Giovanni Mirabassi

Il pianista Giovanni Mirabassi è senza dubbio uno dei più singolari musicisti, un escursionista attratto dai sentieri sinuosi piuttosto che da quelli rettilinei.

Nel 2001, il pubblico francese cede al fascino discreto del suo album solista, “Avanti!” Alcuni avrebbero scelto temi di improvvisazione su standard jazz; lui ha preferito rivelare la malinconia nascosta di quindici inni alla libertà e canzoni impegnate di tutti i Paesi. Il CD ha un successo strepitoso in tutto il mondo.

A 7 anni sa suonare tutti i preludi del Clavicembalo ben temperato di Bach, poi scopre il jazz al Festival di Perugia, spende tutte le paghette in dischi di Monk, Miles e Blakey e intuisce il suo stile. Si impregna delle delicate armonie di Enrico Pieranunzi, del fraseggio aristocratico di Bill Evans e della furia ritmica collettiva di Mingus.

Eppure, anche se una sera divide il palco con Chet Baker, vive l’emozione di una tournée italiana con Steve Grossmann e vince concorsi pianistici, Giovanni Mirabassi non riesce a credere alla sua buona stella.

Nel 1992, a Parigi, trova definitivamente il suo posto. Lì si mescola con la diaspora italiana: Paolo Fresu, Flavio Boltro, Stefano di Battista e soprattutto il loro prestigioso leader, Aldo Romano. Anche lì incontra casualmente uno degli ultimi giganti del pianoforte classico, Aldo Ciccolini, che lo prende sotto la sua ala protettrice.

Sempre lì, si imbatte in Louis Moutin e Daniele Mencarelli con i quali registra un primo personalissimo Cd, Architectures (1998). Infine, raggiunge la gloria con l’Avanti.

A questo punto, Giovanni Mirabassi opta per un percorso più personale. Fortemente impegnato nelle sue idee politiche, è fuori questione per lui fare jazz commerciale. Decide di cambiare rotta piuttosto che fare un viaggio estetico.

Da quel momento in poi, le nozioni di autonomia e condivisione sono i suoi motori principali e le persone che incontra lo guidano artisticamente.

Nel 2003 scrive composizioni per un’insolita squadra pianoforte/trombone/tromba con i suoi partner musicali Glenn Ferris e Flavio Boltro (“Air”, miglior disco dell’anno per Jazz Academy), poi dal 2008 al 2012 forma un trio regolare con il bassista Gianluca Renzi e il batterista americano Leon Parker per tre album luminosi.

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