Intervista a Domino Spada – Cantautrice con Diploma in Canto Jazz

Domino Spada, Diplomata in Canto Jazz I livello al Saint Louis College of Music.

Cantautrice italiana con base a Berlino, dove porta avanti i suoi progetti musicali originali, tra cui Domino Spada e FOS, ha ottenuto un diploma in Canto Jazz al Saint Louis di Roma con Elisabetta Antonini e ha completato un tirocinio post-laurea all’Università SRH di Berlino, specializzandosi nell’insegnamento di Coro e Vocal Summit. Ha suonato in locali prestigiosi come Auditorium Parco della Musica, House of Music Berlin e Badehaus Berlin. A maggio 2025, si è esibita al Blue Note di Dresda.

 

Domino Spada canto jazz

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Domino Spada canto jazz

Ciao Domino!

Dal Corso Custom in Canto Pop, al Diploma di I Livello in Canto Jazz. Ci racconti il tuo percorso?

Il mio percorso è iniziato tanti anni fa, con la danza classica. A 17 anni ho sentito il bisogno di chiudere con essa. La danza è mistica, ma mi sentivo incatenata. Ho incontrato la musica, che c’era sempre stata nella mia vita, e ho deciso di studiarla seriamente. Al Saint Louis, ho scelto prima il Canto Pop e poi ho scoperto il Jazz grazie a Elisabetta Antonini, che ha trasformato il mio concetto di musica. Il Pop è casa, il Jazz è ribellione e liberazione.

L’importanza di ‘fare rete’ nel settore musicale. Puoi raccontarci le tue prime esperienze musicali, dalla conclusione degli studi al Saint Louis fino al trasferimento a Berlino, passando per il progetto Erasmus?

Il momento “chiave” per me è stato incontrare musicisti romani come Giuseppe Venditti, Marco Bruno, Carlo Ferro, Shanti Colucci, Davide Conti e Massimiliano Biondi, che mi hanno insegnato tanto. Partecipai al programma Radio Kaos con il mio progetto “Domino Spada” e lì conobbi Carlo, che è diventato il mio compagno di vita. Pochi mesi dopo ci siamo trasferiti a Berlino, dove sono arrivata per un progetto Erasmus, dando inizio al mio viaggio.

Qual è la tua situazione lavorativa attuale a Berlino?

Da quando sono arrivata a Berlino, la musica è stata il mio tutto. Ho iniziato con Sarah Kaiser nel progetto Erasmus+ all’Università SRH, tenendo corsi di Vocal Summit e Circle Singing, che avevo approfondito al Saint Louis con Cristina D’Arcangelo. Ho sviluppato la passione per il Vocal Summit, tenendo workshop. Ora lavoro con Musicians League, il progetto “Domino Spada” (soul, funk, pop) e “FOS” con Carlo Ferro, esplorando l’elettronica e la musica techno.

Raccontaci del tuo concept album “Libera”. Com’è nato e qual è il messaggio che vuoi trasmettere?

“Libera” è uno dei capitoli più significativi della mia vita artistica e personale. È il mio primo EP, pubblicato a dicembre 2024, scritto e arrangiato da me con Pierluigi Ciaccio (batteria), Or Rozenfeld (basso), Carlo Ferro (pianoforte), Davide Conti (chitarre) e Paul Andrew (sax). Ogni brano è diverso, come l’animo umano. Il tema centrale è la ricerca della libertà, quella che la musica mi ha dato, portandomi lontano e facendomi tornare a casa.

Che consiglio daresti a chi sta iniziando ora a fare i primi passi nel mondo della musica?

La cosa più bella che ho imparato facendo musica è che essa rimane statica e sei tu che ti plasmi intorno ad essa. La musica non ti dà qualcosa né ti fa diventare qualcuno, rimane lì e puoi solo vivere la bellezza del momento in cui la fai. Molti pensano che la musica porti fama, io non la cerco. La vittoria più grande per me è suonare fuori dall’Italia e sentire persone cantare la mia musica nella mia lingua.

 

C’è qualcosa che cambieresti del tuo percorso musicale?

Si, darei più attenzione fin da subito ad alcune materie che ritenevo secondarie, ma che poi ho scoperto essere invece la chiave nel mio percorso artistico, come l’Armonia e Arrangiamento, l’Ear Training e l’Analisi ritmica. Ringrazio infinitamente il M° Vincenzo Presta per avermi dato le basi di una ricerca che porto avanti ancora oggi.

Ci hai parlato con nostalgia dei musicisti che hai incontrato in Italia e del loro approccio umano verso la musica, ci spieghi meglio?

Se dovessi costituire una squadra di musicisti come una squadra di calcio, i musicisti italiani sarebbero sempre in serie A. Quelli che ho incontrato a Roma, e durante il mio periodo da cameriera all’Alexanderplatz, li porto nel cuore ogni volta che canto. Oltre al talento, i musicisti italiani hanno una passione e un senso del rischio che li rendono geniali e impulsivi, ma con una tecnica che trasforma lo strumento in un’estensione del proprio essere.

 Sogni nel cassetto? 

Il mio più grande sogno è rimanere artisticamente coerente con me stessa, portando avanti la mia idea di musica senza compromessi, anche se questo significa non adattarmi al “mercato musicale”. Voglio essere autentica, con tutte le imperfezioni, ma comunque me stessa. Un altro sogno è tornare a studiare seriamente Piano Jazz, per approfondire quella parte della musica che mi affascina e che desidero esplorare ulteriormente.

Chi è il tuo musicista del cuore e perché?

David Bowie, non perché sia il “più bravo” tra i miei artisti preferiti, ma perché rappresenta per me il senso di “Arte” in tutta la sua completezza, semplicità e autenticità. È stato un artista visionario, pieno di poesia, capace di portare le persone in molti universi, attraversando mille vite. La cosa che più mi affascina di lui è il fatto che non si sia mai adattato a nessuno schema; ogni volta che qualcuno cercava di etichettarlo, lui diventava qualcos’altro, evitando la critica e l’industrializzazione della musica.

Qual è il tuo brano preferito che porteresti sull’Arca di Noè?

“Life on Mars” di David Bowie

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