Luigi Onori, il Jazz che spezza le catene

Quattro incontri con Luigi Onori per rileggere la storia afroamericana in musica: dalla rappresentazione della schiavitù alla “centralità africana”.

Ogni incontro – la domenica mattina dalle 11 alle 12:30 alla Casa del Jazz – prevede la proiezione di filmati, l’ascolto di brani musicali ed è condotto in forma di lezione-aperta. La formula è di alta divulgazione, rivolta sia ad un pubblico di cultori del jazz sia ad un pubblico interessato all’interazione tra storia e musica.

Aperta a tutti gli allievi Saint Louis.

13 ottobre Max Roach e la “Freedom Now Suite”

Si analizza il capolavoro discografico del 1960 nelle sue implicazioni musicali, storiche e politiche. Si parlerà, quindi, delle forme usate dal batterista-compositore nei brani originali dell’album e della loro orchestrazione in una dimensione spesso poliritmica. Verranno inquadrati i riferimenti ai popoli africani d’origine degli schiavi neri (“All Africa”) e le condizioni disumane della schiavitù (“Driva Man”). Ci sarà spazio anche per i brani composti da Max Roach e dal poeta Oscar Brown Jr. dedicati alla lotta contro l’apartheid. La “Freedom Now Suite” – una delle pagine più significative del jazz degli anni ’60 – fu bandita dal Sudafrica fino agli anni ’80.

27 ottobre I “Castles of Ghana” di John Carter

Si tratta del secondo episodio di un polittico in cinque album composto dal clarinettista texano e intitolato “Roots and Folklore: Episodes in the Development of American Folk Music”. “Castles of Ghana” (1986) è una suite che viene analizzata nella sua dimensione storica – i “castelli” si trasformarono da zone fortificate, simbolo del potere degli stati africani, in luoghi di detenzione degli schiavi venduti ai negrieri europei – e in quella sonora. L’ottetto guidato da Carter proietta in musica, attraverso un linguaggio sonoro complesso e trasversale, “quelle forti emozioni che devono aver attanagliato tutti coloro che furono coinvolti in questo dramma”.

10 novembre Wynton Marsalis e il suo oratorio: “Blood on the Fields”

Nel 1994 il celebre trombettista, originario di New Orleans, compose un oratorio in ventuno episodi per narrare la schiavitù. Lo fece – e ciò sarà oggetto dell’incontro – utilizzando tre personaggi/voce che incarnavano due deportati nelle Americhe (il principe africano Jesse e la popolana Leona) ed uno schiavo “resistente” (Juba), che aveva una funzione individuale-collettiva rappresentando la memoria corale. Si scopriranno pertanto i meccanismi narrativi, strumentali, vocali che Marsalis (in collaborazione con David Barger) ha utilizzato per dare corpo a “Blood on the Fields”, attingendo sì al jazz ma a ritroso anche a work-song, spiritual, blues, gospel…

24 novembre Randy Weston, the Spirit of our Ancestors

Un ritratto in musica del pianista-compositore newyorkese (scomparso nel 2018) sarà oggetto dell’incontro. Weston è stato il jazzista che in modo più coerente ha saputo coniugare radici sonore africane e linguaggio musicale afroamericano, oltre ad esse l’unico ad aver vissuto per svariati anni in Africa. Oltre a ciò, il pianista ha maturato nel tempo una concezione che riporta al centro le vicende del Continente Nero, seguendo gli studi dello storico senegalese Cheikh Anta Diop e lavorando su una personale visione, lontana dal materialismo euroamericano e vicina allo spiritualismo africano. Lo testimoniano numerose incisioni e l’autobiografia “African Rhythms”.

Casa del Jazz viale di Porta Ardeatina, 55, h 11:00-12:30

Luigi-Onori
keyboard_arrow_up