Intervista a Brian Riente

Diploma di I livello in Chitarra Jazz indirizzo popular (2020).

Brian Riente (1988) è chitarrista, cantante e cantautore. Membro dei Kutso e dei Flowing Chords, è laureato in Chitarra Pop al Saint Louis di Roma. Ha collaborato in studio e live con artisti come Noemi, Serena Brancale, Nanowar of Steel, Marillion, Achille Lauro, Ketama126 e l’Orchestra di Piazza Vittorio. Oggi porta avanti anche il suo progetto solista.

intervista a brian riente alumni saint louis

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Ciao Brian!

Quando hai deciso di studiare musica e perché al Saint Louis?

Ho iniziato a studiare musica da bambino, passando per diverse scuole e insegnanti privati. Dopo averne fatto un lavoro, ho sentito il bisogno di approfondire specifici argomenti e linguaggi. Il Saint Louis College of Music di Roma mi è sembrata la scelta ideale per raggiungere questo obiettivo.

A quali progetti stai lavorando attualmente?

Sono il chitarrista della band alternative rock Kutso da ormai quasi dieci anni, sono co-autore della cantautrice Margò e cantante presso l’orchestra vocale Flowing Chords. Attualmente ho intrapreso anche un progetto solista come cantautore.

Parlaci del tuo progetto da solista “Brian Riente”

Dopo anni a suonare e cantare per altri, ho sentito l’esigenza di esprimermi come artista. Ho iniziato a scrivere le mie canzoni, trovando la mia voce e identità attraverso il dialetto romanesco. Ho voluto fare un po’ quello che ha fatto Pino Daniele, senza fare paragoni ovviamente, unendo il dialetto a generi lontani sia culturalmente che geograficamente. 

Come riesci ad essere te stesso nella musica? Da dove trai ispirazione per i tuoi brani?

Per anni ho cercato di scrivere testi ermetici e musica complessa per impressionare. Poi ho capito che l’autenticità artistica nasce dalla semplicità: cantare, suonare e scrivere in modo naturale, senza forzare le cose, basta solo ascoltarsi. Come si dice a Roma, ‘parla come magni’. Scoprendo questo, tutto è diventato più semplice.

Cosa consiglieresti a chi sta decidendo di iniziare un percorso di studi nella musica?

Se senti che la musica è ciò che vuoi davvero fare, prova a dedicarle tutto il tuo tempo e le tue energie. I piani B possono sembrare rassicuranti, ma a volte finiscono per distrarre. Fai, sbaglia, riprova: è così che le cose accadono, E se un giorno vorrai cambiare strada, potrai sempre farlo. Ma intanto, dai tutto.

Ti stai specializzando in etnomusicologia. Cosa ti affascina della canzone popolare autoctona e il mondo degli stornelli? 

Sono affascinato dalla cultura popolare e da come ogni popolo utilizzi la musica per raccontare l’essere umano. Ogni luogo, ogni popolazione lo fa in modo diverso, ma il risultato è sempre un senso di vicinanza, anche tra culture distanti. Questo mi fa sentire bene.

Quali sono le difficoltà più grandi del lavorare con la musica?

Le difficoltà non mancano. Non sempre possiamo fare solo ciò che ci piace; a volte è necessario svolgere attività meno gratificanti per sostenersi economicamente. È una giostra di emozioni: alcune situazioni portano felicità, altre frustrazione. Con il tempo, ci si abitua, l’importante è non perdere il focus su quello che amiamo veramente. Arrivare a un equilibrio economico senza ammalarsi per fare due ‘spicci’ in più. 

Qual è l’eredità più preziosa che ti ha lasciato il Saint Louis?

La scuola dovrebbe fornire gli strumenti per comprendere i linguaggi, anche dopo il percorso di studi. Là fuori c’è un mondo pieno di cose da scoprire, e non si smette mai di imparare. Il Saint Louis è stata un’ottima scuola da questo punto di vista, offrendo una solida base per continuare a esplorare e comprendere nuovi linguaggi.

Chi è il tuo musicista del cuore e perché?

Non ho un musicista preferito e non seguo un artista nella sua totalità. Ascolto le canzoni che mi piacciono e mi emozionano, anche se sono di perfetti sconosciuti. Non mi affeziono agli artisti, ma alle canzoni. Cambierei idea ogni 10 minuti: oggi direi Lucio Dalla, Lucio Battisti, Vasco Rossi, Giorgio Gaber, Franco Califano; tra poco potrei dirti Pat Metheny, Led Zeppelin, Stevie Wonder, Jimi Hendrix. È la domanda più difficile a cui rispondere per un musicista!

Qual è il tuo brano preferito che potresti sull’Arca di Noè? 

Questa è perfino più difficile dell’altra, aiutooooo. Posso fare il narcisista? Porterei un mio brano. “La mejo” è una dedica d’amore a tutte quelle persone speciali che a volte se ne dimenticano. Secondo me nell’Arca di Noè ci serve ‘na canzone motivazionale altrimenti è tosta la situazione. Lo so sembra presuntuosa la cosa ma se non ce credo io alle mie cose chi ce deve crede’? Se non si può fare, allora direi “La verità” di Brunori Sas.

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