Con l’elettrificazione della strumentazione in ambito jazz l’espressione sonora del musicista si adatta, quasi in maniera inconsapevole, ai rumori caotici e invasivi della moderna realtà urbana, al veloce processo tecnologico che permea le abitudini e comportamenti dell’individuo, a un mondo computerizzato e dominato dal continuo flusso informazionale, prefigurando il mutarsi della sensibilità psico-acustica dell’esecutore quanto dell’ascoltatore.
Avviene il passaggio dal contesto acustico a una concezione plastica degli elementi coloristici legati al timbro e al ritmo; questi possono essere plasmati secondo il senso di significato dell’artista in quale assume il ruolo di manipolatore in studio di incisione di suoni ed effetti estrapolati da strumenti elettroacustici ed elettronici.
Già dalla fine degli anni Trenta Charlie Christian aveva introdotto all’interno delle formazioni orchestrali la chitarra elettrica e più avanti negli anni Cinquanta Jimmy Smith si era imposto come un virtuoso dell’organo elettrico e Ray Charles aveva suonato il piano elettrico in alcune sue incisioni.
Nondimeno, è dalla fine degli anni Sessanta che inizia a delinearsi il pieno utilizzo degli strumenti elettrici da parte dei jazzisti, con la possibilità di poterne modificare il suono in sala d’incisione.
Propugnatore della metamorfosi elettrica nell’area musicale del jazz è il trombettista e compositore Miles Davis: nell’album Filles de Kilimanjaro (1968) si avvale del piano elettrico suonato da Herbie Hancock e Chick Corea, a cui si aggiungono negli album successivi, In a Silent Way (1969) e Bitches Brew (1970), la chitarra elettrica (per la prima volta sperimentata da Davis nel 1967 nel brano “Circle in the Round”) e il basso elettrico. I musicisti che prendono parte all’incisione dei lavori discografici del trombettista americano – Chick Corea, Herbie Hancock, Tony Williams, Joe Zawinul, Wayne Shorter, John McLaughlin – abbracceranno il jazz-rock formando propri gruppi con peculiarità diverse mutuate da tradizioni folkloristiche, riti orientali, elementi mutuati dal funk e della musica elettronica.
In maniera simile il jazz-rock viene letto e assorbito da numerosi musicisti europei attraverso l’humus tradizionale ed etnico della nazione di appartenenza, con l’aggiunta di messaggi di connotazione socio-politica.
Le nuove tendenze musicali di lavori discografici di formazioni come Return To Forever, Weather Report, Mahavishnu Orchestra, Oregon, Soft Machine, Nucleas, Paul Buckmaster and the Chitinous Ensemble fanno presa anche sulla nuova generazione di jazzisti italiani affascinati da un genere musicale in grado di allargare gli orizzonti del rock senza tradire le formule tramandante del jazz moderno, mettendo insieme virtuosismo, potenza, raffinatezza melodica ed estatici paesaggi sonori.
Nel grande alveo del progressive-rock, contestualizzato nel periodo post sessantottino, a Roma si vanno formando band con una propensione maggiormente spostata verso il jazz-rock.
Il Blue Morning, tra le prime a promuovere questo genere musicale in Italia, nasce alla fine degli anni Sessanta su iniziativa di un nucleo di musicisti del quartiere Montesacro di Roma, il sassofonista Maurizio Giammarco, il pianista Billy Ward, il percussionista Alfredo Minotti, il bassista Sandro Ponzoni e il chitarrista Roberto Ciotti. Gli Spirale del contrabbassista e chitarrista Peppe Caporello, col pianista Corrado Nofri, il sassofonista Giancarlo Maurino, il trombettista Gaetano Delfini, il batterista Giampaolo Ascolese. Entrambe le band rimarranno in attività per un breve periodo registrando un solo album omonimo.
La formazione che, insieme agli Area di Demetrio Stratos, ha rappresentato la punta di diamante del jazz-rock in Italia è stata senza dubbio il Perigeo. Il quintetto nasce a Roma nel 1972 su iniziativa del bassista e compositore Giovanni Tommaso.
Il primo musicista ad essere contattato dal bassista per entrare a far parte del gruppo è il pianista Franco d’Andrea, reduce dall’esperienza col Modern Art Trio insieme a Bruno Tommaso e Franco Tonani. Anche lui, come Giovanni Tommaso, rimane affascinato dal nuovo corso del jazz elettrico meditato dall’ascolto dei dischi di Miles Davis. Dopo Franco D’Andrea vengono chiamati a far parte della formazione il sassofonista Claudio Fasoli, il batterista Bruno Biriaco e il chitarrista Tony Sidney.
Il quintetto si distingue per un linguaggio peculiare, compatto e di ampio respiro nel quale si fondono ritmi rock, funky ed etnici, improvvisazioni di stampo modale, riff chitarristici e tappetti vocali supportati da un ricercato lavoro armonico e in particolare timbrico, messo in campo da Franco D’Andrea attraverso l’utilizzo di tutto un armamentario elettrificato, Fender Rhodes, tastiere elettriche, phasing, pedali wah-wah, ring modulator. Il gruppo incide cinque album in un arco temporale di appena cinque anni tenendo concerti in Italia, Francia, Inghilterra, Canada e Stati Uniti.
In quegli anni in Italia si vanno formando altri gruppi jazz-rock o di matrice progressive con caratteristiche più vicine al jazz: il trio Cadmo, formato nel 1973 ad Alghero (Sardegna) dal pianista e fisarmonicista Antonello Salis, il bassista Riccardo Lay e il batterista Mario Paliano, i piemontesi Arti e Mestieri e Dedalus, i Napoli Centrale del sassofonista James Senese, il Baricentro in Puglia e Salis in Sardegna.
Verso la fine degli anni Settanta si esaurirà la spinta autenticamente creativa della scena jazz-rock – come d’altronde quella del progressive rock – ormai inflazionata da formazioni non sempre di alto livello e spesso a corto di idee originali, di pari passo con un’inversione di tendenza da parte del pubblico giovanile nei confronti dei movimenti vicini alla sinistra extraparlamentare.
Nondimeno, niente sarà come prima: anche se una gran parte dei musicisti sopraccitati gradualmente ritorneranno a suonare acustico, ormai “l’elettrificazione” sarà pienamente assorbita nell’insieme delle innumerevoli soluzioni a disposizione dello strumentista-compositore, generando ancora una volta una nuova sensibilità musicale.
Nota 1: Billy Ward prima di entrare nel Blue Morning aveva fatto parte dei Folkstudio Singers, formazione gospel capitana dal proprietario del locale alternativo romano, Harold Bradley
Nota 2: Il Blue Morning si esibisce nel 1972 al Festival Pop di Villa Pamphili a Roma
Nota 3: Nella formazione Dedalus ha militato il contrabbassista Furio Di Castri
Nota 4: Il Perigeo partecipa nel 1974 al Festival Pop di Villa Pamphili a Roma e nel 1975 si esibisce al jazz club Ronnie’s Scott di Londra e al Festival Jazz di Montreux
