Space Jazz Trio: sintesi di un pensiero musicale

“È essenziale che i musicisti stabiliscano un eterno dialogo. Facendo ciò insieme, si collegano all’interno di un ideale “Spazio”, dove il pensiero musicale, emozioni e linguaggi trovano una loro sintesi, con l’intenzione di estendere le possibilità espressive del trio e il desiderio di sviluppare la libertà creativa, senza perdere di vista uno specifico stile”.

Queste parole, estratte dalle note di copertina del primo disco del Space Jazz Trio, esprimono al meglio la filosofia musicale del gruppo desunta dai magistrali lavori dello storico trio del pianista americano Bill Evans, con Paul Motian e Scott LaFaro. Il trio si affaccia alla ribalta della scena jazz italiana durante la prima parte degli anni Ottanta, periodo durante il quale si va concretizzando a Roma la crescita di una nouvelle vague di musicisti.

Il contrabbassista Enzo Pietropaoli a seguito della militanza in formazioni rock-blues, partecipa, nella veste di sassofonista, a delle jam session “casalinghe” assieme a Danilo Rea al pianoforte, Roberto Gatto alla batteria, Marcello Piras al basso elettrico e Carlo Tamponi, in seguito flautista solista nell’Orchestra Sinfonica Nazionale di Santa Cecilia.

Per scelta o necessità, Pietropaoli passa al contrabbasso, strumento a lui più congeniale, per formare insieme agli amici Rea e Gatto il Trio di Roma; entra in pianta stabile nella formazione di Enrico Pieranunzi dopo avere sostituito saltuariamente il contrabbassista Riccardo Del Fra. Con l’arrivo del batterista Fabrizio Sferra, scelto dal pianista dopo averlo ascoltato durante un concerto al Music Inn di Roma, nasce nel 1984 il Space Jazz Trio.

Nello stesso anno la formazione invitata da George Gruntz, direttore artistico del Berlin Jazz Festival, si esibisce alla Philharmonie di Berlino accompagnata dal sassofonista Massimo Urbani. Durante la permanenza nella capitale tedesca il pianista incontra il fondatore dell’etichetta tedesca YVP Music, York Von Prittwitz, barone tedesco con una sfrenata passione per il jazz.

Il produttore apprezza, in particolare, la musica espressa da Pieranunzi, che ormai segue da qualche anno, tanto da impegnarsi alla realizzazione e pubblicazione dei successivi lavori in studio della formazione in trio.

Il primo lavoro discografico del gruppo dal titolo Space Jazz Trio Vol.1 viene registrato nel 1986 presso i Sonic Studios di Roma, con l’apporto del tecnico del suono Massimo Rocci. Seguirà il Vol.2, con il batterista svizzero Alfred Kramer in sostituzione di Fabrizio Sferra, che ritornerà nei lavori successivi, e diversi altri dischi dal vivo e in studio, con la presenza anche di nomi prestigiosi del panorama internazionale: Chet Baker, Phil Woods, Johnny Griffin, Woody Shaw, Lee Konitz. Dal successivo Vol.3 il nome del gruppo viene cambiato in Enrico Pieranunzi Trio, decisione motivata dal produttore tedesco con queste parole rivolte un giorno al pianista – “Nel jazz il pubblico ha bisogno di identificarsi con un nome e un volto”.

Il trio riscuote un grande successo di pubblico e critica in Italia e in Europa e viene eletto, nel biennio 1988/1989, come “migliore gruppo italiano” nel referendum “Top Jazz”, indetto dalla rivista Musica Jazz.

Il successo della formazione coincide con un periodo fondamentale per la maturazione dei musicisti italiani che, scrollatesi di dosso una certa soggezione nei confronti dei colleghi americani, acquistano maggiore consapevolezza nelle loro possibilità tecnico-espressive al fine di conquistare maggiore visibilità a livello internazionale. Tale processo di crescita si è potuto concretizzare anche grazie al lavoro profuso da importanti figure come il barone York Von Prittwitz, dall’acuta sensibilità musicale e, non meno importante, determinati a mettersi in gioco in avventure discografiche spesso dall’esito incerto.

Da poco scomparso, il produttore tedesco nel corso degli anni Ottanta e Novanta continua a pubblicare dischi di jazz, in particolare di musicisti italiani, tra i quali un giovane e ancora poco conosciuto trombettista, Paolo Fresu.

Nota: I lavori discografici dell’etichetta YVP vengono incisi e missati presso gli storici Bauer Studios di Ludwigsburg in Germania, gli stessi dove un giovane pianista americano, Keith Jarrett, aveva realizzato i suoi primi lavori discografici.

Paolo Marra

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