Una Voce per Nina Simone

Nel novembre del 1969 la cantante Nina Simone arriva Roma per un’esibizione in programma al Teatro Sistina. Ha da poco pubblicato il disco Black Gold, registrato dal vivo alla Philharmonic Hall di New York, pregno di sublime espressività vocale e militante presa di posizione contro le politiche discriminatorie e violente attuate del governo americano nei confronti della comunità afro-americana.

Il brano To be Young, Gifted and Black, incluso nel disco live, ispirato al lavoro teatrale incentrato sulla vita dell’amica Lorraine Hansberry – prima autrice afro-americana a portare in scena un lavoro teatrale a Broadway e a vincere a soli 29 anni il prestigioso premio New York Drama Critics’ Circle –era divenuto in breve tempo l’inno rivoluzionario del movimento dei diritti civili e, per estensione, dell’intera comunità di colore degli Stati Uniti.

Il sogno di Nina Simone di intraprendere la carriera di concertista classica si era infranto diversi anni prima proprio contro quelle barriere discriminatorie radicate nel sistema sociale americano.

La piccola Eunice, prima di adottare il nome d’arte “Nina Simone”, nonostante la condizione di povertà nella quale versa la sua famiglia, si dedica agli studi classici sulle partiture di Johann Sebastian Bach, Wolfgang Amadeus Mozart, Franz Liszt, sotto la guida della maestra di origini britanniche, Muriel Mazzanovich.

Convinta delle doti di Eunice, corroborate da una dedizione totale e appassionata, la maestra si adopera alla creazione di un fondo, supportato da facoltose famiglie di bianchi residenti nella zona dove vive, per dare la possibilità alla sua allieva di accedere alle migliori strutture scolastiche.

Sembra una storia che non può prescindere da un lieto fine; ma quando l’adolescente Eunice affronta una selezione per accedere al Curtis Institute of Music di Philadelphia tutto svanisce in poche ore: il verdetto è implacabile, non ammessa!

La commissione formata da soli bianchi non può permettere che quella giovane allieva diventi la prima pianista di colore nella storia del prestigioso ateneo musicale.

Agli occhi di Eunice l’ineluttabile realtà si mostra sempre più chiara e difficile da accettare, tanto da spingerla a continuare ad applicarsi allo studio della musica classica con l’idea ossessiva di superare un giorno quell’esame di ammissione.

Non avverrà mai, ma la futura Nina Simone porterà nella sua Black Music, fatta di canti tradizionali, blues, jazz, soul, rhythm and blues e standard pop, il compendio della letteratura classica, espressa con vitale orgoglio attraverso una magistrale tecnica pianistica e una voce profonda come la disillusione verso un sistema che l’ha privata senza pietà dei suoi sogni.

Nei futuri lavori discografici della cantante afroamericana le varie fasi della storia della musica si fondono in un’unica forma, senza alcuna distinzione culturale, etnica e razziale; una rivendicazione artistica senza appello che negli anni a seguire riscuoterà il successo tra il pubblico bianco quanto tra quello di colore.

Nel corso del decennio degli anni Sessanta la presa di posizione politica e sociale e, di riflesso, artistica della musicista americana si fa sempre più radicale e combattiva.

Non può essere altrimenti, vive e respira un clima di continua tensione urbana esacerbato, fino al punto di non ritorno, da avvenimenti dirompenti nella loro tragicità: il rapimento e il conseguente linciaggio del 1955 in Mississippi di Emmett Till, un quattordicenne di colore, l’assassinio qualche anno dopo dell’attivista per i diritti civili, Medgar Evers, l’attentato terroristico da parte del gruppo suprematista bianco alla 16th Street Baptist Church di Birmingham in Alabama nel settembre del 1963, col decesso di quattro ragazze e il ferimento di numerose persone.

In quel torno di tempo la maturazione di una coscienza politica più affine all’ala armata delle Pantere Nere dell’attivista Stokely Carmichael e alla filosofia di Malcolm X piuttosto che a quella nonviolenta e integrativa del reverendo Martin Luther King, spinge Nina Simone a veicolare la lotta senza tregua al sistema bianco in brani di successo come Mississippi Goddam, I Wish I Knew How It Would Feel to Be Free, Stange Fruit, Backlash Blues, Revolution (Part I e Part II), Ain’t Got No I Got Life.

Quando, però, la cantante afroamericana, nell’ultimo scorcio degli anni Sessanta, arriva nella Capitale si sta facendo prepotente in lei un senso di delusione verso quel movimento di lotta per il potere nero a cui aveva dedicato gran parte del suo tempo ed energie psichico-fisiche.

La paventata rivoluzione afroamericana viene indebolita da arresti e scomparsa di importanti figure come Malcolm X, Martin Luther King, Robert Kennedy, assassinati uno dopo l’altro in pochi anni; ormai a guidare il movimento rimangono personaggi arrendevoli e in alcuni casi diventati parte di quel sistema che essi stessi avevano combattuto.

Nina Simone è una donna e artista provata dalle esperienze vissute sulla propria pelle, delusa ma nonostante questo, o forse proprio per questo, ancora più determinata a fare sentire la sua voce non facendo sconti a nessuno; lo dimostra ancora una volta quando entrata in palcoscenico al Sistina si trova davanti un teatro semivuoto. Rimane di stucco, una perplessità trasformatasi in pochi minuti in rabbia e delusione.

Nel ringraziare i pochi presenti, la cantante si lascia andare ad uno sfogo nel quale sottolinea il fatto di come fino a quel momento non si fosse resa conto del trattamento riservato dal pubblico romano agli artisti. Nel teatro cala il silenzio rotto solo da una voce altrettanto piena di sdegno e amarezza, quella dell’attrice Anna Magnani.

Anche lei come Nina Simone è un’artista dal forte carattere, risoluta e fragile al contempo, mai incline ad una certa compiacenza nei riguardi di pubblico e critica. Mentre alza il pugno, l’attrice italiana si rivolge alla cantante con queste parole “Hai ragione Nina… vergogna, vergogna, vergogna!”.

L’applauso che ne consegue da parte dei pochi presenti sembra moltiplicarsi fino a riempiere i posti lasciati incomprensibilmente vuoti nel teatro. Nina Simone non si risparmia durante il concerto, regala ai suoi aficionados momenti di pura bellezza espressiva scaturiti dai meandri inquieti e solitari dell’anima.

Pochi mesi dopo, decide di allontanarsi dal mondo dorato del show business musicale rifugiandosi alle Barbados; da quel momento in poi l’esistenza umana ed artistica della pianista e cantante afroamericana non sarà più la stessa.

Paolo Marra

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