Kenny Drew. Il Periodo Europeo

Come era avvenuto in precedenza per numerosi jazzisti americani, all’inizio degli anni sessanta il pianista Kenny Drew attraversa l’Atlantico per stabilirsi in Europa, dapprima a Parigi e in seguito a Copenaghen.

Negli anni giovanili mentre frequenta il liceo il pianista  era entrato a far parte  della band del sassofonista Sonny Rollins insieme al sassofonista Jackie McLean e al contrabbassista Art Taylor. In seguito collabora con Charlie Parker, Coleman Hawkins, Lester Young, Sonny Rollins, con il quale negli anni cinquanta insieme al batterista Max Roach incide l’album Tour de Force (1956), per suonare nello stesso periodo col sassofonista John Coltrane nel lavoro discografico Blue Train (1957) e formare un proprio trio con il contrabbassista Paul Chambers e il batterista Philly Joe Jones.

In Europa Kenny Drew trova un ambiente ideale per lavorare in contesti musicali variegati e stimolanti fuori dalla ristretta cerchia dei musicisti afro-americani attivi nel circuito jazzistico statunitense. Inoltre, in particolare nella capitale danese, il pianista ha la possibilità di dedicarsi  maggiormente agli studi musicali e al contempo approfondire le proprie conoscenze e abilità strumentali. Un percorso artistico  comune alle figure del jazz americano emigrate in Europa, pronte a mettersi in gioco per recepire, assimilare e fare proprie le tendenze estetico-formali della musica europea, ancorata, anche nel caso del jazz, al folklore e alla tradizione classica.

Lo stile pianistico di Kenny Drew, influenzato da Bud Powell, si arricchisce di questi elementi aggiungendo all’utilizzo dei block chords (locked hands) nell’armonizzazione della linea melodica (tecnica utilizzata da George Shearing, Red Garland, Bill Evans e altri) e al fraseggio asciutto desunto dalla scuola blues un certo gusto per l’astrattezza lirica delle atmosfere musicali del Nord Europa.

In Danimarca, il pianista instaura un lungo sodalizio artistico, con l’incisione di diversi dischi in duo, con Niels-Henning Ørsted Pedersen, contrabbassista che, tra la fine degli anni sessanta e il decennio successivo, si ritaglia la visibilità internazionale collaborando con grandi nomi del jazz statunitense, in particolare col pianista Oscar Peterson.

Il contrabbassista danese abbina l’approccio stilistico desunto dalla musica colta europea ad una tecnica strumentale unica nel suo genere: invece di utilizzare tre dita della mano destra, come la maggioranza dei contrabbassisti moderni, Ørsted Pedersen ne utilizza quattro, “in tecniche diverse di pizzicato e attacco”. Nel 1981 il contrabbassista danese collabora con Dado Moroni, giovane pianista italiano che in quegli anni si sta mettendo in luce nel circuito jazzistico internazionale, partecipando all’incisione del lavoro discografico Bluesology, col trombettista Franco Ambrosetti e il batterista Tullio De Piscopo.

Nello stesso anno Kenny Drew incide a Milano, presso gli studi Barigozzi, il disco Your Soft Eyes, prodotto dall’etichetta italiana Soul Note del critico musicale Giacomo Pellicciotti. Nel solco dell’etichetta danese SteepleChase, fondata da Nils Winther nel 1972, con produzioni di jazzisti dell’area mainstream americana, Dexter Gordon, Jackie McLean e altri, ma anche dello stesso Niels-Henning Ørsted Pedersen, la Soul Note, associata della Black Saint, dal 1979 pubblica dischi di musicisti della scena jazzistica statunitense e italiana. Per le sedute d’incisione di Your Soft Eyes, Kenny Drew è accompagnato dal batterista Ed Thigpen, storico componente insieme al contrabbassista Ray Brown del trio di Oscar Peterson, e il contrabbassista danese Mads Vinding, il quale già all’età di sedici anni era stato chiamato a ricoprire il ruolo di bassista fisso del Jazzhus Montmartre (Cafe Montmartre), famoso jazz club di Copenaghen. In quello stesso locale agli inizi degli anni sessanta aveva lavorato Kenny Drew, con Niels-Henning Ørsted Pedersen e il batterista danese Alex Riel, nel gruppo che fungeva da sezione ritmica dei musicisti ospiti.

Paolo Marra

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