Roberto Sanguigni, in tour con Fulminacci

Intervista a Roberto Sanguigni, bassista dei live di Fulminacci, in procinto di partire per il tour estivo 2026.

C’è un filo che scorre sotto la musica di Fulminacci e tiene insieme melodie, silenzi ed esplosioni emotive nei suoi live. Quel filo è una linea di basso. A tracciarlo è Roberto Sanguigni, musicista e docente di basso al Saint Louis College of Music di Roma, dove guida anche i laboratori di musica di insieme.

Fulminacci, al secolo Filippo Uttinacci, ha partecipato al 76° Festival di Sanremo 2026 con il brano Stupida sfortuna, aggiudicandosi il Premio della Critica “Mia Martini“. Un riconoscimento importante che certifica la traiettoria di un cantautore che ha saputo conquistare la critica senza rinunciare alla propria voce. Ora si prepara al tour estivo – Fulminacci all’aperto 2026 – e Sanguigni sarà ancora una volta al suo fianco sul palco.

Lo abbiamo incontrato per parlare di musica dal vivo, di ascolto e di quel doppio ruolo, performer e insegnante, che gli permette di restituire ai suoi studenti, come lui stesso racconta, “una versione compressa dell’esperienza del live”.

Roberto Sanguigni docente di basso al Saint Louis in tour con Fulminacci

Come è iniziata la tua collaborazione con Fulminacci fino a diventare una presenza stabile nei suoi live? C’è stato un momento in cui hai capito che sarebbe diventato un percorso continuativo?

La collaborazione con Fulminacci è nata nel 2019 quando mi proposero di far parte della sua band. Accettai con molto entusiasmo, dato che avevo ascoltato alcuni suoi brani e ne ero rimasto subito colpito. Negli anni la collaborazione si è consolidata sempre più, sia con lui che con gli altri musicisti. Siamo diventati una squadra molto affiatata che ormai suona insieme da 7 anni.

Nei live di Fulminacci si percepisce una forte dinamica emotiva, tra momenti intimi e altri più esplosivi. Come lavori sul suono e sull’interplay per sostenere questi cambi di atmosfera senza mai risultare “invasivo”?

Nei live l’escursione emotiva è molto ampia e l’interplay con gli altri musicisti è fondamentale per costruire e arricchire ogni singolo brano. Ci sono momenti più intimi dove cerco di dare il mio contributo senza eccedere: poche note al posto giusto. Quando invece il mood sale, arricchisco la linea di basso sia dinamicamente che con fill e variazioni, cercando però di rimanere sempre coerente con il brano.

La dimensione del tour è fatta anche di piccoli rituali. Ne hai uno tuo personale, o legato proprio alle tournée con Fulminacci?

Non ho un rituale personale. Prima dei concerti in genere ci ritroviamo con tutta la band in camerino, dove, mentre ci prepariamo, allentiamo la tensione pre-live con qualche battuta. E poi un abbraccio collettivo prima di salire sul palco.

Quando torni in aula dopo un periodo intenso di live, che tipo di esperienza porti con te? Come docente, ti capita di ‘tradurre’ quello che succede sul palco in qualcosa di condivisibile con chi studia?

Tantissimo, ed è forse una delle parti più stimolanti di questo doppio ruolo. Dopo un periodo intenso di live torno in aula con una percezione molto più profonda di cosa significhi ‘far funzionare’ la musica, al di là della teoria.

Sul palco impari continuamente cose che nei libri non trovi: gestione dell’errore, ascolto autentico, adattamento istantaneo, relazione con lo spazio e con il pubblico. Tutte queste esperienze cerco di ‘tradurle’ in qualcosa di utile per i miei studenti.

Un’altra cosa che cerco di trasmettere è l’importanza dell’ascolto attivo, ovvero non ascoltare solo il proprio strumento, ma tutto quello che succede intorno. C’è poi tutta la parte emotiva: far capire che la tecnica è uno strumento, non un fine. Quello che arriva alle persone è come usi quella tecnica per sostenere un’idea.

In un certo senso, provo a portare in aula una versione “compressa” dell’esperienza del live: non per replicarla, ma per far intuire cosa significa davvero stare dentro la musica insieme agli altri.

Roberto Sanguigni è docente dei corsi accademici di basso elettrico e dei laboratori di musica di insieme pop presso il Saint Louis College of Music di Roma.

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