Com’è stato l’ingresso nel mondo del lavoro grazie al network del Saint Louis?
Il Saint Louis è stato sicuramente un punto di partenza importante per il mio ingresso nel mondo professionale. Oltre alla formazione musicale, mi ha dato la possibilità di entrare in contatto con musicisti, insegnanti e professionisti con cui, nel tempo, sono nate collaborazioni e opportunità lavorative. Credo che il valore del network sia proprio questo: conoscere persone con cui condividi una passione e che, magari a distanza di anni, possono diventare colleghi, collaboratori o semplicemente aprire nuove strade. In quel periodo ho potuto costruire relazioni che hanno avuto un ruolo concreto nel mio percorso umano e professionale.
Quali sono i progetti attuali che stai seguendo?
Quest’estate sono stato impegnato principalmente su quattro tour. Il primo è Giovanni Ti Amo, un progetto nuovo per me, che ho conosciuto lo scorso settembre, quando ho iniziato a passare sempre più tempo a Milano. Da lì è nata la collaborazione e quest’estate abbiamo davvero tante date insieme. Poi c’è Webro, un progetto che seguo ormai da qualche anno e con cui, dopo aver registrato l’ultimo disco “Music For Rapine”, siamo partiti in tour che ci ha visti impegnati sia durante l’estate che nella stagione invernale.
Lo stesso vale per Venerus, con cui collaboro ormai da diversi anni. Con lui lo scorso inverno, dopo l’uscita del disco “Speriamo”, abbiamo fatto un tour nei teatri, a cui sono seguiti un tour primaverile e quello estivo, che stiamo portando avanti in questo momento. Infine c’è GEMITAIZ, che mi ha contattato per seguire alcune date del suo tour in sostituzione di Orange (Daniele Dezi), suo bassista da sempre.
Quindi è stata un’estate decisamente piena, anche perché sono quattro progetti molto diversi tra loro. Ed è una cosa che mi piace: passare da un artista all’altro significa cambiare repertorio, approccio, suono e anche ruolo all’interno della band. Mi permette di non entrare mai troppo in una comfort zone e di confrontarmi continuamente con modi diversi di fare musica. Un’altra parte importante del mio lavoro sono gli eventi privati, che mi permettono di confrontarmi con repertori e situazioni molto diverse rispetto al mondo discografico. Questa varietà per me è fondamentale: avere più realtà professionali contemporaneamente mi permette di non essere legato a un unico tipo di lavoro e, soprattutto, di continuare a imparare.
Parallelamente lavoro molto in studio, dove ho la possibilità di confrontarmi con artisti e produzioni differenti, e porto avanti anche l’attività di insegnamento privato.
Com’è nata la collaborazione con Venerus nel 2019?
La collaborazione con Venerus è nata nel 2019 e si è sviluppata in maniera molto naturale. È stato un incontro musicale e umano che mi ha permesso di entrare in un contesto artistico molto stimolante. Lavorare con lui mi ha dato la possibilità di confrontarmi con un modo molto personale di intendere la musica, sia dal punto di vista compositivo che performativo. Nel tempo questa collaborazione è diventata una parte importante del mio percorso e mi ha permesso di crescere molto anche come musicista.
Com’è la vita da turnista? Cosa ci metti del tuo modo di essere e cosa consiglieresti a chi si sta approcciando a questo percorso?
In realtà la definizione di turnista mi sta un po’ stretta, perché a volte può far pensare quasi a un “operaio della musica”, a qualcuno che arriva, esegue quello che deve eseguire e finisce lì. Io cerco di vivere questo lavoro in maniera diversa. Mi piace essere riconosciuto prima di tutto come un musicista che sa entrare nel mondo e nel suono di un altro artista, adattandosi a quello che il progetto richiede, ma senza perdere il proprio modo di suonare, il proprio gusto e il proprio sound.
La vita da turnista è sicuramente stimolante, ma richiede molta disponibilità e capacità psicofisiche di adattamento non indifferenti. Puoi passare da una sessione in studio a una prova, da un live su un palco enorme ad un evento privato, confrontandoti ogni volta con persone, repertori e situazioni diverse. Nel mio modo di lavorare cerco di portare soprattutto affidabilità e disponibilità.
A chi vuole intraprendere questo percorso consiglierei soprattutto di ripassare sempre i repertori, anche quando si pensa di conoscerli bene, e di non sottovalutare mai la preparazione. E poi di essere persone con cui è piacevole lavorare: la competenza musicale è fondamentale, ma nel mondo professionale anche l’attitudine e il modo di stare in una squadra fanno davvero la differenza.