Intervista a Francesco Aprili

Diplomato in Batteria e Percussioni Jazz I livello (2019), Francesco Aprili, giovane musicista romano, classe 1991, ha all’attivo numerose collaborazioni con vari artisti come Phoenix, Giorgio Poi, Francesca Michielin, Franco 126, Ariete, Il Tre, Aiello e Motta in qualità di Batterista e Compositore.

Ha sviluppato conoscenze approfondite delle tecniche di strumentazione e orchestrazione, eccellenti abilità di comunicazione e memorizzazione, nonché ampia dimestichezza nell’uso di strumenti informatici e nuove tecnologie per la creazione, il montaggio e la post produzione musicale tramite software. Grande appassionato di Sport, Informatica e Moda. Fonda nel 2019 una linea di abbigliamento e accessori chiamata “Brush” curandone tutti gli aspetti produttivi: dal brand identity, alla comunicazione fino alla distribuzione.

Intervista a Francesco Aprili

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Ciao Francesco!

Dal corso custom al corso accademico di primo livello passando per il pre-accademico, i tuoi primi contatti con il SL risalgono al 2007/2008. Cosa rappresenta per te oggi il Saint Louis?

Per me il Saint Louis rappresenta il luogo più adatto se si vuole intraprendere un percorso di formazione musicale a livello professionale in Italia, sia per il corpo docenti che offre, che per come si è evoluta la scuola negli ultimi anni dal punto di vista strutturale e didattico.

Sei entrato batterista rock, hai studiato jazz e sei uscito batterista pop. Come sei riuscito a fare questa ricerca durante il percorso di studi?

Durante tutto il mio percorso accademico ho sempre portato avanti i miei progetti extra-scolastici nei quali applicavo (spesso in maniera inconsapevole) molti dei concetti che studiavo. Nonostante abbia frequentato il corso jazz, quello che ascoltavo e suonavo non era strettamente correlato a questo genere, ma ciò mi ha aiutato tantissimo ad uscire dalla mia “comfort zone”, esponendomi dal punto di vista didattico ad alcuni dei principi fondanti della batteria moderna, come lo studio dei rudimenti e dell’indipendenza, ma soprattutto da un punto di vista timbrico mi ha dato la possibilità di ricercare un suono che mi rispecchiasse a pieno.

Ti definisci un turnista, hai sempre suonato anche mentre studiavi. Come riuscivi a combinare studio e lavoro? Quali sono gli artisti più famosi con cui hai suonato?

Ricordo che non fu affatto semplice conciliare il mio percorso formativo con quello che di lì a poco sarebbe diventato il mio lavoro, specialmente negli ultimi due anni. Un episodio emblematico fu il giorno in cui discussi la tesi, mi assicurai che fossi il primo quella mattina così che alle 11 circa avrei avuto la possibilità di salire su un treno diretto a Pordenone dove la sera stessa mi sarei esibito con Chiara Civello.
Sono stati anni intensi, dove ho fatto esperienza e stretto contatti con molte persone che ancora oggi fanno parte del mio percorso. Durante tutta la fase pre-accademica e per una prima parte di quella accademica la mia attività in studio e dal vivo si svolgeva quasi esclusivamente con la mia band Boxerin Club, assieme a Matteo Domenichelli. mio coetaneo e compagno in varie classi al Saint Louis, nonché bassista e cantante della band. Con loro ho suonato per diversi anni facendo più di 150 date in Italia, ho avuto le prime esperienze in Europa e negli Stati Uniti, vinto contest come Arezzo Wave e lavorato ad un disco e due ep usciti per l’etichetta Bomba Dischi che ad oggi rappresenta una delle realtà indipendenti più importanti a livello europeo.
Verso l’ultimo anno al Saint Louis (2016/17) la mia attività in studio come turnista si è consolidata grazie alle numerose collaborazioni con produttori come Jesse Germanò, Pietro Paroletti e Fabio Grande, mentre dal vivo presi parte alla prima tournée di Giorgio Poi, che in quell’anno presentava il suo primo disco “Fa Niente”. A lui devo tantissimo in termini di crescita musicale e in un certo senso mi ha dato la possibilità di mettermi in mostra e avviare negli anni a seguire nuove collaborazioni con Phoenix, Motta, Francesca Michielin, Ariete, Tutti Fenomeni, Aiello e Il Tre.

Come gestisci gli aspetti manageriali della professione? (partita iva, contratti, fatturazione, apertura dossier, richiesta agibilità, gestione della cooperativa)

Credo che questo sia il tema che più di tutti andrebbe approfondito durante un percorso accademico, nel quale io ho imparato ad orientarmi da solo, cercando di imitare i musicisti più grandi e confrontandomi con i coetanei nella mia stessa situazione, ma comunque senza nessuna base di partenza. La figura del turnista in Italia non è regolamentata abbastanza e comunque poco tutelata, non sei un tecnico e non sei l’artista principale, sei qualcosa a metà. Saper gestire poi tutti gli aspetti “burocratici” di un tour, come stabilire un cachet adeguato per prove e concerti, la fatturazione e i rapporti con le varie cooperative (solo per citarne alcuni), sono argomenti di cui spesso devi occuparti tu in prima persona, oltre a tutta la mole di lavoro che già hai a livello musicale. Senza considerare il fatto che in primis devi generare lavoro, creandoti contatti.

Tra i tuoi ultimi progetti c’è la scrittura di un brano per Sanremo e un disco da solista all’orizzonte. Raccontaci di più….

Negli ultimi due anni mi è stata data la possibilità di partecipare ad alcune sessioni di scrittura con Il Tre, in quanto già membro della sua band; un artista giovane, di grande talento, con cui è estremamente stimolante lavorare perché sa essere duttile fondendo vari generi nelle sue canzoni. Durante l’estate/autunno 2023 mi è stato proposto di partecipare ad una sessione insieme al produttore BRAIL e a Paulo Zou (già mio compagno nella band e anche lui ex-allievo al Saint Louis), dalla quale è nata una prima versione di “Fragili” brano poi selezionato per partecipare a Sanremo 2024. É stata un’esperienza nuova e bellissima, fatta con persone che stimo profondamente e che posso chiamare amici. Anche grazie a tutto questo sto cercando di prendere coraggio e regalarmi un po’ di musica da solista che spero veda la luce nell’anno nuovo.

Francesco, oggi sei anche Tour Manager del comico Edoardo Ferrario. Com’è nata questa avventura professionale?

È nata nel 2021 post-covid. Già collaboravo da più di 10 anni come musicista con alcuni progetti seguiti da DNA Concerti che di lì a poco avrebbe organizzato la prima tournée del Cachemire Podcast con i comici Edoardo Ferrario e Luca Ravenna. Sono sempre stato molto preciso nei tour e nella mia prima band Boxerin Club (anch’essa seguita da DNA) spesso ero io ad interfacciarmi con l’agenzia di booking e stilare i primi piani di produzione, perciò visto che dopo la pandemia i concerti ci hanno messo un po’ a ripartire a pieno regime mi sono proposto come TM per questo tour di stand-up comedy, dove non ho fatto nient’altro che mettere a servizio di nuovi interpreti l’esperienza fatta nei tour musicali. Sono seguiti due tour da solista di Edoardo, “Il Dittatore Sanitario” e “Performante”, dove ho avuto la possibilità di consolidare la mia figura e fare nuove esperienze.

Tecnicismo o creatività? Cosa suggeriresti ad un allievo che si sta avvicinando adesso alla formazione musicale?

Credo che prima di tutto un musicista sia il riflesso di quello che ascolta. Ciò che ci ispira determina il nostro approccio a questa forma d’arte e credo fermamente che non andrebbe mai perso il contatto con quello che ci ha spinto ad intraprendere questo percorso. Spesso quando si è esposti a tanti concetti di natura tecnica e di conseguenza si passano ore ed ore a studiare lo strumento, nell’atto performativo siamo portati a mettere in mostra tutte le nostre conoscenze in maniera spesso fine a se stessa, tralasciando magari l’essenza del
brano o altre cose più importanti. Non voglio essere banale e dire “less is more”, ma il più grande consiglio che posso dare da allievo è quello di cercare di capire sempre a pieno il contesto in cui si sta suonando.

Qual è per te l’ingrediente segreto per diventare un musicista che si distingue dagli altri?

L’empatia che costruisci con le persone che hai intorno.

Chi è il tuo musicista del cuore e perché?

Mark Guiliana su tutti, rappresenta il mio modello di batterista. Spazia da David Bowie ad Avishai Cohen, da St Vincent a Jovanotti con una facilità impressionante riuscendo ad essere sempre se stesso e in più porta avanti numerosi progetti da solista di natura più sperimentale davvero notevoli.

Francesco qual è il tuo brano preferito che porteresti sull’Arca di Noè?

“Rome” di Phoenix

Ascolta la Playlist creata dagli Alumni Saint Louis

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