentimenti” (Arcana Jazz), il pianista racconta – “Poiché il solista principale era Art Farmer, che suonava il flicorno, pensai di chiamare Massimo col suo contralto. Mi piaceva l’idea di questo impasto di voci strumentali e anche l’idea di avvicinare a un solista “classico” come Farmer un solista dirompente e vulcanico come Massimo”.

Nonostante lo sforzo profuso per ottenere i migliori risultati dalle sedute di incisione, Pieranunzi non riesce a trovare sul momento un’etichetta disposta a pubblicare il disco. Finché, in seguito ad un primo diniego alla richiesta inviatagli, Giovanni Bonandrini della Soul Note non si convince a produrre il lavoro discografico insieme allo stesso Pieranunzi, dando così inizio ad un lungo e fruttuoso sodalizio.

Senza dubbio, Isis rappresenta al meglio il movimento del jazz italiano nei primi anni Ottanta, proteso verso il raggiungimento di un elevato standard qualitativo e di una propria voce espressiva, senza il timore di citare un passato troppo ingombrante per essere imitato

Nota 1: Il quartetto di Enrico Rava includeva Calvin Hill al basso e Michael Carvin alla batteria

Nota 2: Il lavoro discografico Dedication to A. A & J. C. – Max Mood viene prodotto da Sergio Veschi e Alberto Alberti, quest’ultimo promotore discografico della prima ora di Massimo Urbani

Paolo Marra

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