Intervista a Sergio Bachelet

Sergio Bachelet, Diplomato nel I livello in Musica Elettronica al Saint Louis College of Music e di II livello in Musica Applicata al Conservatorio Giovan Battista Martini di Bologna, entrambi con lode.

Ha collaborato a Parigi con G. Alonzo e con M. Biscarini a Bologna, ha composto le musiche di cortometraggi presentati e premiati in diversi festival. A Roma ha lavorato come consulente musicale alla RAI, è docente di musica applicata al Saint Louis e lavora come orchestratore e assistente di Stefano Bollani.

Sergio Bachelet

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Sergio Bachelet

Ciao Sergio!

Hai studiato Musica elettronica e adesso lavori con la Musica da film. Ci racconti il tuo percorso?

Il mio percorso è iniziato con il Diploma Accademico di I livello di Musica Elettronica al Saint Louis College of Music, dove ho potuto sviluppare le conoscenze delle DAW, di Sintesi Sonora e della Composizione Elettroacustica. Successivamente, ho continuato la mia formazione con il II livello al Conservatorio di Musica ‘Giovan Battista Martini’ di Bologna, specializzandomi in Composizione di Musica Applicata e Orchestrazione. Questo mix di formazione accademica e pratiche più sperimentali mi ha permesso di creare un linguaggio musicale personale, capace di integrare la tradizione orchestrale con la Musica Elettronica.

Qual è stata la tua prima esperienza professionale?

La mia prima esperienza professionale è stata come Assistente alla Composizione, con focus su Sound Design e Post-Produzione all’interno dello Studio Modulab di Marco Biscarini. Mi sono occupato di creare mockup orchestrali, utilizzando il computer e le librerie sonore per simulare l’orchestra. Questa fase mi ha insegnato l’importanza della cura del dettaglio e della precisione nella creazione di atmosfere sonore, e mi ha dato l’opportunità di collaborare con vari professionisti, perfezionando le mie competenze.

Raccontaci la tua esperienza presso il Conservatorio di Lione e com’è nata la tua collaborazione con Gilles Alonzo

Durante il mio periodo all’estero, grazie al programma Erasmus+ (successivo al Diploma Accademico di II livello), ho avuto l’opportunità di conoscere da vicino il Conservatoire National Supérieur Musique et Danse di Lione, lavorando come Assistente di Gilles Alonzo, Professore di Composizione alle immagini al CNSMD. Abbiamo deciso di continuare la collaborazione dal punto di vista lavorativo a Parigi. Aver vinto il bando “Torno Subito”, mi ha permesso inoltre di vivere a Parigi con il sostegno dalla Regione Lazio, consentendomi di focalizzarmi sul lavoro. L’esperienza è stata un’opportunità di crescita artistica e mi ha permesso di confrontarmi con nuove pratiche compositive.

Com’è stato il tuo ritorno a Roma e nello specifico al Saint Louis?

Il mio ritorno a Roma è stato una sfida: ho ripreso il legame con il Saint Louis, ma questa volta come docente. Oltre a insegnare, sono stato inoltre parte di alcuni progetti con il Centro Sperimentale di Cinematografia, realizzando colonne sonore per dei cortometraggi che sono stati premiati in diversi festival, come Reginetta, premiato alla Settimana Internazionale della Critica, all’interno del Festival di Venezia (2022). Attualmente sono impegnato in vari progetti cinematografici e in attività didattiche, cercando di trasmettere la mia esperienza agli studenti più giovani.

Hai vinto diversi premi e concorsi… Ce ne racconti qualcuno?

L’anno scorso sono risultato primo classificato alla selezione per consulenti musicali RAI. Era un bando che non aprivano da tanto tempo e per la sede di Roma c’erano solamente due posti: trattandosi di un test articolato su diverse discipline, sono stato contento di aver conseguito questo risultato. Altre soddisfazioni sono state vincere il Premio come Migliore colonna sonora al Cortinametraggio, aver composto le musiche de L’avversario di Federico Russotto selezionato agli Student Academy Awards (Oscar 2022) e di essere stato uno dei 4 compositori internazionali selezionati al Talent Village de Les Arcs Film Festival.

In cosa consiste il tuo ultimo progetto con Stefano Bollani?

Nell’ultimo progetto insieme mi sono occupato di co-orchestrare le sue composizioni per il cinema, spaziando tra musica classica, swing e tradizione popolare. Stefano Bollani è un artista che sa unire la ricercatezza musicale con una grande libertà espressiva. Lavorare con lui è stato un arricchimento sia a livello musicale che umano.

Qual è la città che definiresti il “place to be” per la musica da film in questo momento e perché?

Direi Parigi. La capitale francese offre una scena cinematografica e musicale ricca di opportunità. Oltre alla presenza di una tradizione musicale storica, Parigi ospita numerosi studi di registrazione, festival e accademie di alta formazione. Molti compositori di fama internazionale, come Alexandre Desplat, si sono formati e operano in quel contesto, contribuendo a mantenere viva e innovativa la cultura della musica da film.

Qual è il tuo film preferito per le colonne sonore?

Un film uscito da poco, che mi ha colpito per la sua colonna sonora, è Povere Creature di Yorgos Lanthimos, musiche di Jerskin Fendrix. Fendrix riesce a creare un complesso equilibrio tra musica elettronica e “classica”, che si sposa perfettamente con le immagini e la narrazione.

Chi è il tuo musicista del cuore e perché?

Ce ne sono molti, uno che mi ha particolarmente colpito nel mio percorso artistico è Jóhann Jóhannsson. La sua capacità di mescolare elementi di musica classica e elettronica in modo così evocativo è qualcosa che mi ha sempre colpito. Con il suo approccio minimalista, unito alla raffinatezza delle sue composizioni, è riuscito a trasformare il panorama della musica da film e creare una scuola ricca di compositori che sono attivi e popolari tuttora.

Qual è il tuo brano preferito che porteresti sull’Arca di Noè?

Sceglierei Kangaru, del film Arrival (J. Jóhannsson, appunto). Questa composizione, nella sua semplicità, rappresenta finemente un momento di meditazione e pace. La sua ripetitività calma e l’eleganza della sua struttura mi trasmettono una profonda serenità. Sarebbe un brano perfetto per accompagnare un viaggio nell’ignoto, come quello sull’Arca.

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