Quali sono gli artisti e le artiste per cui hai avuto il piacere di suonare?
Ho condiviso il palco con diversi artisti tra i quali: Javier Girotto, Max Ionata, Fabrizio Bosso, Alexia, Valerio Scanu, Francesca Michielin, Aiello, Alex Wyse, Noemi, Giorgio Poi, Ghali, Serena Brancale, Michele Bravi, Francesco Sarcina, Ermal Meta, Gaia, Willie Peyote, Marco Masini, Niccolò Fabi, Carmen Consoli, Anna Tatangelo, Alessandra Amoroso, Ariete, Ditonellapiaga. Con alcuni di loro ho condiviso singoli concerti, con altri lunghi tour in piazze, teatri, club e palazzi dello sport.
Cosa suggeriresti a una persona che si sta affacciando adesso nel mondo della musica come professionista?
Suggerirei di farlo col massimo della passione e dell’impegno, cercando a tutti i costi di raggiungere il proprio obiettivo senza perdersi d’animo. È importante onorare il proprio ruolo, non sentirsi mai arrivati ma puntare sempre più in alto, provare a mettersi in gioco e proseguire con umiltà il proprio percorso cercando di migliorarsi giorno per giorno.
Cosa ha rappresentato per te il Saint Louis?
Il Saint Louis è sicuramente una realtà che mi ha permesso di diventare il musicista che sono adesso. La reputo una tappa fondamentale per la mia crescita personale e per l’apprendimento delle competenze teorico/pratiche utili nella mia professione. La grande disponibilità da parte della segreteria didattica, la cura dei piani di studio e l’attenzione degli insegnanti nei confronti degli allievi hanno dato un forte contributo per la formazione di tanti musicisti della scena odierna.
Qual è l’insegnamento più importante che ti ha lasciato il Saint Louis?
Sono molto legato ai Maestri che ho avuto in passato, a quelle persone che un tempo erano miei insegnanti e che oggi sono diventati cari colleghi. Loro mi hanno trasmesso l’amore e la passione per la musica, nello spiegarla, nel comporla e soprattutto nel capirla appieno non solo sul piano tecnico, espressivo e pratico, ma anche nella lettura di un pensiero nascosto dietro ad ogni nota scritta o suonata.
Per te, qual è la responsabilità più grande che hai in qualità di docente?
È importante poter indicare la strada da percorrere mettendo a disposizione le proprie competenze ed esperienze. La responsabilità sta nel cercare di trasmettere un metodo mettendo sul piatto il vasto materiale e i mezzi utili per esercitare la professione. La reale sfida sta nel provare a far capire che non basta un semplice percorso di studi all’interno di una struttura a far diventare grandi musicisti. Il resto del lavoro è anche fuori, nella condivisione e nell’incontro col mondo esterno.
Qual è il tuo brano preferito che porteresti sull’Arca di Noè?
È molto difficile selezionare una singola composizione nel vasto panorama musicale. Scelgo “La canzone dell’amore perduto” di Fabrizio De André, brano che ha messo le radici dentro me e che nonostante il passare degli anni ogni volta sa emozionarmi e catturarmi come se fosse un primo ascolto.