Nel periodo degli anni settanta in Italia convivono tre principali scene jazzistiche: dixieland, bebop e free. Al netto delle reali capacità strumentali degli appartenenti a quest’ultimo movimento musicale, non sempre la proposta nel suo insieme appare di alto livello, lasciando posto ad esiti incerti se non mediocri. Il movimento nasce nel solco delle avanguardie della musica afro-americana, anche in questo caso non sempre portatrici di soluzioni tecnico-stilistiche brillanti e convincenti.
Tra i jazzisti di rilievo dell’area musicale che include avanguardia, musica contemporanea e sperimentazione si segnalano i contrabbassisti Bruno Tommaso e Marcello Melis, il trombonista Giancarlo Schiaffini, i sassofonisti Eugenio Colombo e Gianni Bedori, il clarinettista Gianluigi Trovesi, il pianista Gaetano Liguori, il trombettista Guido Mazzon, il batterista Filippo Monico.
A questi si aggiunge il batterista, percussionista e compositore Andrea Centazzo. Insieme a Maurizio Giammarco e Bruno Tommaso, il batterista friulano registra l’album Fragmentos; col solo Giammarco incide nel 1975 Davanti e Oltre la Soglia, tra i primi lavori discografici di stampo ambient realizzati in Italia.
In ultima analisi si rende necessario soffermarsi sulla visibilità a livello internazionale degli esponenti del jazz italiano. Il primo a trovare all’estero nuovi spazi di crescita ed una certa emancipazione dalla scena jazz italiana, ancora avara di stimoli e proposte diversificate, è stato alla fine degli anni sessanta il trombettista Enrico Rava; in quel torno di tempo si muove tra Argentina e Stati Uniti: a New York in poco tempo entra a far parte della scena dell’avanguardia statunitense.
Negli anni successivi il trombettista italiano diviene uno dei jazzisti maggiormente conosciuti e apprezzati a livello internazionale, anche per merito della collaborazione con l’etichetta tedesca ECM di Manfred Eicher.
Altre figure italiane apprezzate all’estero sono il pianista Giorgio Gaslini ed Enrico Pieranunzi – unico italiano nella veste di leader ad esibirsi nel leggendario jazz club Village Vanguard di New York col trio formato dal contrabbassista Marc Johnson e il batterista Paul Motian – Andrea Centazzo e il clarinettista Gianluigi Trovesi.
Senza dubbio negli ultimi anni ha giocato un ruolo determinante nell’aumento della visibilità a livello internazionale dei musicisti italiani il veloce sviluppo delle tecnologie di comunicazione, non ultimi i social media. A seguito di questi cambiamenti, la figura del jazzista italiano è divenuta gradualmente meno purista e maggiormente affine ad un sincretismo culturalmente transnazionale.
