L’Orchestra si veste di jazz

Mentre l’Italia viene liberata dall’occupazione nazifascista, dagli studi radiofonici di Radio Firenze viene trasmessa quella che diventerà la colonna sonora della ritrovata speranza: musica leggera a ritmo sincopato, eseguita da un organico orchestrale formato da eccelsi strumentisti.

Questi alla fine della Seconda Guerra Mondiale si trasferiscono a Roma per entrare a far parte dell’Orchestra di Ritmi Moderni, chiamata anche “L’Orchestra dei Fiorentini”, della radio pubblica (Rai), diretta dal Maestro Francesco Ferrari.

Verso la fine degli anni Cinquanta, la Rai incarica il Maestro Armando Trovajoli di formare un’altra Big Band, L’Orchestra di Musica Leggera. Gli strumentisti che vengono chiamati a farne parte sono per la maggioranza ex-membri dell’Orchestra Jazz, con cui lo stesso Trovajoli, in veste anche di pianista, si esibiva regolarmente alla Capannina di Forti Dei Marmi, storico locale che ospitava regolarmente importanti esponenti del jazz europeo e americano, come il sassofonista Lars Gullin e il trombettista americano Chet Baker.

La musica realizzata dalle orchestre della Rai, diventate nel frattempo due a Roma e una a Milano,”entrano” nelle case degli italiani attraverso la radio e, successivamente, la televisione con i varietà del sabato sera. La programmazione della radiotelevisione pubblica veicola di fatto quel cambiamento di abitudini, stili, aspettative e gusti propri del “miracolo economico italiano” degli anni Cinquanta e Sessanta.

L’organico strumentale delle orchestre deputate alla realizzazione di sigle, interventi e commenti sonori a drammi o balletti all’interno delle trasmissioni radiofoniche e televisive, aveva una conformazione da classica Big Band con quattro trombe, tre tromboni e trombone basso, cinque sassofoni e un clarinetto, vibrafono, chitarra, pianoforte, contrabbasso e batteria, con l’aggiunta degli archi e dell’arpa nell’organico utilizzato in ambito televisivo. La conduzione delle orchestre era affidata a Maestri rimasti nella storia della musica italiana: Piero Piccioni, Bruno Canfora, Gianni Ferrio, Gorni Kramer, Lelio Luttazzi e Giulio Libano.

Tra gli orchestrali erano presenti i migliori jazzmen italiani del periodo, entrati per concorso alla Rai: Oscar Valdambrini, Gianni Basso, Dino e Franco Piana, Gianluigi Trovesi, Gianni Oddi, Cicci Santucci, Baldo Maestri, Attilio Donadìo, Antonello Vannucchi, i fratelli Corvini, Sergio Fanni, Rudi Migliardi, Emilio Soana, Attilio Donadio, Roberto Pregadio.

Diversi di loro, al di fuori dell’orario di lavoro, si dedicava a progetti personali e, in alcuni casi, svolgeva l’attività di docente; per esempio, Baldo Maestri e Alberto Corvini, quest’ultimo uno dei primi insegnanti della Scuola Popolare di Musica di Testaccio a Roma. Si vanno formando, inoltre, in quegli anni dei large ensemble o combo che includono gli strumentisti delle sezioni dell’orchestra del servizio pubblico radiotelevisivo: i sassofonisti vanno a formare l’asse portante del Saxes Machine, diretta dal batterista Bruno Biriaco, il sassofonista Gianni Basso, il trombettista Oscar Valdambrini e il trombonista Dino Piana formano uno dei sestetti più prolifici della storia del jazz italiano, il trombettista Cicci Santucci dà vita a un duo insieme al sassofonista Enzo Scoppa.

Tra gli anni Settanta e Ottanta entrambe le orchestre, compresa quella di Milano, vengono coinvolte in produzioni jazzistiche di ampio respiro: lo scopo è quello di rivitalizzare e dare nuovo slancio a tutte le potenzialità espressive e tecniche degli strumentisti all’interno degli organici, relegati spesso a mera cornice di intrattenimento “consumistico”.

Promotori di tali iniziative sono figure di rilievo della radiotelevisione pubblica: il critico e presentatore Adriano Mazzoletti, dalla Sala A della Rai di Via Asiago a Roma, e l’autore e presentatore Pasquale Santoli, con concerti dell’Orchestra di Ritmi Moderni insieme a strumentisti dell’avanguardia jazzistica europea, trasmessi in diretta da diverse location italiane nel programma in onda su Radio3 “Un certo discorso musica “.

Il rinnovato interesse da parte della Rai nei confronti di questa tipologia di eventi è contestualizzata nel periodo tra gli anni Settanta e Ottanta durante il quale le orchestre diventano il luogo di formazione ed evoluzione del jazz europeo e americano e, in particolare, del movimento free jazz. Si possono citare la Jazz Composers Orchestra di Carla Bley e Mike Mantler, quella diretta da Muhal Richard Abrams, la Globe Unity, la Radio Jazz Orchestra Danese.

Negli anni successivi gli alti costi di gestione delle formazioni orchestrali inciderà sulla loro graduale scomparsa dal panorama televisivo e radiofonico: nel 1984 la Rai realizza un centro unico di produzione televisiva per coordinare le due orchestre per la televisione e la radio, per poi, negli anni Novanta, sciogliere tutti gli organici orchestrali, comprese le sinfoniche di Roma e Milano, l’Orchestra da camera “Scarlatti” di Napoli e i tre cori polifonici.

L’unica orchestra ancora in attività è la Sinfonica Nazionale di Torino, degna rappresentante di un periodo fondamentale per la crescita dell’intero panorama musicale italiano.

Nota: L’album dal titolo RAI Big Band & Soloists – Jelly Roll (registrato il 31 maggio del 1980 al Teatro Argentina di Roma) rappresenta un importante documento discografico relativo alle produzioni nell’ambito della trasmissione di Pasquale Santoli “Un certo discorso musica “. Vi hanno partecipato l’Orchestra di Ritmi Moderni affiancata da prestigiosi esponenti dell’avanguardia jazzistica europea, tra cui, il pianista Alexander Von Schlippenbach, il contrabbassista Bruno Tommaso e il batterista Paul Lovens

Nella foto (estratta dal libro “L’Italia del Jazz” a cura di Adriano Mazzoletti) l’Orchestra Kramer

Paolo Marra

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