Le Donne del Jazz

Nell’arco dei decenni, strumentiste, compositrici, cantanti e appassionate organizzatrici con tenacia, qualità e spirito di iniziativa si sono affermate nell’ambito del jazz italiano.

Il loro non è stato un ruolo subalterno o laterale a quello maschile ma altresì autonomo in termini di approccio tecnico-espressivo e scrittura musicale.

La prima protagonista di questo percorso di appropriazione di una identità artistica ben definita è stata senza dubbio la pianista Dora Musumeci: dopo essersi diplomata al Conservatorio di San Pietro a Majella a Napoli, alla fine degli anni Quaranta si avvicina al jazz suonando insieme a storici nomi della musica afroamericana, come Lionel Hampton e Dizzy Gillespie.

Pubblica diversi dischi con una propria formazione e nel 1968 partecipa ad una storica serata al Piper di Roma in onore del prestigioso ospite Lionel Hampton, per l’occasione accompagnato dalla Swinging Dance Band di Marcello Rosa e altri jazzisti italiani, tra cui Romano Mussolini.

Negli anni successivi la sempre più insistente richiesta di parità di genere da parte della popolazione femminile in ambito lavorativo, artistico e culturale genera un cambiamento sostanziale per quanto riguardo l’assetto sociale e politico italiano.

Le donne attive in molteplici campi artistici sentono l’esigenza di esprimere un proprio linguaggio, di raccontare le proprie emozioni, sensazioni e idee in piena libertà attraverso musica, cinema, letteratura, teatro e balletto.

Una strada impervia da intraprendere con determinazione e volitiva passione, costellata di numerosi ostacoli, ma che contribuisce negli anni al miglioramento dell’intero comparto culturale del nostro Paese, gradualmente svincolato da preconcetti e proteso verso un radicale rinnovamento nella forma, ma sopratutto nei contenuti.

Tale rivoluzione avrà il suo apogeo tra la fine degli anni Settanta e il decennio successivo. Proprio in quel periodo nasce in Italia il primo festival dedicato alle strumentiste attive in seno alla scena jazz internazionale.

Ideatrici della manifestazione sono Francesca Noè, organizzatrice del Murales, la fotografa Nona Melis, Fausta Gabrielli e Francesca Brasi, coordinatrici del club Ziegfield, e Picchi Gallarati, moglie di Pepito Pignatelli, storico fondatore a Roma dei jazz club Blue Note e Music Inn. Sempre accanto al marito nelle sue audaci iniziative imprenditoriali mosse da una passione senza riserve per il jazz, Picchi si muove in un contesto costituito principalmente da uomini. In breve tempo, però, il numero di appassionate e giovani musiciste presenti nel pubblico del Music Inn inizia gradualmente ad aumentare.

La rassegna organizzata nel parco del Giardino del lago di Villa Borghese ha un titolo emblematico “La musica è una donna meravigliosa” e vi partecipano nomi di spicco dell’avanguardia e jazz tradizionale, tra cui le pianiste Joanne Brackeen, Amina Claudine Myers e Patrizia Scascitelli, le cantanti Betty Carter, Jeanne Lee e Sheila Jordan, la cornista e pianista Sharon Freeman.

In quel periodo Patrizia Scascitelli prende parte al nuovo movimento jazzistico italiano, costituito dai giovani musicisti che gravitano intorno al pianista e compositore Giorgio Gaslini, docente del corso di jazz al Conservatorio di Santa Cecilia di Roma e in seguito al Conservatorio Giuseppe Verdi di Milano.

La pianista partecipa a diversi festival indipendenti organizzati nella Capitale e a Milano, registra dischi col suo gruppo, appare in trasmissioni televisive e tiene una serie di concerti negli Stati Uniti.

Altre figure femminili del jazz italiano sono Tiziana Ghiglioni e Rita Marcotulli. Negli anni Ottanta Tiziana Ghiglioni si afferma a livello internazionale come interprete dotata di grande espressività e tecnica vocale, capace di approcciarsi con disinvoltura sia al materiale jazzistico tradizionale che a quello della libera improvvisazione mutuato dall’avanguardia radicale del free jazz statunitense.

Il noto critico Arrigo Polillo la indica come “l’unica vera cantante di jazz italiana comparsa in scena, nel nostro paese, da parecchi anni a questa parte…”.

Rita Marcotulli, pianista e compositrice, si avvicina negli anni alle tradizioni della musica brasiliana, africana e indiana dando forma ad un proprio linguaggio jazzistico.

Nel 1988 si trasferisce in Svezia, per rimanervi fino al 1992; ulteriore esperienza che gli darà la possibilità di collaborare con musicisti della scena jazzistica nord-europea, Palle Danielsson, Jon Christensen, Marilyn Mazur, Tore Brunborg e, inoltre, suonare col batterista Billy Cobham e il sassofonista statunitense Dewey Redman.

Queste e altre figure femminili di notevole spessore artistico, tra cui le nuove protagoniste della scena jazz italiana, continuano a portare avanti il proprio pensiero musicale con la voglia inarrestabile di scorgere all’orizzonte nuove e inaspettate strade.

Paolo Marra

Nota: Il Piper è stato un locale situato in Via Tagliamento a Roma, ritrovo della nuova generazione beat e rock di fine anni Sessanta

Fonte bibliografica: La musica è donna, Marco Molendini, Il Messaggero, 8 giugno 1979

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