Intervista a Flavio Le Fosse, producer e sound designer

Flavio Le Fosse, Diplomato di I livello in Tecnico del Suono (2020) e Diplomato al Biennio di II livello in Musica Applicata (2024) al Saint Louis College of Music.

Flavio Le Fosse (Roma, 1996) è compositore, producer e sound designer. Attivo nel cinema e nella scena elettronica, esordisce nel 2020 con “Out of the Nest” per Baby 3 (Netflix). Firma poi le musiche di Grosso Guaio all’Esquilino (2022), la docu-serie Sento ancora la vertigine su Elodie (2023) e il brano “Dalla terra si nasce” per Briganti (2024). Collabora stabilmente con il collettivo GRAMS.

Intervista al producer Flavio Le fosse diplomato al Saint Louis

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Ciao Flavio!

Quali sono stati i tuoi primi lavori nel settore della musica applicata? 

Il mio debutto sul grande schermo è avvenuto in punta di piedi, grazie ai GRAMS. Nel 2018 ho composto, in fase di sviluppo, il brano “Out of the nest” per Baby (serie Netflix). Con lo stesso approccio ho composto per Briganti (Netflix) la tarantella “Dalla terra si nasce”, suonandola direttamente sul set con gli attori. Un’esperienza che mi ha fatto incontrare molti professionisti e mi ha lanciato verso i primi progetti importanti: Grosso Guaio all’Esquilino (YouNuts!) e Sento ancora la vertigine (Nicola Sorcinelli).

Cosa ti piace della Musica Applicata per Immagini e perché hai scelto di specializzarti in questo settore?

Da quando ho iniziato a suonare ho capito che la musica può creare storie e mondi. Inconsciamente ho sempre avuto il bisogno di raccontare storie e ho deciso di farlo con i suoni. La Musica Applicata mi affascina perché basta aggiungere una musica a una scena per trasformarla, darle profondità, emozione, ritmo. È un linguaggio invisibile, ma potente. E soprattutto è una delle cose che ancora mi fa venire i brividi.

Quanto è importante cogliere il “tono” di un progetto per poi comporre un brano e qual è la tua cifra stilistica?

Il tono è l’anima di un progetto e la musica. Essendo un linguaggio universale, permette di rendere chiara la direzione che si vuole prendere. Personalmente, preferisco lavorare già nella fase di sviluppo, perché è lì che si determina il tono di un progetto. Forse è proprio questo approccio che descrive il mio stile, al di là del sound che scelgo. Mi interessa costruire un dialogo profondo tra musica e immagine fin dalle fondamenta.

Qual è stata la difficoltà più grande nel realizzare la colonna sonora di un film?

Forse la difficoltà più grande è stata quella di trovarmi in una realtà molto frenetica, con scadenze e ritmi forsennati. Mai come adesso viviamo nell’era del massimo risultato nel minimo tempo, a discapito a volte della creatività. Infatti, secondo me l’industria cinematografica attuale riflette a pieno questo concetto, portando il pubblico ad avere un approccio più superficiale e a ridurre la soglia dell’attenzione.

A cosa stai lavorando adesso?

Ora sto lavorando a diversi cortometraggi che mi stanno facendo scoprire un mondo del tutto inaspettato. Comporre musica per i corti ti lascia molto più spazio ed hai più libertà di espressione, è una collaborazione intima che ti permette di sperimentare e provare ad uscire dagli schemi. Poi è sempre una questione di trovare le persone giuste con cui collaborare e finora devo dire che mi è andata abbastanza bene.

Raccontaci la tua collaborazione con il collettivo di sceneggiatori “Grams”.

Con i GRAMS ho avuto la possibilità di sperimentare un nuovo approccio cinematografico, cioè quello di comporre musica originale già nella fase di sviluppo. È un approccio in realtà già visto con Morricone e Leone o Nolan e Zimmer, e ti permette di costruire la storia dalle fondamenta dandogli una direzione precisa fin dall’inizio. In progetti come Baby o Briganti e tanti altri, abbiamo cercato di presentare progetti tridimensionali, dandoci una spinta in più nel momento in cui venivano opzionati.

Chi sono i compositori contemporanei che secondo te stanno facendo una bella ricerca sperimentale?

In Italia ci sono tantissimi giovani compositori davvero talentuosi che purtroppo non hanno lo spazio che meritano per potersi esprimere. Fuori dall’Italia compositori come Cristobal Tapia de Veer, Ludwig Goransson, Jerskin Fendrix, Labirinth, Theodore Shapiro, Jasha Klebe, Apparat e molti altri stanno rivoluzionando il modo di fare musica per film.

Qual è un tuo sogno nel cassetto?

Poter rimanere in Italia a fare questo lavoro e vincere l’Oscar.

Chi è il tuo musicista del cuore? E perché?

Labirinth, è di un’altro pianeta.

Qual è il tuo brano preferito che porteresti sull’Arca di Noè?

Unintended dei Muse.

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