Sin dagli anni Venti del secolo scorso la radio è stata un essenziale mezzo di diffusione del jazz in Italia. Prima dell’avvento delle trasmissioni televisive la radio ha portato la musica afro-americana nelle case degli italiani e, in generale, di paesi europei come Austria, Francia, Gran Bretagna e Danimarca.
Negli anni successivi alla fine della Seconda Guerra Mondiale, con la riunificazione del sistema radiofonico sotto il controllo della Rai (Radio Audizioni Italiane) si assiste in Italia ad un aumento esponenziale di trasmissioni dedicate al jazz, genere musicale introdotto in Europa dalle truppe americane sbarcate in Sicilia dopo l’armistizio dell’8 settembre del 1943.
In un arco temporale che va dal 1947 fino ai primi anni Ottanta, i programmi dedicati al jazz vennero trasmessi dalle sedi della Rai di Roma, Napoli, Bari, Firenze, Torino e Milano, con performance di gruppi e formazioni orchestrali trasmesse in dirette o registrate in diverse location italiane: a Roma, la Sala A di Via Asiago, Auditorium Rai del Foro Italico, Teatro Argentina, Teatro Giulio Cesare e Teatro dell’Opera, Quercia del Tasso, il Folkstudio, St. Louis Jazz Club e, inoltre, dal Teatro Purgatorio di Bari, Liceo Musicale Pergolesi di Ancona, Centro Attività Musicali Andrea Del Sarto a Firenze e Roccella Jonica.
I concerti mandati in onda nel periodo compreso tra il 1979 e il 1984 vengono curati e realizzati da Pasquale Santoli, responsabile del settore jazz della Rai, per la trasmissione Un certo discorso musica.
L’elenco dei musicisti e delle formazioni che partecipano a queste produzioni radiofoniche è molto lungo, per cui, ci limiteremo a fare qualche nome: Eugenio Colombo, Steve Lacy, Alvin Curran, Bruno Tommaso, Misha Mengelberg, Enrico Rava, Andrea Centazzo, Gianluigi Trovesi, Massimo Urbani, Franco D’Andrea, Furio Di Castri, Nicola Stilo, Giancarlo Schiaffini, Maurizio Giammarco, Giorgio Gaslini, Danilo Rea, Enrico Pieranunzi con Marc Johnson e Joey Baron, Gil Evans, Kenny Wheeler, Paolo Damiani, Antonello Salis, Tiziana Ghiglioni.
Tra gli anni Cinquanta e Sessanta Adriano Mazzoletti, tra i più autorevoli divulgatori ed esperti di jazz e musica leggera in Italia, conduce alla Radio i programmi La Coppa del Jazz, Tempo di Jazz e Jazz Concerto; in quest’ultimo, trasmesso dalla Sala A di Via Asiago, vengono ospitati di volta in volta i migliori strumentisti italiani e stranieri.
Nello stesso periodo due prestigiosi compositori e direttori d’orchestra collaborano alla conduzione di programmi di jazz: Armando Trovajoli con la trasmissione radiofonica Musica per i vostri sogni presenta per prima volta in Italia un format in cui l’esecuzione pianistica di carattere jazzistico viene accompagnata da una orchestra d’archi formata da 14 elementi, mentre Piero Umiliani collabora alla realizzazione, insieme a suo fratello Leone, della trasmissione Rassegna del Jazz.
Grazie a critici, musicisti e compositori italiani, negli anni la diffusione radiofonica del patrimonio sonoro del jazz viene arricchita da note critiche e una puntuale divulgazione storico-musicale relativa all’evoluzione di stili, generi e protagonisti della musica afro-americana.
Nella trasmissione radiofonica Appuntamento con Nunzio Rotondo, per esempio, il noto trombettista romano, oltre a suonare, intrattiene gli ascoltatori con brillanti commenti sulla storia del jazz e argute annotazioni critiche relative ai brani eseguiti dal vivo.
Con la nascita delle radio private in Italia tra il 1974 e il 1976 aumenta il numero di programmi dedicati al jazz, quali per esempio il programma curato da Fabio Santini e Franco Fayenz trasmesso da Radio Milano International, il programma a cura di Giuseppe Barazzetta e Gino Tomaselli trasmesso da Nova Radio (Milano), il programma a cura di Arrigo Polillo trasmesso da Radio Piemonte, il programma condotto da Mario Luzzi, con la partecipazione nella veste di ospiti di importanti musicisti italiani e stranieri, in onda su Radio Hanna (Roma).
Uno dei punti di forza delle radio “libere” è l’acquisizione da parte dell’ascoltatore di un ruolo attivo e non più passivo all’interno della trasmissione; questo può interagire con il conduttore e gli ospiti presenti in studio e suggerire brani da mandare in onda. Altri caratteri delle radio private sono la forte politicizzazione dei contenuti – di contro si assiste alla nascita di emittenti classificate come “commerciali” – ed una programmazione rivolta ad uno specifico target di ascoltatori, fattore penalizzante per quanto riguarda il coinvolgimento diretto di persone di età diverse o non propriamente interessate ad un determinato genere musicale.
Nota 1: Nel 1976 la Corte Costituzionale emette la storica sentenza sulla liberalizzazione delle trasmissioni via etere in ambito locale
Paolo Marra
Fonti bibliografiche: Blu Jazz n. 28 – anno 1992 – edizione a cura di Adriano Mazzoletti, Musica Jazz, giugno 1977 (articolo dal titolo “Il jazz nelle radio libere, crisi di crescenza” di Luca Cerchiari)
Nella foto il contrabbassista Giovanni Tommaso e il trombettista statunitense Art Farmer in concerto nella Sala A della RAI di Via Asiago a Roma (L’Italia del Jazz – Adriano Mazzoletti – Stefano Mastruzzi Editore)




