Intervista a Andrea Colicchia

Andrea Colicchia, Diplomato in Basso Pop al Saint Louis con 110 e lode (marzo, 2018).

Bassista e docente di basso elettrico, è diplomato con 110 e lode al Saint Louis College of Music di Roma nel corso di Basso Elettrico – indirizzo Popular Music. Ha approfondito lo studio dello strumento sotto la guida di musicisti di riferimento come Lorenzo Feliciati e Gianfranco Gullotto, sviluppando una solida preparazione tecnica e stilistica.

Parallelamente all’attività artistica svolge un’intensa attività didattica come insegnante di basso elettrico, teoria e solfeggio, collaborando con diverse scuole di musica private e lavorando con studenti di tutte le età e livelli. Il suo approccio didattico integra tecnica strumentale, lettura musicale, arrangiamento e prime esperienze di produzione musicale in studio.

Dal 2019 è bassista della band Venerus, con cui svolge attività live sui principali palchi italiani tra cui Arena di Verona, Castello Sforzesco, Auditorium Parco della Musica e Primo Maggio di Roma. In studio ha partecipato alla realizzazione dell’album Il Segreto (2023) e al progetto discografico del 2025.

Nel corso della sua carriera ha collaborato con artisti come Gemitaiz, Margherita Vicario, Valerio Lundini, Vanessa Peters e Wepro, partecipando a tour e sessioni di registrazione tra Europa e Stati Uniti. Ha inoltre preso parte a produzioni televisive e cinematografiche (tra cui MTV e Mediaset) ed è stato coinvolto nel progetto Sanremo Giovani 2018.

Ha collaborato con i Forward Studios di Roma lavorando in produzioni che coinvolgono artisti come Renato Zero, Francesco De Gregori, Phil Palmer (Dire Straits), Eleonir e altri. È endorser del marchio italiano Amplificatori Lombardi.

La sua attività musicale spazia tra pop, rock, funk e jazz contemporaneo, con particolare attenzione alla ricerca del suono, all’interplay musicale e alla costruzione di linee di basso solide ed espressive

Intervista a Andrea Colicchia Diploma Basso Pop Saint Louis

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Intervista a Andrea Colicchia Diploma Basso Pop Saint Louis

Ciao Andrea!

Com’è stato l’ingresso nel mondo del lavoro grazie al network del Saint Louis?

Il Saint Louis è stato sicuramente un punto di partenza importante per il mio ingresso nel mondo professionale. Oltre alla formazione musicale, mi ha dato la possibilità di entrare in contatto con musicisti, insegnanti e professionisti con cui, nel tempo, sono nate collaborazioni e opportunità lavorative. Credo che il valore del network sia proprio questo: conoscere persone con cui condividi una passione e che, magari a distanza di anni, possono diventare colleghi, collaboratori o semplicemente aprire nuove strade. In quel periodo ho potuto costruire relazioni che hanno avuto un ruolo concreto nel mio percorso umano e professionale.

Quali sono i progetti attuali che stai seguendo?

Quest’estate sono stato impegnato principalmente su quattro tour. Il primo è Giovanni Ti Amo, un progetto nuovo per me, che ho conosciuto lo scorso settembre, quando ho iniziato a passare sempre più tempo a Milano. Da lì è nata la collaborazione e quest’estate abbiamo davvero tante date insieme. Poi c’è Webro, un progetto che seguo ormai da qualche anno e con cui, dopo aver registrato l’ultimo disco “Music For Rapine”, siamo partiti in tour che ci ha visti impegnati sia durante l’estate che nella stagione invernale.

Lo stesso vale per Venerus, con cui collaboro ormai da diversi anni. Con lui lo scorso inverno, dopo l’uscita del disco “Speriamo”, abbiamo fatto un tour nei teatri, a cui sono seguiti un tour primaverile e quello estivo, che stiamo portando avanti in questo momento. Infine c’è GEMITAIZ, che mi ha contattato per seguire alcune date del suo tour in sostituzione di Orange (Daniele Dezi), suo bassista da sempre.

Quindi è stata un’estate decisamente piena, anche perché sono quattro progetti molto diversi tra loro. Ed è una cosa che mi piace: passare da un artista all’altro significa cambiare repertorio, approccio, suono e anche ruolo all’interno della band. Mi permette di non entrare mai troppo in una comfort zone e di confrontarmi continuamente con modi diversi di fare musica. Un’altra parte importante del mio lavoro sono gli eventi privati, che mi permettono di confrontarmi con repertori e situazioni molto diverse rispetto al mondo discografico. Questa varietà per me è fondamentale: avere più realtà professionali contemporaneamente mi permette di non essere legato a un unico tipo di lavoro e, soprattutto, di continuare a imparare.

Parallelamente lavoro molto in studio, dove ho la possibilità di confrontarmi con artisti e produzioni differenti, e porto avanti anche l’attività di insegnamento privato.

Com’è nata la collaborazione con Venerus nel 2019?

La collaborazione con Venerus è nata nel 2019 e si è sviluppata in maniera molto naturale. È stato un incontro musicale e umano che mi ha permesso di entrare in un contesto artistico molto stimolante. Lavorare con lui mi ha dato la possibilità di confrontarmi con un modo molto personale di intendere la musica, sia dal punto di vista compositivo che performativo. Nel tempo questa collaborazione è diventata una parte importante del mio percorso e mi ha permesso di crescere molto anche come musicista.

Com’è la vita da turnista? Cosa ci metti del tuo modo di essere e cosa consiglieresti a chi si sta approcciando a questo percorso?

In realtà la definizione di turnista mi sta un po’ stretta, perché a volte può far pensare quasi a un “operaio della musica”, a qualcuno che arriva, esegue quello che deve eseguire e finisce lì. Io cerco di vivere questo lavoro in maniera diversa. Mi piace essere riconosciuto prima di tutto come un musicista che sa entrare nel mondo e nel suono di un altro artista, adattandosi a quello che il progetto richiede, ma senza perdere il proprio modo di suonare, il proprio gusto e il proprio sound.

La vita da turnista è sicuramente stimolante, ma richiede molta disponibilità e capacità psicofisiche di adattamento non indifferenti. Puoi passare da una sessione in studio a una prova, da un live su un palco enorme ad un evento privato, confrontandoti ogni volta con persone, repertori e situazioni diverse. Nel mio modo di lavorare cerco di portare soprattutto affidabilità e disponibilità.

A chi vuole intraprendere questo percorso consiglierei soprattutto di ripassare sempre i repertori, anche quando si pensa di conoscerli bene, e di non sottovalutare mai la preparazione. E poi di essere persone con cui è piacevole lavorare: la competenza musicale è fondamentale, ma nel mondo professionale anche l’attitudine e il modo di stare in una squadra fanno davvero la differenza.

Com’è nata la collaborazione con il Saint Louis a Milano?

La collaborazione con il Saint Louis a Milano è una cosa molto recente, che stiamo iniziando a costruire proprio adesso. Nasce sicuramente dal rapporto che ho già avuto con il Saint Louis durante il mio percorso, ma anche dalla volontà di portare a Milano una parte dell’esperienza professionale che ho maturato in questi anni.

L’idea è quella di sviluppare insieme diverse attività: masterclass, incontri dedicati agli strumenti e corsi custom, cercando però di andare anche oltre l’aspetto puramente tecnico. Mi piacerebbe poter lavorare su tutto quello che ruota intorno alla professione del musicista oggi: come ci si prepara per un live o per un tour, come si affronta un repertorio, il lavoro in studio, la ricerca del proprio suono e, più in generale, come ci si inserisce all’interno del progetto di un artista mantenendo una propria identità. È una collaborazione ancora tutta da sviluppare, quindi sono molto curioso anch’io di vedere che forma prenderà!

Ci sono stati progetti in cui hai avuto modo di collaborare con altri ex allievi del Saint Louis?

Nel tempo ho avuto modo di collaborare con diversi ex allievi del Saint Louis. Tra questi sicuramente Federico Ciancabilla, che mi ha introdotto nel mondo di Vanessa Peters, con cui ho avuto la possibilità di girare tra Europa e America. Poi c’è Cigno (Diego Cignitti), un progetto che mi ha dato davvero una ventata d’aria fresca, sia dal punto di vista musicale sia per il messaggio che porta avanti attraverso la sua musica. È una di quelle collaborazioni che mi ha stimolato molto, proprio perché mi ha permesso di confrontarmi con un linguaggio e una visione molto personali.

Per motivi lavorativi vivi tra Roma e Milano: cosa trovi di stimolante in ambito musicale in ciascuna delle due città?

Roma e Milano hanno due energie musicali molto diverse e per me è stimolante poter vivere entrambe. Milano è sicuramente un centro molto importante per l’industria musicale italiana: ci sono tantissimi professionisti, studi, produzioni, concerti e occasioni di networking. È una città molto dinamica, dove spesso le cose succedono velocemente e dove è possibile entrare in contatto con realtà molto diverse. Roma, invece, ha per me un’energia più legata alla dimensione artistica e creativa. È una città con una grande storia musicale e culturale e, allo stesso tempo, negli ultimi anni ha sviluppato una scena contemporanea molto interessante.

Mi piace poter prendere il meglio da entrambe: Milano per la sua dimensione professionale e produttiva, Roma per la sua componente creativa e umana.

Chi sono gli artisti emergenti del panorama musicale contemporaneo su cui scommetteresti?

Ne citerei alcuni e farei torto ad altri, per questo ti rispondo ti posso dire che per me gli Arieti Rilassati sono il futuro!

SONA OR DIE… Raccontaci di cosa si tratta.

SONA OR DIE è un progetto che nasce dalla volontà di portare la musica anche al di fuori del suo contesto tradizionale e trasformarla in qualcosa di identitario e quotidiano. È un brand di T-shirt (e non solo) legato al mondo della musica, nato insieme al socio Danny Bronzini, con l’idea di creare un linguaggio che fosse riconoscibile anche visivamente. Il progetto ha avuto anche l’occasione di arrivare a personaggi importanti del panorama musicale, tra cui Elodie, e questo per noi è stato sicuramente un bel riconoscimento. Mi piace perché SONA OR DIE rappresenta un’altra faccia del mio rapporto con la musica: non soltanto suonare, insegnare o lavorare in studio, ma anche costruire qualcosa che racconti la cultura musicale attraverso un oggetto, un’immagine e una community.

Qual è il tuo brano preferito che porteresti sullʼArca di Noè?

“Whatʼs Going On” di Marvin Gaye. È uno di quei brani che riesco ad ascoltare in qualsiasi momento e che nonostante tutto continuano ad avere una forza incredibile. Ha una profondità musicale e umana che per me lo rende senza tempo. Se dovessi scegliere un solo brano da portare in una situazione del genere, probabilmente sarebbe quello.

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