Raccontaci le esperienze più belle vissute al Saint Louis come musicista professionista.
Sicuramente le esperienze internazionali: tramite l’Accademia ho potuto insegnare in sette Conservatori europei e fare concerti a conclusione di residenze che includevano docenti e studenti del Saint Louis e di altre istituzioni ospitanti, nel segno dello scambio culturale. Queste sono state importanti occasioni professionali e momenti indimenticabili di condivisione, musica, risate, viaggi con i miei colleghi e amici del Saint Louis.
Da sempre ti dedichi alla produzione artistica. In che modo questo si è conciliato con il tuo percorso al Saint Louis?
I miei insegnanti erano prima di tutto artisti, quindi sono stati di grande esempio per me. Ad appassionarmi era soprattutto la musica più che la voce, quindi per anni ho trascritto i brani e gli arrangiamenti che amavo, studiandoli e rielaborandoli, per dare vita a quattro album di mie composizioni e riletture originali, utilizzando organici insoliti, ambientazioni cameristiche, elettroniche, suggestioni letterarie. Il prestigioso Top Jazz per l’album The Beat Goes On è stato uno dei riconoscimenti più importanti di questo percorso artistico.
A quali progetti ti stai dedicando?
[R]Evolution, il progetto ispirato a figure rEvoluzionarie tra cui Salgado, Pina Bausch, Bukowski, che vede me e Alessandro Contini come autori e alla voce, Alessandro Gwis al piano, Michele Rabbia alle percussioni, Nils Petter Molvaer alla tromba, caratterizzato da suggestioni ambient, pop, New Jazz, sperimentali, ospitato da poco a Insulae Lab su invito di Paolo Fresu.
Under Her Eyes, omaggio alle compositrici della contemporaneità, di grande ispirazione per me, con Angelo Lazzeri, Andrea Rea, Marco Siniscalco e Alessandro Marzi.
Cosa consiglieresti ad un allievo o allieva che sta studiando oggi al Saint Louis?
Di studiare più seriamente possibile, la formazione è fondamentale, ma anche vivere la musica, andare ai concerti, formarsi culturalmente, mischiarsi alle umanità, leggere, mantenere curiosità e apertura verso nuovi mondi, mondi veri, avere il coraggio di fare scelte proprie, personali e musicali, proteggersi dai condizionamenti, sviluppare e mantenere un approccio creativo allo studio e alla musica che possa renderlo/a unica, riconoscibile, non stancarsi mai di progettare e mettersi in gioco.
Qual è il tuo brano preferito che porteresti sull’Arca di Noè?
Impossibile rispondere. Posso dire però che c’è un brano che ha fatto da spartiacque, Corcovado. Lo cantai in un’audizione per entrare nel laboratorio tanto ambito di musica d’insieme nel mio primo anno al Saint Louis. La raffinatezza e la delicata malinconia di questa Bossanova mi avevano conquistato, così lo interpretai con tanto sentimento che l’insegnante colse qualcosa, mi inserì nel laboratorio e si occupò di me con occhi diversi, con una dedizione tutta speciale che per me fu l’inizio di tutto il resto.