Alla fine degli anni Cinquanta il pianista Mal Waldron accompagna la cantante Billie Holiday nella sua ultima tournée in Europa.
In Italia nel novembre del 1958 si esibisce insieme a Lady Day al Teatro Smeraldo e al Teatro Gerolamo di Milano, con Franco Cerri al contrabbasso e Gene Victory alla batteria.
Qualche anno dopo il pianista a seguito di un collasso avvenuto mentre si trova a bordo di un aereo riporta gravi danni cerebrali che lo rendono incapace di suonare il piano e gli procurano frequenti vuoti di memoria; con tenacia riprende gradualmente a suonare riempendo quei “vuoti” con l’ascolto costante delle proprie registrazioni.
In quei dischi il pianista ritrova le esperienze pregresse annullate dal buio calato nella sua mente a seguito di quella tragica esperienza: esponente di spicco dello stile Hard bop, aveva militato nella formazione di Charles Mingus e collaborato con John Coltrane, Eric Dolphy, Booker Ervin, Max Roach e, in particolare, Billie Holiday, sodalizio durato fino alla scomparsa di quest’ultima nel luglio del 1959.
Dopo la lunga riabilitazione, il pianista decide di staccarsi dal ritmo stressante del mondo del business musicale americano; si trasferisce in Europa, dove si stabilisce per circa un anno in Italia, muovendosi tra Bologna e Roma. In seguito si sposta in maniera definitiva a Monaco in Germania, tornando spesso nella Capitale per tenere concerti in trio o in solo nei jazz club Music Inn e Saint Louis.
Nel 1966 il pianista americano incontra a Bologna Pepito Pignatelli, futuro fondatore dei jazz club capitolini, Blue Note e Music Inn. Pepito Pignatelli, batterista semi-professionista, non si fa sfuggire l’occasione di chiedere a Waldron di affiancarlo in alcuni concerti con la successiva incisione di un disco in studio.
Il progetto si concretizza nello stesso anno con la realizzazione a Roma di un album in trio, con al contrabbasso Giovanni Tommaso, pubblicato dall’etichetta Karim, fondata da Ivo Chiesa, impresario teatrale e direttore del Teatro Stabile di Genova.
Il lavoro discografico si rivela però un fiasco, con poche copie stampate e quasi nessuna venduta, preannunciando la chiusura dell’etichetta Karim, avvenuta qualche mese dopo.
Sempre nel capoluogo emiliano Waldron stringe un rapporto umano e professionale con Alberto Alberti e Antonio “Cicci” Foresti, fondatori nel 1958 del Bologna Jazz Festival. Al quel felice soggiorno bolognese il pianista dedica il brano “Due Torri” contenuto nel disco All Alone, registrato a Milano nel 1966.
Qualche anno dopo, nel 1972, registra un disco per la serie Jazz a Confronto, licenziata dall’etichetta romana Horo del produttore Aldo Sinesio, nel quale compare un brano dedicato alla moglie di “Pepito”, dal titolo “Picchy’s Waltz”.
L’approccio pianistico di Mal Waldron nel tempo si discosta dal post-bop per indirizzarsi verso l’utilizzo di accordi dissonanti nel solco della scuola di Thelonious Monk e ampi spazi in cui si alternano silenzio ed essenziali frasi melodiche e ritmiche che, nella logica di costruzione del brano musicale, divengono brevi distillati di pura e semplice energia.
Nel suo stile, additato dai critici col termine “telegrafico”, le frasi vengono ripetute ciclicamente nell’arco dell’esposizione dando luogo all’alternarsi costante di momenti di tensione e distensione sonora simili a quelli rintracciabili nelle opere del minimalismo americano nel campo della musica colta degli anni sessanta.
Negli anni successivi Mal Waldron riscuote il successo in Giappone, dove registra dischi in piano solo (Meditations, Tokyo Reverie), con musici locali, tra cui il batterista Takeshi Inomata (Tokyo Bound), per addentrarsi nel campo del free jazz e avanguardia nel disco Reminicent Suite, col trombettista Terumasa Hino.




